Virus-docet. “Andrà tutto bene”, comunicazione sbagliata. Ecco perché

Politica

“Andrà tutto bene”. Ma ci poteva essere una frase più infelice di questa? E’ sbagliata sia dal punto di vista della comunicazione, sia dal punto di vista sociale.

Vediamo la comunicazione. La verità è che “non è andato tutto bene”, “non sta andando tutto bene” e “non andrà tutto bene”. Non è pessimismo, ma realismo. Chi scrive, infatti, non intende deludere i disegni dei bambini o negare la speranza. Ma, al contrario, vuole costruire una speranza autentica, basata su un’analisi chiara, oggettiva. Non c’è terapia senza diagnosi vera.

Diagnosi. I numeri parlano chiaro, così come le nostre debolezze strutturali, le incapacità endemiche che, a 360 gradi, si sono manifestate in modo lampante. Certo, quando la notte sarà passata (almeno fra tre mesi: bisognerà aspettare prima il picco, poi la decompressione, la strategia di ritorno graduale alla normalità, e infine, la ripartenza umana ed economica, che certamente sarà lenta e complessa); quando i quotidiani bollettini di guerra della Protezione civile saranno finiti, un bel processino ai responsabili del suicidio dello Stato sociale, della demolizione della sanità pubblica, del nostro Welfare, cioè i fan intellettuali, gli ascari politici e i fanatici scientifici del liberismo, delle privatizzazioni, della deregulation a 360 gradi, andrà fatto. E andrà fatto prima del ritorno in auge degli economisti, amici acritici di Bruxelles, che avendo la responsabilità morale, pratica e istituzionale del disastro italiano, cercheranno imperterriti di riproporre con la vasellina le loro teorie e ricette fallimentari. Con la complicità imbelle dei loro sudditi politici di destra e sinistra.

La realtà è che del virus hanno capito poco. Se la sono presi con la Cina, con la Germania, con Trump, mettendo sempre al primo posto l’ideologia, il facile complottismo, alimentando le psicosi. Uno stuolo di telepredicatori dello “stare a casa”, e virologi in lotta tra loro, hanno depistato e confuso le idee ai cittadini. E al posto dei vaccini ci hanno dato unicamente i consigli della nonna: lavarsi le mani, coprirsi la bocca quando tossiamo, stare ordinati in fila quando andiamo a fare la spesa.

Questo naturalmente non riguarda gli eroi, i medici, gli infermieri, i ricercatori, i governatori del Nord e non solo, e il capo dello Stato, che unici, si sono prodigati e si stanno prodigando per un valore che va recuperato: il primato del bene comune, dell’interesse generale sull’individualismo e l’egoismo.

Passiamo al “sociale”. Non solo “tutto andrà bene” è sbagliato, ma questa frase andrebbe sostituita con un altro concetto: “Niente sarà più come prima”. Se gli italiani, i politici, gli esperti, gli intellettuali avranno capito la lezione, la nazione sarà ricostruita su basi nuove, istituzionali, sociali, culturali.

Terapia. Se una lezione l’abbiamo imparata dal contagio, è l’affetto delle persone care, delle cose che contano, la capacità di apprezzare il tempo interiore, la dimensione spirituale più alta della vita, l’inutilità di tutti i ciucci, luna park, le compensazioni, le finte libertà, e le finte, ridicole abitudini che riempivano di nulla la nostra vita. E soprattutto, la relazione: i nostri atti non partono e terminano con noi. Siamo tutti legati, padri, nonni, figli, gli altri. E’ il fondamento della comunità, della polis.

Pure la Cirinnà, bandiera delle unioni civili, che aveva pubblicamente disprezzato Dio-patria-Famiglia (“che vita di merda”), grazie alla prova, alla paura collettiva, con un post ha riscoperto la tradizione e la realtà sull’ideologia: “Resto a casa per amore del paese, della famiglia e di mio padre novantenne”. Tutto dire.
Quindi, la sobrietà dovrebbe essere il cuore della nostra rinascita, insieme ad esempio, all’economia della felicità, dello scambio, alla socialità, allo Stato più forte. Ma ne riparleremo.

Conclusione. “Andrà tutto bene”, morale della favola, è una frase americanoide, sentimentalista, quasi asettica, indifferente, autocentrata, astorica, completamente fuori contesto. Sembra significare che il vecchio mondo non cambierà mai e che le cose di prima resteranno inalterate, intoccabili. A partire da una visione della vita consumistica, individualistica, piena di dipendenze e di evasioni.

Tradotto, quando Conte ridarà il via libera dal virus, ci dovremo aspettare orde di ragazzi che si andranno a ubriacare, centinaia di migliaia di italioti che nuovamente si ammazzeranno di corsa nei parchi, strade piene di maleducati, tutti a ballare, a stordirsi e a fregarsene della comunità. Pulsioni dell’io che continueranno a chiamare libertà. I ladri torneranno a rubare, gli spacciatori a spacciare, i drogati a uccidersi da soli, le persone a pensare solo al dio danaro. E i maschietti torneranno a chiudersi in casa ma solo per rivedere il calcio. E mangiare la pizza.
Legittima felicità a parte, speriamo proprio di no.

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