Virus docet. Chiese aperte, quello che non capisce Fiorello

Politica

Io ho un’immensa stima per Fiorello, il suo carisma, la sua capacità artistica. E’ forse oggi il più grande in Italia. Sa cantare, ballare, ironizzare, intrattenere, riesce ad avere un feeling straordinario con i suoi amici e ospiti, facendoli diventare tutti “fiorelli”. Sa tenere la scena, interpretare con estrema intelligenza una filosofia “nazional-popolare” che l’ha sempre distanziato dalle strumentalizzazioni e dai gradimenti interessati del Palazzo o della cultura ufficiale o di moda. Col risultato che piace a destra e a sinistra.

Ma sul “tema-Chiesa” si è fatto incastrare dalla attuale logica psicodrammatica, mirata a estremizzare un clima che è già mortifero per conto suo, e che rischia di diventare paranoico, se si mette a servizio di fatto degli interessi della politica e del maestream intellettuale.
Qualcuno, ce ne siamo accorti da un pezzo, ci sta prendendo gusto a trasformarci in scimmie ammaestrate: tutti in balcone a cantare, tutti dentro a casa a riprodurre ciò che facevamo fuori (mangiare, fare ginnastica, aperitivi via social), tutti con le mascherine in fila indiana davanti ai centri commerciali o le farmacie (magari questa educazione civica all’inglese dovevamo averla sempre), tutti a girare disciplinati perlustrando gli angoli di casa.

Per carità, cosa buona e giusta, per il primato del bene comune, della salute, secondo le disposizioni degli esperti, e anche per il dovuto rispetto che si deve a chi non ce l’ha fatta e ai tanti eroi quotidiani che stanno offrendo sé stessi, spesso la loro vita (infermieri, medici, volontari) per curare, evitare, limitare il contagio.
Ma due più due fa quattro. Domani o dopodomani, sapremo di che morte economica moriremo: quali saranno le condizioni che ci offrirà una arretrata e rigida Ue (il Mes o i Coronabond), e in qualsiasi caso saranno prestiti che dovremo restituire con gli interessi. In settimana capiremo meglio la ricetta magica di Conte per ripartire. E vedremo quanta fuffa o quanta bacchetta magica ci sarà.

Nel frattempo, torniamo alle scimmie ammaestrate. Non ti fanno muovere, non ti dicono fino a quando dureranno gli arresti domiciliari, non sono d’accordo nemmeno i virologi, i medici, tra loro (la mascherina è utile o no? Molti tra i morti erano vaccinati contro l’influenza? Il virus è nell’aria? Gli animali lo trasmettono?). Nessuno è stato capace di dare risposte definitive, dimostrando che la scienza non è il surrogato della religione, atteggiamento moderno, ma solo giustamente una disciplina empirica e in progress. Il picco è stato raggiunto? L’onda dei contagi scende, sale, risente del passato? Boh.

Ma nel frattempo si lavora alacremente per gestire il dopo di questo esperimento sociale, chiamato “autoisolamento di massa”. Con derive preoccupanti. Facciamo qualche esempio: se non sei antifascista, se discrimini per motivi razziali o sessuali (cattolici attenti), non mangi, non hai diritto ai bonus (si veda Parma). Iniziativa poi, bloccata (ma le intenzioni erano inquietanti). E ancora: se non sei allineato al pensiero unico che ti dice che devi stare a casa, che solo qualcuno esprime il verbo e gli studiosi che rifiutano lo schema, sono complottisti da mettere al bando, c’è per te pronta la neo-commissione anti-fake news, composta in gran parte da giornalisti ed esperti orientati, modello-Repubblica. Dimenticando le vere fake news di cui sopra.

Infine, se preghi ti disperdono come reietto. Come hanno fatto solerti agenti comunali (felici di applicare le regole di psico-polizia della progressista Raggi), ieri a Roma sciogliendo un pericoloso assembramento di fedeli (per status mentale, noti criminali anti-bene comune, note “pecore mistiche famose per la violenza”), che a un metro di distanza correttamente gli uni dagli altri stavano seguendo la messa delle Palme che veniva celebrata dai tetti della Chiesa. Ma la legge è legge e va rispettata. Non entriamo nel merito.
Però in soldoni, la riflessione è facile: non si può girare, non si può mangiare, non si possono avere soldi, non si può dire una verità scomoda e non si può pregare pubblicamente.

E qui torniamo al focus. Non mi piace l’utilizzo elettorale di Salvini dei simboli religiosi, e i pretesti per attirare l’attenzione (“a Pasqua Chiese aperte”), anche se posso apprezzare la sua narrazione valoriale, certamente diversa dal concetto ateo, consumistico, relativista, del laicismo dominante e trasversale in parlamento. Ma a me non interessano i voti e il consenso che nel caso della Lega stanno scemando, vista l’emergenza che porta meccanicamente il popolo a identificarsi nelle istituzioni che garantiscono, esprimono solidità, sicurezza e tranquillizzano, piuttosto che essere angosciati da rabbia e paura. E quando si decresce, vecchio metodo, si sposta l’attenzione, si ricorre a discorsi emotivi, come le messe per Pasqua.

Chi ci tiene veramente all’argomento, deve dire la sua, proprio adesso. E la dico: con regole precise, in ordine, la Santa messa per Pasqua può essere celebrata, naturalmente dove sia possibile (parrocchie grandi). I sacerdoti come i medici sono depositari, custodi e pastori. Hanno una missione da compiere. Anche a costo di sacrifici (i martiri ci sono sempre stati). Non sono impiegati che chiudono e aprono le parrocchie su disposizione amministrativa, come se fossero uffici. Ci vuole sempre una mediazione. Lo provano le tante iniziative scollegate di tanti preti di periferia che agiscono in proprio.

Nell’affrontare il discorso la Cei dal mio punto di vista, è stata troppo dentro l’ottica del contagio. Ma la Santa Messa concerne l’Eucarestia, la cosa più importante della celebrazione. E questa non può essere mediatica, virtuale. Nell’ostia c’è il corpo e il sangue di Cristo, non un simbolo che può essere veicolato via etere. Basta il nostro pensiero, la nostra intenzione e tutto finisce con la pubblicità.

Ecco il punto: la chiusura, fermo restando la legittima decisione del Papa e della Cei, di ovviare con messe silenti, piace a chi detesta la religione, allo psico-Stato che vuole far restare in gabbia gli italiani che cominciano a stancarsi (perché non si danno loro certezze, nemmeno sanitarie), una gabbia per preparare chissà cosa; e piace a chi intende deviare e trasformare la religione nella sua parodia. Ridurla a fenomeno tv, spettacolo, emotività, intimismo, soggettivismo, mere intenzioni personali.

Quella religione “fai da te”, gradita all’individualismo dilagante, ottiene il risultato di spezzare il legame tra Chiesa istituzionale e il suo popolo, tra i pastori e i fedeli, tra i luoghi di culto e le case.
Per chi crede, è chiaro che Dio è dappertutto, dentro e fuori di noi, ma spezzare questo vincolo disperde unicamente un’identità comunitaria fondamentale.

Quando Fiorello dice che Dio non è solo in Chiesa, ma dentro di noi e non importa il luogo (“a Dio non piace se preghi a casa tua? Se io a casa ho un crocifisso e mi metto in cucina a pregare non è la stessa cosa?”), in buonafede, dice una cosa scontata, ma non si rende conto che avvalla e legittima oggettivamente tale operazione.
La religione non è un fatto emotivo, individualistico, che nasce e muore nelle nostre categorie personali.

Naturalmente parte dai nostri luoghi personali, palpita nella nostra anima, ma si declina, ha bisogno di esprimersi, di scambio, di fratellanza, di spazio pubblico, di comunità, di relazione col prossimo. Altrimenti muore, si indebolisce, la Chiesa diventa inutile, come i pastori, i maestri della fede, come la dottrina, come il volontariato sociale, come lo stesso Papa ridotto a mero fenomeno mediatico e distante dalla realtà.
Non è rivendicazione confessionale, il concetto dovrebbe coinvolgere e riguardare anche i non-credenti: la religione cattolica non è solo una scelta di fede, ma parte integrante della nostra identità storica, culturale, nazionale.
E’ vero, si dirà, sono le caratteristiche dei tempi, siamo nella Repubblica digitale, prendiamone atto, pure la regina Elisabetta, capo di Stato e capo della Chiesa anglicana, sta ottenendo un grande successo con i suoi videomessaggi, ma la sostanza istituzionale della monarchia è concreta, non astratta. Il legame col popolo c’è. E almeno in Gran Bretagna non ha i nemici come la religione da noi.

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