Fase 2. L’Italia riparte tra errori, caos, regole-farsa e paure del governo

Politica

Oggi è il gran giorno. La cosiddetta Fase-2 che precederà la Fase-3, ma che potrebbe anche farci tornare alla Fase-1.

Tradotto, vuol dire che questi 15 giorni intermedi che ci separano dal 18 maggio, e che attenueranno, modereranno, il lockdown, sono in realtà, delle “porte girevoli”. Da un lato, saranno la spia di un possibile ritorno del contagio, di una temuta risalita dei picchi, e quindi causa di un nefasto, drammatico “contrordine compagni”, obbligandoci a tornare al passato; dall’altro al contrario, il segno positivo di un progresso quotidiano verso la completa libertà di movimento.

In mezzo ci sono ovviamente gli italiani e la qualità del loro passaggio dagli arresti domiciliari al “tana libera tutti”.
Sì perché, in molti, in troppi, non sembrano aver recepito le raccomandazioni del governo. Per le strade si respira un’atmosfera ambigua, già anarchica, rilassata. Molte persone girano indisturbate, senza mascherina, troppo a contatto. Il toccarsi pubblico da noi è uno sport nazionale. Dopo due mesi di autoisolamento sono tutti stanchi e ostili verso i vicini, verso i politici, gli esperti, i virologi, il mondo. E sempre oggi è prevista una valanga di meridionali bloccati al Nord, che scenderanno giù al Sud, sperando di non trascinarsi dietro il virus.

Gli italiani, è noto, per ragioni storiche, sono un popolo latino. Non capisce le vie di mezzo: o sta a casa con la “dittatura”, le regole ferree, la Polizia che controlla con droni, manganelli e cani (magari recrimina, ma accetta), altrimenti fa come gli pare. Interpreta liberamente “pro domo sua”. Altro che quel principio di matura auto-responsabilità e responsabilizzazione tipica (nemmeno più tanto), degli anglosassoni.
Se, addirittura, in pieno boom del virus, non sono mancati migliaia di furbetti della passeggiata, e lamentele varie, nel nome dei valori liberali (si legga individualismo imperituro), figurarsi ora, con le porte semiaperte e le finestre socchiuse

Poi, c’è la comunicazione strategica, confusa e dilettantesca di Palazzo Chigi. Strategica, in quanto Conte e soci non possono sbilanciarsi più di tanto. Per convenzione istituzionale. Se incoraggiano i cittadini alla libertà totale e poi risalgono i numeri, sono dolori; se drammatizzano eccessivamente, pagano per le inevitabili conseguenze sociali (la gente si rivolta, l’economia non riparte, il paese affoga).
Confusa e dilettantesca, perché ancora una volta non espressa chiaramente, nero su bianco. Ci vuole un amanuense medioevale per decriptare i testi che escono dalle mani sapienti dell’esecutivo.

Posto che si può uscire di casa per ragioni lavorative, di necessità (la spesa, il giornale), di salute, visita parenti e attività “sportiva e motoria all’aperto”, quando si entra nel particolare, cominciano i problemi e la farsa:
1) La mascherina è obbligatoria o raccomandata? Sulla carta è obbligatoria solo se si accede ai centri commerciali, nei luoghi chiusi, o se si utilizza il trasporto pubblico. Alcune regioni invece, hanno esteso l’obbligo a ogni azione e attività umana. Ad esempio, la Regione Lazio. Chi ci capisce è bravo;

2) Si possono incontrare i parenti, con le mascherine, al massimo “non più di due”, e “mantenendo le distanze”. Vi immaginate una riunione famigliare, agognata da mesi, però “in due”, come stabilito dalle norme? E quale famiglia ha due soli elementi? E questi elementi chi sono: i visitatori o i beneficiari della visita? Si intuisce: i primi. E poi, dentro casa chi controllerà il distanziamento vero e l’assenza di mascherina per gli immancabili, rituali baci e abbracci? Conoscendo il proverbiale familismo italiota, c’è da esserne sicuri: le diposizioni intermedie saranno un “successo”. Il sindaco di Roma ha parlato di droni per ville e parchi comunali. Potrebbe farli sorvolare pure sui tetti della città.

3) E piatto forte: chi sono i “congiunti”? Si è parlato di coniugi, partner conviventi, i partner delle unioni civili, persone legate da “stabile legame affettivo”, parenti fino al sesto grado. E chi sono quest’ultimi? “I figli dei cugini tra loro”: apriti cielo, nel Meridione, patria delle famiglie patriarcali e numerose, ci sarà la Babele.
E ancora: posto che ci si potrà muovere prendendo bus, taxi, metro, e autovetture private:
4) Chi garantirà il rispetto del distanziamento, il numero chiuso su questi mezzi? Delle due l’una, o nessuno salirà a bordo e tutti prenderanno la bicicletta, o sarà il caos sui mezzi. A meno che le municipalizzate non varino un piano faraonico di acquisto bus, mai visto nella storia finora.
Insomma, si prevede una bella prova … per tornare a cantare, suonare, battere le mani sui balconi.

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