Le mani della mafia nell’emergenza Covid: oltre 90 arresti fra Palermo e Milano

Politica

“La Guardia di Finanza di Palermo ha arrestato 91 tra boss, gregari, estortori e prestanomi di due storici clan palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella. In manette sono finiti esponenti di storiche famiglie mafiose palermitane come quelle dei Ferrante e dei Fontana. Le accuse contestate sono a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa”.

Questa la notizia riportata dall’Ansa che però nasconde un’altra inquietante verità. Ovvero il fatto che i clan malavitosi fossero pronti a sfruttare l’emergenza economica del Covid-19 per i loro interessi. Vengono così confermati tutti gli allarmi che da due mesi a questa parte stanno giungendo da varie direzioni, soprattutto dai magistrati impegnati e più esposti nella lotta alla mafia e dalle associazioni che si battono in difesa della legalità, contro il racket e l’usura. 

Il Giudice per le Indagini preliminari che ha autorizzato gli arresti, fra i quali anche quello di un ex concorrente del Grande Fratello, ha scritto nero su bianco come il lockdown abbia favorito “un contesto assai favorevole per il rilancio dei piani dell’associazione criminale sul territorio d’origine e non solo”.

Pare che gli affari si fossero concentrati soprattutto sul mercato del caffè, prima con alcune aziende che si occupavano della produzione, poi con la scelta di  investire solo sulla distribuzione. Sono tre le società sequestrate: due a Milano, una a Palermo. Una amministrata ufficialmente dall’ex concorrente del Grande Fratello. In questo modo gli indagati pare reciclassero i “soldi sporchi” investendoli su attività apparentemente legali e tali da non dare nell’occhio. Gli investigatori del nucleo speciale di polizia valutaria, diretti dal tenente colonnello Saverio Angiulli, hanno ricostruito i passaggi di denaro e i nuovi investimenti in cantiere.

Cosa stia accadendo in Sicilia all’interno di Cisa Nostra lo ricostruisce un servizio di Repubblica che svela: “Due anni fa, la procura di Palermo e i carabinieri hanno ascoltato in diretta i preparativi per la ricostituzione della nuova Cupola, un blitz sembrava aveva spazzato via tutti i nuovi capi delle famiglie di città e provincia. Due hanno anche deciso di collaborare con la giustizia. Qualche mese dopo, la polizia ha arrestato i mafiosi che Riina aveva esiliato negli Stati Uniti nel 1981 perché usciti ‘perdenti’ dalla seconda guerra di mafia: gli Inzerillo. Un nuovo duro colpo per l’organizzazione. Adesso, arrivano altri 90 arresti. Mentre in città si susseguono sequestri di cocaina. Ecco, cosa sta succedendo a Palermo. Le cosche hanno ripreso i traffici internazionali di stupefacenti, come non accadeva dagli anni Ottanta. I soldi della droga e delle scommesse on line stanno ridando vigore all’azienda mafiosa. E soprattutto liquidità, quella che adesso i padrini offrono alle imprese in difficoltà. Un abbraccio mortale”.

Ecco perché è necessario che lo Stato arrivi prima. 

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