Virus docet. Il 27 aprile ci sarà la rivolta degli scoppiati e degli spossati?

Politica

Il 27 febbraio vivevamo su Marte. C’erano tante razze storicamente consolidate e date per scontate: i nevrotici, i talebani dell’uscita, i carrieristi, i fanatici del lavoro, i compulsivi del sesso, gli amanti e traditori seriali, gli psico-motori, tutta corsa nei parchi, musica e movimento, i narcisi indomiti finto-sociali e socievoli, i dipendenti da ogni forma di sballo e stordimento.

La vita (a)normale era scandita da lunghe e rituali apericene, partite di calcio, viste in tv e fatte modello scapoli-ammogliati, divertimenti, locali, ristoranti, palestre, piscine, girotondi esibizionistici con cani e affini. Crocicchi di chiacchiere inutili, e tanto, tanto individualismo, menefreghismo, mancanza di senso dello Stato, delle regole, della disciplina, odio e fastidio verso ogni forma di autorità, di ordine.

Il 27 marzo, dal contagio in poi, “col” Coronavirus, o “per” il Coronavirus, conti alla mano, è nata la nuova razza unica degli “auto-isolati”. Dalla dimensione pubblica obbligatoriamente passati alla dimensione privata. Nel nome dell’autorità, dell’emergenza, dello Stato, del governo autoritario e decisionista. E’ nata smentendo decenni di abitudini opposte, ancora (va detto) dure a morire. Da un mese questa razza è disciplinata, timorosa del codice penale, fa la spia se vede qualcuno dilungarsi in giro, rispetta lo Stato, ha riscoperto la sanità pubblica, esce mezz’ora al giorno, con mascherine di ogni tipo (dalla carta igenica alla carta da forno), fa giri da Tso intorno al Palazzo e fa lunghe file davanti ai supermercati per accaparrarsi tutto il commestibile o semplicemente per concedersi una boccata d’aria da carcerati. Adesso ingrassa in privato, sta su Internet, il porno virtuale è aumentato in modo esponenziale, e canta Azzurro in balcone. A parole, dice di aver riscoperto le cose che contano e le persone importanti. Ma nei fatti non è così (lo vedremo quando il contagio sarà finito).

Questa nuova razza, infatti, sta crollando, implodendo, sclerando. Sono gli italiani “scoppiati”: parlare e stare a un metro dalle persone, è una sofferenza inaudita, per chi si esprimeva con i tocchi e pacche di gruppo, comunicava con i baci, o si metteva le mani in faccia. I cani sono stremati, stressati, non ce la fanno più a urinare a ogni pié sospinto per le strade di Roma; hanno la vescica spompata. Le amanti o gli amanti, tenuti da troppo in naftalina stanno rivendicando i loro diritti, non si accontentano di telefonate occasionali e i membri delle famiglie “ufficiali” non si sopportano più. Che incubo moglie, mariti, figli, suocera, tutti appiccicati (gli omicidi e il lancio dei piatti è in agguato): il Mulino bianco funzionava meglio quando i rapporti duravano un’ora al giorno. E il quadretto allora era veramente virtuoso, felice. Da sposati quindi, a “spossati”.

Per non parlare delle crisi da dipendenza, da droga, da sballo. Questa razza è agli sgoccioli, l’unico lavoro è collezionare contenitori per le varie autocertificazioni decise da Conte. E i giovani, cresciuti nell’anarchia e nel vagabondaggio, sono bombe pronte a esplodere.

Cosa accadrà il 27 aprile? Quando razze vecchie e nuove si accorgeranno che non c’è una fine, non c’è un fine, che l’emergenza durerà a data da destinarsi, il contagio di ritorno resterà un problema, e la ripresa della vita pubblica e lavorativa saranno un mistero, e al massimo saranno a diesel? Italiani che continueranno a essere senza “soldi, sesso e sangue”.

E come faranno e come faremo? “Metteremo un Draghi nel motore” istituzionale, come da richieste o timori trasversali? Il reddito di cittadinanza sarà trasformato in reddito da virus? Qualcuno, pochi (tra politici e cittadini), avranno forse capito la lezione. Agli altri, quelli che non hanno capito, non rimarrà che rassegnarsi a inverni a rischio (contagio), o finalmente decideranno di scendere in piazza. Ma per far che?

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