Coronavirus, parla Geloni: “Non è tempo degli uomini soli al comando”

Interviste

E’ polemica per la fuga di notizie sull’ultimo decreto del governo che di fatto ha blindato la Lombardia e altre 14 province italiane, vietando l’ingresso e l’uscita da quei territori. Sabato sera diverse persone si sono affrettate a raggiungere la stazione centrale di Milano per fuggire dalle zone interessate dal provvedimento, soprattutto gli studenti e i lavoratori del centro sud che si trovano al nord per ragioni di studio o di lavoro. Un panico generalizzato giudicato molto pericoloso dagli operatori sanitari che hanno evidenziato come, qualsiasi spostamento dalle zone rosse, potrebbe favorire la diffusione incontrollata del contagio nel resto d’Italia. Dove a scopo precauzionale sono state chiuse le scuole e le università, i cinema, i teatri e i musei, sono state vietate le manifestazioni pubbliche, sia civili che sportive e religiose, limitate drasticamente le attività di bar, ristoranti ed esercizi pubblici. Insomma, una situazione di vera emergenza. Ma come è stata affrontata e gestita l’intera vicenda? Con superficialità, dilettantismo, approssimazione come sostiene qualcuno, o con serietà e competenza come sostengono altri? E la politica, sta davvero agendo nel pieno interesse della popolazione? Nelle ultime ore poi ci si è messo pure il leader di Italia Viva Matteo Renzi a scompaginare le carte chiedendo di affidare la gestione dell’emergenza a Guido Bertolaso nelle vesti di super commissario. Ne abbiamo parlato con la giornalista e politologa Chiara Geloni. 

Se dovesse dare un giudizio su come la politica ha affrontato e sta gestendo l’emergenza coronavirus, quale sarebbe?

“E’ molto difficile dare un giudizio, soprattutto perché non abbiamo parametri per farlo. Stiamo vivendo e affrontando una situazione assolutamente inedita e nessuno poteva dirsi preparato su questo, al punto da poter sbandierare ricette e sostenere che potevano essere migliori di quelle adottate. Stiamo navigando in un mare sconosciuto ed imprevedibile, che giorno per giorno potrebbe riservarci novità e sorprese inaspettate. Direi piuttosto che la politica è chiamata ad un cambio di paradigma radicale”.

Ossia?

“Dobbiamo uscire dalle nostre abitudini consolidate, dall’approccio che mettiamo solitamente nell’affrontare i problemi. Qualcuno ci sta riuscendo bene, altri molto meno”.

La fuga di notizie sul decreto che di fatto “sigillava” la Lombardia e altre 14 province che sta a dimostrare? Si è fatta un’idea di chi possa aver provocato il caos?

“Non ho idea di chi abbia fatto trapelare la notizia in anticipo, non mi sento di buttare la croce addosso a nessuno. Certamente si tratta di un fatto molto grave, anche se devo dire che è quasi inevitabile che ci possano essere fughe di notizie su documenti che passano sulla scrivania di diverse persone. Quello che penso è che non ci si stia rendendo ancora conto della reale portata della situazione che stiamo vivendo. Manca ancora un senso di responsabilità che ci porti a comprendere che non si può più agire come si farebbe in circostanze normali. Non siamo in presenza di un decreto che riguarda manovre di bilancio o altre materie di competenza parlamentare, qui c’è in gioco la vita delle persone. Qualcuno forse non si è reso conto di questo, di giocare proprio con la vita delle persone”.

Sotto accusa c’è anche l’informazione. C’è chi dice che la comunicazione sia come impazzita passando dalla rassicurazione totale all’allarmismo apocalittico, oscillando continuamente fra questi due estremi e aumentando il panico fra la popolazione che per prima percepisce come nessuno stia capendo nulla. E’ così?

“Ci sono stati sicuramente errori comunicativi, sia nel sottovalutare la gravità della situazione, sia nell’eccedere in certi casi con il troppo allarmismo. Spesso poi, a passare da un estremo all’altro, sono state le stesse persone. A tutte però va concessa l’attenuante di dover gestire un’emergenza non prevista, non prevedibile e non paragonabile a nessuna delle tante emergenze che nel corso degli anni abbiamo vissuto. Poi non dimentichiamo un particolare”

Quale?

“Il messaggio da trasmettere è purtroppo molto complesso, proprio perché deve saper conciliare l’effettivo livello di pericolo che ci riguarda tutti e al quale tutti dobbiamo essere preparati, con l’esigenza di non scatenare il panico e comunque rassicurare la popolazione. Alle persone va fatto capire che è necessario seguire delle regole, perché quello che sta avvenendo non è uno scherzo, ma al tempo stesso che non bisogna vivere nell’angoscia e nella disperazione perché con un’attenta e scrupolosa opera di prevenzione si può evitare il contagio. E che non siamo di fronte alla peste. Mi rendo conto che non è facile. Mi sembra che l’unico finora capace di conciliare queste due esigenze in una comunicazione chiara ed effettivamente efficace sia stato il Presidente della Repubblica”.

Si parla tanto di senso di responsabilità. Poi però continuiamo a vedere i giovani ammassati nelle piazze della movida, i bambini che con le scuole chiuse stanno nei centri commerciali affollati. Quindi?

“E’ vero, purtroppo c’è tanta sottovalutazione del rischio. Io stessa ho visto ragazzi ammassati dentro e fuori i locali e altri episodi di questo tipo. Va anche detto che purtroppo non è facile da un giorno all’altro rinunciare alle nostre abitudini diventando un popolo diverso da quello che siamo sempre stati. Non tutti sono capaci di cambiare improvvisamente il proprio stile di vita, credo sia un passaggio graduale ma che dovrà esserci. Sono fiduciosa che si capisca chiaramente che certi comportamenti sono inopportuni e che vanno corretti”.

Il governo come si è mosso? C’è chi dice sia intervenuto in forte ritardo per paura di arrecare danni all’economia made in China. E’ davvero così?

“Nessuno è perfetto, però nella situazione inedita e del tutto inaspettata che ci si è trovati di fronte, ritengo che il governo abbia operato nel migliore dei modi. Anzi, posso affermare che nel Paese la percezione che si ha sull’operato dell’esecutivo su questa vicenda, è decisamente diversa e migliore di come venga raccontata dai giornali. Proprio oggi il premier Conte ha rilasciato un’intervista che mi pare assolutamente seria, equilibrata, responsabile. Penso che gli italiani in questo momento possano guardare a lui con la massima fiducia, senza con questo negare che la situazione abbia creato delle incertezze”.

Sabato sera abbiamo visto frotte di persone fuggire dal nord per raggiungere le regioni di provenienza del centro e sud Italia. Emiliano e gli altri governatori del Meridione li hanno invitati a tornare indietro dicendo che il loro ritorno a casa espone i cittadini ad un grave pericolo. Nord contro sud, cittadini emigrati in Lombardia per studiare o lavorare trattati come untori nei comuni di origine dove risiedono genitori e parenti. Sta crollando tutto? Il sistema Paese è a pezzi?

“Non esageriamo. Questa storia delle persone fuggite dal nord mi sembra sia stata ingigantita. Non va sottovalutata, ma sicuramente va valutata meglio. Stiamo parlando di un treno notturno che è partito da Milano, non di centinaia di treni o di masse di popolo che si sono spostate. Questo episidio a mio giudizio deve essere relativizzato e contestualizzato. Certo, è molto difficile far marciare unito un Paese complesso come l’Italia, e credo che in questo momento ad essere messo a dura prova sia soprattutto il sistema delle autonomie regionali. Le autonomie sono state una grande conquista democratica, ma mai come stavolta rischiano di trasformarsi nella somma di tanti egoismi. Gli interessi particolari rischiano di passare avanti a quelli generali. Bosogna stare attenti a non minimizzare o massimizzare troppo i contenuti di questo decreto, magari per ragioni economiche come fanno i governatori del nord, o di salute pubblica come fanno quelli del sud. Serve uno sforzo collettivo”.

Renzi nelle ultime ore ha proposto di chiamare l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso a capo della cabina di regia. Come valuta questa proposta?

“Per troppo tempo questo Paese è vissuto nel falso mito dell’uomo forte capace di risolvere tutto da solo. Anche per questo facciamo fatica ad essere un Paese unito e responsabile soprattutto nelle emergenze. Sono sbalordita dalla proposta di Renzi e credo sia frutto di una mentalità sbagliata. La soluzione del problema non sta nel fare il nome giusto della persona giusta che risolverà tutto con la bacchetta magica. Drogare l’opinione pubblica con queste trovate lascia a mio modo di vedere il tempo che trova. Abbiamo un sistema sanitario nazionale competente, una Protezione civile efficacemente impegnata nell’emergenza, una comunità scientifica composta da eccellenti professionisti che, seppur portatori di una pluralità di posizioni scientifiche, stanno mettendo la loro professionalità al servizio della ricerca. Abbiamo quindi un patrimonio di competenze di altissimo livello da sfruttare e valorizzare. La parola d’ordine è lavorare insieme remando tutti nella stessa direzione, non nell’affidarci al super eroe di turno dai poteri magici”.

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