Coronavirus, parla Meluzzi: “Fondi ai migranti e sanità a pezzi”

Interviste

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) sarebbero 13mila i profughi che si trovano attualmente al confine tra Grecia e Turchia, Paese che ospita a sua volta complessivamente 3,6 milioni di profughi. Si teme che, attraverso la rotta balcanica, possano entrare in Italia passando da Trieste. Un’emergenza nell’emergenza, visto che l’Italia è alle prese con il vorticoso aumento del numero dei contagiati da coronavirus il cui picco in realtà deve ancora arrivare. Che scenario ci attende? Abbiamo provato a capirlo con il medico, psichiatra e opinionista Alessandro Meluzzi. 

La preoccupa il possibile arrivo di profughi siriani in fuga dalla Turchia a Trieste attraverso la rotta balcanica?

“Sono molto preoccupato, soprattutto perché siamo di fronte ad un gravissimo ricatto politico nei confronti dell’Europa da parte di un Paese, la Turchia di Erdogan, che non esito a definire uno Stato canaglia. Questo signore ha incassato più di sei miliardi di euro dalla Ue per fermare le migrazioni e oggi utilizza quei soldi per i suoi obiettivi geopolitici. Tenga conto poi che di questi migranti soltanto una piccolissima parte proviene dalla Siria, molti vengono dal Pakistan, dall’Afghanistan, dal Bangladesh e dalla stessa Africa. Ci sono nigeriani che percorrono anche seimila chilometri per attraversare la rotta turca, dal momento che i trafficanti di esseri umani hanno fatto capire loro che quella è la porta giusta per entrare in Europa”.

Trieste dunque è a rischio?

“Speriamo di no. Come avrà visto i greci stanno tentando di resistere in tutti i modi possibili e immaginabili. Ha visto le immagini dei pope con la stola e la mitragliatrice al collo? Ecco, quello sta a dimostrare che i greci, anche se duramente provati dalla crisi, non hanno nessuna intenzione di essere invasi. Non so se altrettanta resistenza l’avremo in Italia e nel Friuli. Spero vivamente di sì, come spero che prima di noi sappiano resistere i serbi, gli ungheresi, i croati. Fortunatamente ci sono altre frontiere che separano il confine greco- turco dal Friuli. Certo, dovremo aumentare i controlli, ancora di più in questo momento che l’Italia è in stato d’emergenza per il coronavirus”.

Cosa potrebbe comportare l’arrivo di altri immigrati?

“Non oso neanche immaginarlo. L’Italia è un Paese in ginocchio dal punto di vista economico, civile, sanitario, sofferente dal punto di vista emozionale. Quindi sarebbe davvero il momento peggiore per far affluire altri migranti. I danni però purtroppo non vengono mai da soli. Uno tira l’altro”.

C’è chi sta evidenziando come il coronavirus stia mettendo a nudo anche il fallimento delle politiche sanitarie degli ultimi venti anni che hanno portato a chiudere molti ospedali sul territorio, anziché potenziarli o farne di nuovi. Si sta pagando oggi il prezzo salato della politica di spending review che le regioni hanno attuato sulla pelle dei cittadini?

“Stiamo pagando soprattutto una scarsa lungimiranza nell’efficientare il sistema della rianimazione. In televisione ho detto che i reparti di rianimazione in Italia sono 5400 ma sono stato corretto da colleghi che mi hanno fatto osservare che in realtà sono molti meno. E credo abbiano ragione. Se si pensa che circa il 10% dei contagiati potrebbe aver bisogno di questo tipo di supporto per superare l’epidemia, nel momento in cui dovesse arrivare un’onda di piena come quella che si sta delineando in Lombardia ci troveremmo del tutto sguarniti. Di punti di rianimazione non ce ne vorrebbero cinquemila, ammesso che ci siano, ma almeno cinquantamila. Ma del resto questo è ciò che abbiamo seminato. Abbiamo investito dieci miliardi di euro in due anni in favore delle cooperative che accolgono migranti, come vuole che l’erario possa tirare fuori oggi i soldi per acquistare 45mila nuovi letti per la rianimazione? Dove li trova?”.

Gli esperti dicono che il picco deve ancora arrivare. Lei che previsioni si sente di fare?

“Purtroppo siamo ancora all’inizio. I dati diffusi dagli esperti parlano di un’espansione di piena diffusione alla fine di aprile. Quindi abbiamo ancora davanti due mesi di crescita che non sono certo pochi.  Poi finita la crescita, prima che il picco inizi a scendere, si crea un altopiano ed è quello che non si riesce a capire quanto potrà effettivamente durare. Di certo questo è un Paese che non esito a definire pazzo. Cosa stiamo aspettando? Non mi sento affatto rassicurato da come il governo si sta muovendo. Temo non abbia chiaro casa fare, come agire. Se avessi soldi da investire sa cosa farei?”

Cosa?

“Non esiterei ad acquistare e sistemare in casa un apparecchio per la rianimazione polmonare, ammesso che se ne trovino ancora in circolazione. O quanto meno un ambu, ovvero un ventilatore manuale, ma in quel caso avrei bisogno di qualcuno che, avendo già superato la malattia, mi venga a pompare aria nei polmoni come avverrebbe in un qualsiasi reparto di rianimazione. Capisce bene come la mia sia una battuta, ma purtroppo siamo di fronte ad una cruda realtà. Abbiamo creato un mondo senza membrane, confini e vaccini, credendo non servissero più a nulla. Abbiamo pure pensato che le rianimazioni servissero soltanto per chi ha avuto un infarto o un ictus e oggi, di fronte a questa epidemia, ci stiamo rendendo conto di essere piombati in un nuovo medioevo”.

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