Gli antirazzisti sono razzisti con monumenti, vie, statue e perfino con Gandhi

Politica

Quando si distruggono i monumenti, si bruciano i libri o si cambia la toponomastica delle città (cara Raggi), vuol dire che c’è una follia in atto. I roghi sono, per definizione, il simbolo di un nuovo-vecchio tiranno che risorge. Pure se circonfuso spiritualmente di democrazia. E si sciacqua la bocca della parola libertà.

Innanzitutto chiediamoci: si può fare? L’interrogativo si pone per i ripetuti episodi succedutisi dopo la morte di George Floyd a Minneapolis e i disordini che ne sono seguiti. La furia iconoclasta non ha risparmiato nemmeno una pietra miliare della storia del cinema come “Via col vento”, rimosso dalla piattaforma Hbo, perché ritenuto razzista. La polemica, dal mondo anglosassone, come noto, è approdata da noi, dove i Sentinelli di Milano hanno chiesto di rimuovere la statua di Indro Montanelli, colpevole di aver adottato, “comprando” una sposa bambina africana. Argomento da lui sempre affrontato e mai nascosto.
Follia quindi e dittatura rovesciata.

Chi sopprime il passato e pensa di eternare il presente, al di là delle singole ragioni, delle specifiche motivazioni, compie un atto ideologico e antidemocratico.
E per questo atteggiamento non c’è giustificazione che tenga. Nemmeno l’antirazzismo a posteriori.
L’unica cosa positiva, va ammesso, emersa da questa ondata planetaria di indignazione morale per l’assassinio di Floyd, è che a sbagliare non sono stati solo i Mussolini, gli Hitler, gli Stalin, ma anche i leader dei paesi cosiddetti democratici, liberali, moderni, civili.

La punizione si è rivolta, infatti, contro inglesi, americani, colpevoli di razzismo, schiavismo, intolleranza, ben prima del nazismo, del fascismo e del comunismo stesso. Della serie, non si salva nessuno. Ma pure l’odierna bocciatura, è acqua fresca. Chi ha studiato sufficientemente la storia poteva saperlo bene e prima. Ma evidentemente, l’entusiasmo neofita per le nuove scoperte “malvagie”, dimostra che l’ignoranza di massa è stata sempre una costante.
Da giorni c’è chi propone di rimuovere tutti i simboli (strade, vie, targhe, statue) dedicate a personaggi, leader importanti. Che oggi vengono messi in discussione.

Un mostro che mangia sé stesso. I novelli giacobini e giustizieri, ce l’hanno con Colombo (era noto da tempo), con Churchill (razzista), Rodhes, Drake, Colston, per le più svariate cause: esaltarono il potere coloniale, emarginarono i neri, erano corsari, organizzarono tratte di schiavi. Come se l’intera vita di ognuno potesse e possa essere giudicata ora da un solo atto. Addirittura ce l’hanno con l’icona globale della non violenza: Gandhi, reo di aver evidenziato la superiorità degli indiani sugli africani.

Suggerimento: andate a scartavetrare le biografie di tutti i leader politici, di destra e sinistra, di oggi e di ieri, italiani e non: pensate quante contraddizioni, giri di giostra, incoerenze, ambiguità, salti del rospo verranno fuori.
E che dire di Marx il profeta dell’uguaglianza e dell’emancipazione femminile, che bastonava la cameriera? E di Rousseau, il mito del buon selvaggio, la bandiera della volontà generale, che dispensava consigli pedagogici circa la società ideale da costruire (Dna della rivoluzione francese), e poi non riconobbe i suoi figli naturali?
E che dire di Einstein, che stipulò un contratto matrimoniale capestro con la futura moglie, anch’essa scienziata, incentrato su regole preistoriche e abnormi: fare l’amore quando voleva lui, preparare tre pasti al giorno, rispondere solo se interrogata?

Insomma, siamo alla vigilia di un preoccupante neo-puritanesimo, totalitario e anticipatore di future, certe, esecuzioni di massa. Che causerà solo scomuniche democratiche, violenza a 360 gradi, e una sorta di inquietante omologazione, però “disinfettata”.
La storia non si può giudicare con gli schemi di oggi (Socrate un liberale, Platone, un antidemocratico). E’ come invalidare il valore della civiltà romana solo perché c’era la schiavitù. Ogni leader è frutto di un percorso, di un cammino diverso.

E poi, ogni fase della storia di un popolo, nel bene e nel male, va metabolizzata, contestualizzata, deve essere oggetto di una riflessione profonda, oggettiva, abolendo retorica, professionismo delle idee, e strumentalizzazioni politiche.
La canea che da qualche giorno vuole abbattere statue, monumenti, intestazioni di vie, fa unicamente ideologia della storia. E l’ideologia è il nemico numero uno della realtà e della verità.

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