Caro Grasso, sulla Cunial lei sbaglia, attenzione all’arroganza della casta

Politica

Ho sempre apprezzato la competenza di Grasso per quanto riguarda la sua materia, la critica televisiva, la storia della tv, la comunicazione a 360 gradi. Ma proprio sulla comunicazione (che non è mai asettica, è sempre di parte) anti-Cunial, temo sia stato eccessivamente spietato. Quasi rispondendo a una logica ferrea che in questo momento (la gestione politica degli effetti del contagio), si pone l’imperativo categorico di massacrare ogni voce dissonante rispetto al pensiero unico, culturale, ideologico e sanitario.

Naturalmente c’è modo e modo per esporre le proprie opinioni. Ognuno ha le sue, ma devono essere esposte con civiltà e correttezza. Chi scrive non è un complottista, anzi ritiene che il complottismo, assolutizzando anche spunti interessanti, sbaglia; e che spiegando l’inspiegabile, semplificando e banalizzando cause ed effetti, abbia un Dna religioso, che ben si adatta alla moderna comunicazione, social e non solo (il populismo mediatico diventa inesorabilmente populismo politico).
Ma anche l’anti-complottismo viscerale e dogmatico rischia di essere uguale e contrario al suo nemico; una sorta di antimafia uguale e contraria alla mafia.

Non si delegittima una persona, spostando gli argomenti che tratta, deviando l’attenzione sulla sua carriera o sulla sua vita “sbagliata”, quasi un giudizio morale. Come dire, l’albero si vede dai frutti. Quindi, la Cunial secondo Grasso, siccome è un’ex 5Stelle, “altro simpatico regalo dei grillini”, è uno scherzo della natura, un’eretica da bruciare. Le sue parole non valgono nulla. Non è razzismo questo? E poi, uno potrebbe essere uscito dai pentastellati non per follia, ma per coerenza a ragioni che il Movimento ha disatteso. Al di là della loro bontà.

Ciò che conta sono i contenuti e a questi si deve rispondere, in una sana dialettica democratica. La tecnica di colpire la persona per indebolire, ignorare le sue idee, è sbagliata, anche se purtroppo estremamente di moda.
Leggere per credere: “La Cunial è la personificazione farsesca del complottismo, una sorta di megalomania alla rovescia”. Oltre all’intolleranza, per lei pure il Tso.

L’uso delle parole, va ribadito, non è mai innocente. Dall’articolo di Grasso abbiamo imparato che quando si attacca una persona (la Cunial si è scagliata contro gli interessi di Bill Gates), non si attacca, ma si “offende”. E quindi, contestare l’operato di Bill Gates è lesa maestà. Capisco ora le attenzioni e le riverenze che il nostro potere politico, economico e istituzionale, rivolge da tempo all’imprenditore neo-filantropo, a cui basta una telefonata per raggiungere tutti, dal premier in poi.

Grasso ha compilato la lista delle “stupidaggini” enunciate dalla Cunial, ma non ha risposto nel merito. Quale replica alla frase secondo cui “Bill Gates è responsabile di una politica pro-vaccini, che è riuscita a sterilizzare milioni di donne in Africa”, e ancora, “Colao detta la sua politica da generale del Bilderberg”? E’ vero o no?

Grasso si è limitato a dire che tutte le teorie della parlamentare del gruppo misto sono state smontate (da chi? Dai diretti interessati?), e che il suo intervento è un prezzo inevitabile da pagare alla democrazia, richiamando Aristotele (“la peggiore ingiustizia sta nel volere l’uguaglianza dei disuguali”), e Isaiah Berlin (“la democrazia di massa nasce dal legno storto dell’umanità”).
Certo, che fatica fanno i capi e i rappresentanti delle élite, della casta, del pensiero giusto, della democrazia vera, dell’etica e della morale (si chiama “sindrome di Voltaire”, la pretesa di incarnare religiosamente il bene e tutti gli altri sono il male), a sopportare pedagogicamente i disuguali; meglio lasciarli alla loro ignoranza e al loro fanatismo. Quando il popolo, la massa, vanno in senso contrario ai desiderata dei vertici, è plebe, “legno storto”.

Ma la storia ha già conosciuto momenti in cui si è sperimentata la dittatura dei giusti, dei perfetti, che hanno preteso l’uguaglianza dei disuguali: è stato il Terrore di Robespierre e relativo genocidio della Vandea, nel nome di Liberté-Egalitè-Fraternitè; oppure il comunismo, con milioni di morti o di internati nei gulag siberiani. Oppure il nazismo. Oppure il totalitarismo in ogni sua salsa, antica e moderna.

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