Drag queen a scuola con l’ok del Campidoglio. Raggi sotto accusa

Politica

Alla fine, con la scusa dell’emergenza coronavirus, la discussa lezione di due drag queen ai bambini delle scuole è stata annullata.

Nonostante ciò però le polemiche non si fermano, considerando che l’iniziativa prevista nei locali di una biblioteca del VII Municipio è stata sponsorizzata sul sito istituzionale di Roma Capitale con queste parole: “Si tratta del primo di tre incontri finalizzati a far conoscere storie di inclusione e amicizia senza pregiudizi di genere”.

L’ennesima manifestazione di propaganda gender mascherata da presunta lotta alle discriminazioni. E così l’avevano interpretata i partiti dell’opposizione, in testa a tutti Fratelli d’Italia che, per bocca della leader nazionale Giorgia Meloni aveva commentato: “Due drag queen parleranno di ‘inclusione’ e ‘amicizia’ a bambini dai 3 anni in su in una scuola di Roma. Il tutto pubblicizzato sul sito ufficiale del Campidoglio. Solo a me sembra una follia? Giù le mani dai bambini”.

Non è la prima volta in verità che il Campidoglio sostiene iniziative rivolte alla promozione dell’ideologia gender. La giunta di Virginia Raggi in questi quattro anni di amministrazione si è contraddistinta più per le polemiche che per i risultati amministrativi, che non si sono mai visti. Polemiche legate alla lotta serrata contro tutte le manifestazioni rivolte alla difesa della famiglia naturale e dei temi etici (come stanno a dimostrare i manifesti dell’Associazione Pro Vita sistematicamente rimossi, associazione che è stata la prima a lanciare l’allarme e ad accendere i riflettori sul caso) e al sostegno di quelle indirizzate invece all’affermazione dei diritti civili, spacciate per lotta alle discriminazioni.

Per altro nella locandina dell’evento che pubblicizzava l’incontro con le due drag queen venivano utilizzati “stranamente” i termini “’bambin*” e “ragazz*” quasi con l’intento di dimostrare come il tema centrale dell’incontro fosse proprio il superamento dell’identità di genere, “indottrinando” i bambini verso una sessualità “neutra”; magari insegnando loro che essere “maschi” o “femmine” può essere una mera scelta individuale come dimostrano del resto proprio le drag queen che fondano la loro identità sull'”ambiguità sessuale”. 

La paura del coronavirus ha portato gli organizzatori ad annullare l’iniziativa. Ma sarà davvero questo il motivo, o forse si è preferito evitare un evento inopportuno approfittando dell’emergenza nazionale in atto?

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