Il virus globalista dagli effetti sovranisti. La realtà vince sulle ideologie

Politica

Aumentano i morti. Virus “sovranista”, “globalista”? Almeno per ora sappiamo due cose: è un virus “democratico”, che colpisce tutti, ricchi, poveri, bianchi, gialli, neri. Addirittura a casa nostra non viene da migranti e barconi (caro Salvini), ma da un presunto bauscia (paziente 0) che ha infettato a 360 gradi, viaggiando in prima classe, fregandosene delle regole in quanto inconsapevole del male che portava addosso.

E poi, è un virus che parte “globalista” (il che presupporrebbe una risposta globalista, ma la Ue ha fatto veramente pena, dimostrando la sua totale arretratezza, lentezza e inadeguatezza), ma termina con effetti “sovranisti”.
Infatti, ora destra e sinistra italiche sono d’accordo nel chiudere porti, aeroporti, confini, circoscrivere imperativamente le zone-ghetto (come il lodigiano), dove ci sono i focolai. Siamo sicuri che tra qualche tempo le richieste del Capitano (la sospensione del trattato di Schengen), saranno soddisfatte. Già ora ha incassato il battesimo della “Repubblica sanitaria del Nord”. In fondo, il “lombardo-veneto” è realtà. Il blocco di ogni attività (treni, trasporti, lavoro, fiere, feste, iniziative pubbliche, scuole, università, calcio), ha creato di fatto le frontiere di uno Stato con mura geografiche. E chi di sovranismo colpisce, di sovranismo perisce: l’Austria ha bloccato un treno proveniente dall’Italia e la Le Pen ha chiesto la chiusura dei confini francesi con noi.

Sovranismo sanitario dunque. Misura decisa con tempestività e fermezza dal governo che ha visto pure il consenso della sinistra. Di fronte alla realtà dei numeri l’ideologia è inesorabilmente destinata a cadere. Erano giorni che si assisteva alla ossessione (ideologica) della sinistra tv, giornalistica, culturale, e politica, di non apparire razzisti, intolleranti nei confronti dei cinesi (pareva l’unica preoccupazione). Ma con l’aumentare del numero dei contagi e dei nostri morti, il timore di scalfire lo stile e il tenore di vita consumistico (che piace tanto alla sinistra borghese), ha prevalso.

Da segnalare l’ottimo articolo di Scurati sul Corriere della sera. Per lui questa malattia incomprensibile e ancora misteriosa mette in crisi un’idea di modernità. Crolla il mito della globalizzazione, della bellezza e irreversibilità delle interdipendenze economiche, sociali, multiculturali, e i popoli per paura, ripiegheranno e riscopriranno le loro identità.
La comunicazione della politica è imbarazzante. Conte sta facendo del suo meglio, ma il suo messaggio rassicurante (è obbligato istituzionalmente), nasconde un’incapacità di gestire l’emergenza. Ma in questo è in buona compagnia. Nessun leader europeo al momento può offrire garanzie degne di nota.

La sinistra, ripetiamo, oscilla tra realismo e giacobinismo. Ci sono state alcune redazioni tv che addirittura hanno gioito quando si è saputo che il primo morto era un italiano, solo per smentire e vanificare la caccia all’untore cinese. Così tanto per ribadire il primato dell’ideologia (l’antirazzismo) sulla vita delle persone.

L’opposizione leghista sta strumentalizzando la crisi (ed è vergognoso). E la Chiesa è in ritardo spaziale. La religione dovrebbe essere il faro, la zattera, l’appiglio spirituale ed esistenziale nei momenti di lutto, di buio, e invece i preti scappano, Chiese chiuse, messe sospese e il papa sembra arrivare da Marte. Ieri, anziché del virus ha parlato di nazismo, di populismo e migranti.
Gli italiani, infine, passano da un estremo all’altro. Galleggiano tra superficialità, nichilismo, cecità e atteggiamenti scomposti, irrazionali e isterici.

Ma un dato è certo: non si fidano delle comunicazioni ufficiali. Avvertono che il pericolo è più grave di quanto non venga detto e riportato. Il governo cinese ha nascosto le prime notizie del contagio per mere motivazioni politiche (sarebbe stato uno smacco per la loro dignità comunista); l’Europa ha sottovalutato per ragioni economiche (la borsa, le esportazioni, il turismo etc).

Fino a quando il popolino sarà disposto a non drogarsi di calcio, feste e movide varie (lo stop al campionato, alle feste, a Venezia, la messa in discussione delle coppe internazionali, delle olimpiadi etc, ha creato un trauma profondissimo in milioni di persone abituate ad evadere e divertirsi sistematicamente, senza contare il giro di miliardi bloccato).

E c’è chi dice che in fondo i “pochi morti” sono come un’influenza. Quel “pochi morti”, fa rima con l’idea disumana ormai prevalente di certa ecologia che siamo troppi e che il pianeta non può permettersi di fare i figli (primato della “scatola”, dell’ambiente, del creato, sulle persone che la abitano). E fa rima con l’idea disumana di certi liberal che in omaggio alla considerazione che le risorse si stanno consumando, solo pochi eletti possono accedervi e che quindi (pure loro concordano, arrivando alla medesima conclusione), che bisogna fare pochi figli (primato dell’economia sulla vita).
Come ne usciremo? Forse grazie al corona-virus saremo in grado di riesumare l’unità nazionale?

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