Virus docet. App, 5 GB, Colao. Complotti o narcosi dall’alto? Dai frutti capiremo l’albero

Politica

Un giorno quando con le mascherine, a rigida distanza di sicurezza, dentro stabilimenti a numero chiuso, andremo al mare per poi a settembre, tornare in quarantena, nell’ipotesi di un ritorno del virus, cominceremo forse a capire qualcosa.Naturalmente “le razze del contagio” continueranno a pontificare: gli ideologici, gli apocalittici, i complottisti, i negazionisti, i paranoici, gli apatici, i fisiologici, confermeranno il “tutti contro tutti”, nell’illusione di essere ancora al centro del mondo. Peccato che manovratori, registi e burattinai già ci hanno preparato il piattino.
Anche perché, alla fine, resteranno solo due razze: “i dittatoriali” (di destra e sinistra), quelli che godono nel vedere gli altri ingabbiati, irregimentati, militarizzati, nel nome dell’ordine e della disciplina (i destri), o (i sinistri) nel nome dell’etica, della salute, dello Stato; i primi, per disprezzo dell’umanità, i secondi per idolatria dell’umanità; e, speculari ai dittatoriali, cresceranno gli “individualisti”: a loro volta ripartiti in “intellettuali”, che parlano solo di diritti, libertà liberali minacciate, e i “beceri”, il popolino della pancia, incapace di rispettare leggi “oppressive”, e che vive solo di ego materialista e furbizia nel trasgredire. Ossia, le famose pecore anarchiche.

Siamo obbligati a capire, perché è indubbio che qualcuno ci abbia preso gusto nel vedere gli italiani dentro casa (si chiama esperimento sociale). Tradotto, è la tentazione di “accompagnarci” dove vogliono loro. In soldoni, possono riuscire con la psicosi sanitaria, laddove politica ed economia, hanno fallito. Una dittatura “modello-Orwell” (una tirannide alla Grande Fratello, che poggia su tre gambe: l’economia, la tecnologia e, guarda caso, la comunicazione).

Come giudicare, ad esempio, l’app governativa fresca di fabbrica (allestita a tempo record), che dovrebbe sostituire l’autocertificazione, fatta proprio per noi, per garantire il controllo delle nostre azioni, governare i contagi, impedire la disobbedienza ai decreti di Conte? I “dittatoriali” diranno che è per il nostro bene, e che se abbiamo la coscienza apposto, non dobbiamo temere nulla (altrimenti siamo i nemici del popolo, è il vecchio vizio giacobino); gli individualisti, invece, si barricheranno sventolando la bandiera della privacy. Non ne usciremo mai.

Cosa dobbiamo capire del virus? Suggerisco un metodo: ce ne accorgeremo dai frutti. Dai frutti risaliremo agli alberi. Se partiamo dagli alberi, andiamo fuori strada. Assolutizziamo il relativo, le teorie, le ideologie, le semplificazioni sterili.
Altro esempio: mentre la gente è chiusa in casa, stanno allestendo in tutta Italia i 5 GB. Prove tecniche per verificare il tasso di pericolosità delle onde? Ogni volta che la tecnologia fa passi avanti, parte una narrazione commerciale mitologica, che si autogiustifica da sola: il prezzo della modernizzazione, del progresso e della efficacia. E ogni volta che qualcuno prova a denunciare i suoi effetti sulla salute, o diventa cretino, o antimodernista, o viene isolato, demonizzato. Da decenni si dice che non è stata provata la correlazione tra la le onde dei nostri cellulari, le antenne messe ovunque, e malattie gravissime. Benissimo, non è stata provata, ma nemmeno esclusa. Sulla rete girano scene di animali morti tutti in prossimità delle nuove antenne. Bah. E allora perché non ritenere che in questo vuoto da riempire gli interessi economici e commerciali, si stiano ristrutturando alla grande?

E ancora: Colao ha partecipato agli incontri di Bilderberg. E’ il re della comunicazione globale, che fa il paio ideologico con il culto del cittadino del mondo, il mercato globale, il mondo globale etc. Come non preoccuparsi per la sua visione della vita? Come non ritenere che, con la sua squadra di illuminati, cercherà di creare le condizioni per una ridefinizione sociale della nostra comunità, in linea con le direttive, le idee di Bilderberg e affini? Lui, e chi per lui, “i narcotizzatori”, vi diranno, al contrario, che si tratta di un luogo dove si confrontano i signori della moneta, i banchieri, i dominus della finanza (che male c’è), e che Colao non è in malafede, ma ci crede, parla la sua identità professionale, e che abbiamo la possibilità (questa sarà la nuova narrazione religiosa) di costruire una società più giusta, umana, solidale, moderna, inclusiva, verde.

Io sono convinto che, al contrario, i grandi progetti di società, dopo le catastrofi, le pestilenze, le guerre, le rivoluzioni, le crisi economiche, debbano passare per la politica e poi per i tecnici. E come se Fanfani, quando partorì la sua strategia per l’edilizia popolare nazionale, un caposaldo della nostra ricostruzione, dopo la seconda guerra mondiale, si fece indirizzare dai palazzinari e costruttori. Ma siccome da noi la politica da anni è commissariata, e la classe dirigente mediocre, Colao regnerà e avrà pieni poteri. Colao come Monti. E’ questione di scelte.

E qui veniamo alla Ue. Pure dalle decisioni che adotterà Bruxelles (Mes, Bond etc) decifreremo gli assetti futuri. Il nuovo ordine mondiale, il governo mondiale dell’economia, la nuova Ue. E ogni soggetto nazionale e internazionale interessato, darà il meglio e il peggio di sé.
I complottisti diranno che era tutto già pensato, preparato a tavolino. I narcotizzatori parleranno di necessaria e virtuosa gestione continentale del virus. Io preferisco pensare che si tratti di una fase in cui ognuno lavora per sé (e vincerà il migliore, anzi il più forte).
Di “mente collettiva” ha parlato nel suo libro Tremonti, uno che certi salotti, ambienti e lobby, per la sua esperienza ministeriale, li ha conosciuti sul serio. Non prefigurati, sognati, ipotizzati.

Ecco cosa ha scritto nel suo “Le tre profezie”, a proposito di mente collettiva: “Un nucleo organizzato di uomini potenti e pensanti, anglosassoni ed europei, politici e illuminati, accademici e finanzieri, affaristici, tecnici e visionari, chi avido di denaro, chi portatore di ideali, uomini in buona e cattiva fede, un misto tra oligarchia, setta, comitato d’affari, riti di iniziazione, e formule di convinzione, accomunati dall’uso di una stessa lingua, l’inglese”.
Credo che questo sia il quadro giusto. Non una mente unica, ma una mente plurale e convergente.
Convergente se non nell’aver creato, utilizzato, il contagio, quanto meno protagonista nella gestione del “dopo”. E i cittadini si divideranno in chi subirà, accetterà e in chi contesterà. E sarà la futura scommessa della nostra democrazia.

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