Coronavirus, Alice nel Paese del monitoraggio: tra App e task force pagheranno i diritti?

Politica

Parola d’ordine: monitorati. Tradotto controllati? In rete è iniziato un dibattito sulla famosa fase 2 contro l’emergenza Coronavirus. Dal 4 maggio si inizia con le riaperture e il ritorno in attività di aziende e negozi prevederà un programma particolare tra cui una presunta nuova App… che preoccupa i cittadini italiani che si interrogano sui limiti alla privacy e sul loro futuro.

Si legge oggi su Il Corriere della sera: “(…) Una «app» dove ognuno può registrarsi, inserire i propri dati e la propria situazione sanitaria, specificando se è stato sottoposto al test oppure al tampone. E dunque dividendo i cittadini per fasce d’età con le informazioni necessarie a proteggere chi è maggiormente esposto. In questo modo sarà possibile monitorare gli spostamenti delle persone, le «fragilità» e sarà più agevole consentire la ripartenza delle attività, sia pur a scaglioni (…)”.

Inquietante? C’è chi risponde che in fondo la nostra privacy non esiste già più, con l’era dei telefonini sanno tutto di noi, solo che non ce ne accorgiamo. Si può stare in spiaggia e ad un certo punto ricevere sul cellulare un messaggio in cui viene indicato un ristorante per il pranzo a 10 metri di distanza. Già, ma il controllo governativo è un’altra cosa non credete? Attenzione a confondere l’invasione privata (quella che le aziende oggi fanno attraverso gli smartphone) con quella pubblica, è un errore di valutazione.

La domanda è una: un ampio monitoraggio pubblico dei cittadini è accettabile in una democrazia? 

La risposta della Cina al virus ha incluso un rigoroso allontanamento sociale, oltre un mese di blocchi in tutta la città di Wuhan e delle aree circostanti, un ampio controllo pubblico dei cittadini, nonché vari metodi di punizione e anche premi per incoraggiare l’adesione a tali misure. Ma la Cina è una dittatura. Tra l’altro pare che il principale fattore che ha contribuito al contenimento del virus non sia stato tanto l’uso della tecnologia ma quello aggressivo delle quarantene, ossia aver controllato militarmente le strade e aver punito i trasgressori. Il che non ha evitato nuovi contagi di ritorno alla Cina appena ha riaperto, come succederà da noi. App o non app molti di noi si ammaleranno, e allora perchè lo Stato non pensa invece a far avere a tutti le mascherine, a seguire la cittadinanza a casa con visite a domicilio e monitoraggio dello stato di salute? Sappiamo di medici che sono morti senza che gli sia stato fatto neanche un tampone. Non è questo il vero dramma che la task force dovrebbe affrontare per primo?

Tornando al controllo, il monitoraggio non si fermerà ai cittadini. Nella proposta per riaprire l’Italia di Medical Fact di Burioni al punto 5 si parla per esempio di “condivisione della strategia comunicativa con l’Ordine dei Giornalisti e i maggiori quotidiani a tiratura nazionale, nonché le principali testate radio-televisive pubbliche e private per evitare i danni potenziali sia dell’allarmismo esagerato che della sottovalutazione facilona o addirittura negazionista (utilizzando anche l’esperienza sul campo nel rapporto medico-paziente)”.

Di fatto una richiesta già messa in atto dal governo con l’Unità per il monitoraggio delle notizie false, composta da rappresentanti del ministero della Salute, della Protezione civile e dell’Agcom. Più un gruppo di esperti volontari, tra cui un medico. Difficile il compito di questa task force: assicurarsi che sia diffusa solo la verità sul Covid-19. E qual è la verità sul Covid 19 se anche l’Oms il 25 febbraio con una dichiarazione del suo membro invitava a “Ridimensionare l’allarme, il 95% guarisce”?

E tra le ‘fake news’ ufficialmente condivise come verità istituzionali ci ricordiamo quelle diffuse dai più importanti giornali che ci dicevano di continuare ad andare ai ristoranti cinesi, che gli animali non si contagiavano, che le mascherine servivano solo per i contagiati per non trasmettere il virus etc…

A questo punto diciamo così: c’è chi può e chi non può dire le sue fake news? Con buona pace per i giornalisti di testate minori, i medici di prima linea e tanti altri cittadini normali e non prestigiosi, che ogni tanto esercitano il diritto di opinione.

Al diritto alla salute, infatti, si accompagnano altri diritti fondamentali costituzionalmente tutelati e garantiti: il rispetto della dignità della persona umana, l’uguaglianza morale e giuridica, la libertà di opinione, di stampa, il diritto di partecipare alle scelte che toccano tutti e ciascuno, alla giustizia…
Che se ne perda per strada qualcuno non è proprio bello.

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