L’ipocrisia dello Stato sulle sigarette: ora inquinano anche, ma le vende

Politica

Si chiama persecuzione, lo scrive Michele Ainis su Repubblica oggi, si legge multe, divieti, immagini choc sui pacchetti di sigarette. Vietato fumare insomma, meglio qualche bicchierino di alcol alla fine.

L’argomento riguarda circa dieci milioni di italiani che giustamente avranno anche loro dei diritti o no? La riflessione di Ainis parte dalla scelta del sindaco di Milano Sala di proibire la sigaretta anche alla fermata dell’ autobus o del tram. Dopodiché sarà la volta dello stadio, degli altri spazi pubblici, fino al cortile di casa. E per le bionde la vita si farà davvero dura.

Tutta colpa dell’ inquinamento cari fumatori. Per Paolo Del Debbio, però,  inquinano di più le flatulenze che contengono il 59 per cento d’ azoto, oltre a metano, ossido di carbonio, idrogeno e varie altre sostanze ogni volta che vengono fatte. Ma in Italia la  scure è partita. Da Sirchia, con la legge antifumo del 2003, in poi è tutto quasi un divieto assoluto in nei luoghi chiusi. Peggio dell” alcol che rimane in parte concesso, almeno se non si superano certi dosaggi.

Ma “proibire di fumare dentro casa” scrive Ainis, “pena l’ obbligo di vendere il proprio appartamento (come stabilì, nel 2002, il consiglio d’ amministrazione di un lussuoso condominio di Manhattan), non è solo crudele, è pure incostituzionale”.

Poi c’è un altro punto che crea dibattito e sospetti. Ma se lo Stato ci guadagna, come vincere questa contraddizione? Se davvero è a rischio la salute pubblica, e non quella individuale che comunque rimarrebbe a disposizione del singolo (ognuno decide come farsi del male purché non coinvolga altri), perchè continuare a venderle?

 

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