Cosa dice la famiglia di Silvia Romano, dallo zio alla mamma fino al papà

Politica

Dopo il ritorno in Italia di Silvia Romano,  rapita in Kenya il 20 novembre 2018 e liberata in Somalia sabato scorso, tante polemiche sulla sua conversione e tante parole si sono spese sulle sue condizioni psicofisiche. A stupire però sono state le parole dello zio, uno dei pochi a parlare della prigionia per 18 mesi subita dalla nipote e che avrebbe portato la ragazza alla conversione all’islam con il nome di Aisha.

Lo zio a La Vita in Diretta, il programma di Rai 1 del pomeriggio, ha subito smentito che sia incinta: “No, non lo è. Non è incinta”. Ma sul “film dell’orrore” come ha definito il rapimento, il familiare aggiunge parole in più: “L’importante è che è viva, sana e salva”. Per lui poi “lei è stata inquadrata e addestrata, quelli sono esperti, le hanno fatto il lavaggio del cervello. Le avranno anche dato delle droghe. L’avranno anche drogata”.

Un’ipotesi che hanno pensato in molti sui social e che ora in queste parole troverebbe una sorta di risposta. Tuttavia sul nome con il quale si vorrebbe far chiamare le cose stanno diversamente da come sono state dette: “Ma poi le dico anche – ha aggiunto lo zio – che, avendola sentita, non parla neanche nello stesso modo di prima. Non è lei che vuole farsi chiamare Aisha, e questo non l’ha mai detto. Di certo non tornerà più la Silvia che era“.

Oggi invece ha parlato la mamma di Silvia.

“Come vuole che stia? – ha detto uscendo con il cane dalla sua casa in via Casoretto, a Milano – Provate a mandare un vostro parente due anni là e voglio vedere se non torna convertito”. Poi un richiamo:  “Usate il cervello” ha aggiunto la signora chiedendo silenzio ora: “Vogliamo stare in pace, abbiamo bisogno di pace”.

E anche il padre di Silvia ha fatto sentire la sua voce a Radio Capital chiedendo rispetto e tranquillità d’ora in poi: “Mia figlia sta come una che è stata prigioniera per diciotto mesi. Non è che se uno sorride sta benissimo, non confondiamo il sorriso con la capacità di reagire per rimanere in piedi dignitosamente da una situazione di cui si è preda e che ti porta poi ad andare nella depressione più totale. Meno male che ha un po’ di palle e cerca di reagire, ma è la sopravvivenza”.

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