Coronavirus, parla Giulio Tarro: “Siamo vicini alla fine. In autunno la circolazione sarà limitata”

Interviste Politica

Abbiamo parlato con il medico e virologo Giulio Tarro sui possibili sviluppi della Fase 2. Tarro, allievo di Alber Sabin e nominato miglior virologo dell’anno nel 2018 dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo (IAOTP), nelle precedenti interviste con il nostro giornale si è detto convinto della fine dell’emergenza coronavirus già nel mese di giugno. Nonostante gli attacchi ricevuti da più parti nelle ultime settimane, e tutti rivolti a screditarne la credibilità di scienziato, non si tira indietro e continua a sostenere le sue posizioni non del tutto allineate a quelle del Comitato tecnico scientifico. Smorzando anche certi allarmismi eccessivi legati proprio alla Fase 2.

Professore, alla luce degli ultimi dati sui contagi possiamo continuare ad essere fiduciosi su una rapida uscita dall’emergenza, o meglio non farsi illusioni?

“La prudenza è sempre utile e necessaria, ma ritengo di essere ormai vicini alla fase terminale, aiutati anche in questo dall’arrivo della stagione calda. Del resto anche i dati degli ultimi tempi ci stanno dando questa indicazione. Quindi penso che a giugno potremo iniziare a considerarci fuori dall’emergenza. Ciò non significa che potremo tornare definitivamente alla vita normale, ma sicuramente potremo uscire e vivere la nostra vita mantenendo delle minime misure di sicurezza”.

La preoccupa questa Fase 2 alla luce delle segnalazioni degli ultimi giorni in merito al mancato rispetto delle regole da parte di molti e alle polemiche sui presunti assembramenti che si sarebbero verificati sui Navigli di Milano?

“Guardi, la prudenza come detto è necessaria, ma senza esagerare. Tenga conto che negli altri Paesi, penso alla Svizzera, alla Germania, alla Danimarca, sono state anche riaperte le scuole. Quindi inviterei tutti alla responsabilità, ma eviterei di fare del terrorismo mediatico. Non dico per carità che non si debbano rispettare le regole, ma ormai credo siano maturi i tempi per convivere con il coronavirus”.

Anche lei ritiene che ormai il Covid-19 abbia perduto la sua potenza? Sia cioè meno aggressivo rispetto ai mesi precedenti?

“No, su questo ho molti dubbi. Certamente se noi guardiamo la curva gaussiana registriamo una maggiore difficoltà del virus ad espandersi. Questo perché nell’espansione incontra maggiori ostacoli, dal momento che chi è stato contagiato è ormai munito degli anticorpi”.

Ma quanto è alta ancora la possibilità di restare contagiati?

“Chi è stato già contagiato e ne è uscito, difficilmente potrà contagiarsi di nuovo avendo maturato gli anticorpi. Chi non è stato contagiato in precedenza ovviamente può correre il rischio, ma il fatto che siano presenti oggi gli anticorpi in numero rilevante fra la popolazione costituisce comunque un argine in grado di limitare notevolmente la capacità di diffusione. Per il resto bisogna stare attenti, evitando i luoghi affollati e adottando le necessarie precauzioni. Ma senza vivere nel terrore”.

Gli asintomatici quanto possono essere ancora pericolosi?

“Sul discorso degli asintomatici saranno fondamentali i test sierologi per capire quanti di loro hanno maturato gli anticorpi, pur non avendo manifestato i sintomi della malattia. Soltanto così potremo avere un quadro preciso su quanti di questi sono ancora potenzialmente infetti, essendo magari nelle fasi iniziali della malattia, e quanti invece sono ormai guariti. Per gli asintomatici basta anche un raffreddore a sviluppare gli anticorpi”.

A proposito della polemica che ha investito il dottor Giuseppe De Donno e la cura anti coronavirus con il ricorso al plasma iperimmune, qual è il suo giudizio?

“Penso sia una polemica inesistente. Il plasma rientra in una vecchia tradizione, è un vecchio trattamento terapeutico utilizzato già in passato per altre epidemie, per l’Aids e ultimamente per la famosa sindrone respiratoria mediorientale. In quest’ultimo caso il plasma dei guariti fu utilizzato con successo su una malattia che aveva un tasso di mortalità del 33%. Si tratta di effettuare una semplice trasfusione ma senza i globuli rossi, estraendo unicamente la parte liquida, il siero che contiene gli anticorpi. Sul fatto che possa fungere da salvavita non ci dovrebbero essere dubbi. Chi sostiene il contrario è un ignorante, ma nel senso peggiore del termine. Anche i cinesi lo hanno utilizzato e ne hanno parlato molto positivamente quando sono venuti in Italia per aiutarci nella lotta al virus. Io ne avevo già scritto a gennaio, poi è stato sperimentato a Mantova e come ha spiegato De Donno non ci sono state più vittime”.

In autunno dobbiamo temere un nuovo attacco e nuova ondata di contagi?

“La circolazione grazie agli anticorpi sarà limitata, dovremo guardare al Coronavirus come ad un virus influenzale, reso più pericoloso da nuovi agenti che si sono aggiunti a quelli del raffreddore che lo costituivano inizialmente. Ma come per tutti i virus influenzali la diffusione degli anticorpi ridurrà il rischio”.

 

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