Parla Filippo Palombini: “Il distanziamento di Amatrice sono le porte chiuse di Fontanella”

Interviste

L’emergenza coronavirus ha fatto dimenticare a livello mediatico un’altra emergenza che si trascina dall’agosto del 2016, ovvero quella legata alla ricostruzione di Amatrice e delle zone colpite dal violento sisma dell’Italia centrale. Ad Amatrice un anno fa si sono svolte le elezioni amministrative ed è stato eletto sindaco Antonio Fontanella, nonostante le accuse di irregolarità denunciate dall’ex primo cittadino e suo sfidante Filippo Palombini, che insieme alla sua squadra ha presentato un esposto alla magistratura e un ricorso al Tar. Con Palombini abbiamo fatto il punto della situazione, considerando che nel Comune terremotato un anno fa era andato in visita ufficiale anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sollecitando una rapida ricostruzione e auspicando un patto fra cittadini- enti locali e governo. Cosa è cambiato da allora?

Palombini, partiamo dalla vicenda elettorale. Come procede la vostra strategia di contestazione del voto amministrativo? 

“Il ricorso era un atto dovuto, dal momento che le elezioni si erano comunque svolte, a nostro giudizio, in un clima di grande superficialità. Lo dovevamo come gesto di trasparenza e di rispetto nei confronti dei nostri elettori. Le indagini della magistratura e poi il Tar hanno effettivamente accertato un’inattendibilità dei verbali e anche anomalie nello svolgimento delle operazioni di voto, non ritenute però sufficienti per tornare a nuove elezioni, considerando che eravamo stati sconfitti per diciotto voti. Noi avremmo potuto ricorrere al Consiglio di Stato, ma abbiamo preferito soprassedere per due motivi: in primo luogo perché la popolazione si era profondamente lacerata, e in secondo perché è esplosa l’emergenza Covid. Non ce la siamo sentita francamente di spaccare ancora di più la comunità in un momento critico come quello che ci siamo trovati a vivere. Abbiamo quindi deciso di intraprendere una nuova fase. Anche perché abbiamo combattuto in sede giudiziaria non per vincere a tutti i costi, ma per far trionfare la trasparenza. E adesso il nostro obiettivo è portare avanti un’opposizione seria e pulita, con l’obiettivo di far sì che l’amministrazione si apra sempre di più ai cittadini e sia il più possibile trasparente”.

Il sindaco Fontanella ha presentato un bilancio del primo anno di amministrazione, ma lei ha evidenziato che le uniche iniziative positive sono in continuità con la sua precedente amministrazione. Può spiegarsi meglio?

“E’ normale che un’amministrazione entrante si trovi con parte del lavoro impostato da quella uscente, ma la cosa inaccettabile è che si usino certe inaugurazioni come forma di visibilità politica, come passerella propagandistica. Tante iniziative erano partite con la nostra amministrazione e parte di queste oggi sono terminate Questo ci fa piacere, ma per il resto non abbiamo visto nulla di nuovo. Lo stesso Fontanella nel presentare il bilancio del suo primo anno di mandato non ha rivendicato nulla che non fosse stato già messo in campo da noi. A parte alcune iniziative che abbiamo duramente contestato”.

Tipo?

“Per esempio il bando per la ricostruzione del centro storico, che non è stato realizzato con una gara aperta di carattere europeo in grado di raccogliere una pluralità di progetti in campo, valutando poi l’offerta qualitativamente migliore, ma con assegnazione diretta al massimo ribasso; decisione assunta in totale autonomia e senza la minima condivisione, non soltanto con l’opposizione, ma nemmeno con la comunità”.

Alle ultime elezioni a sostegno di Fontanella si era creato un ampio fronte con l’appoggio anche dell’ex sindaco Sergio Pirozzi. Come sono i rapporti interni alla maggioranza?

“Le divisioni ci sono, anche se cercano di nasconderle. La verità è che hanno creato un gruppo ad hoc per le elezioni, mettendo insieme tutti quelli che avevano governato Amatrice negli ultimi quarant’anni per impedire che potesse vincere il nostro modello di amministrazione nuova e trasparente. Hanno promesso ai cittadini che avrebbero amministrato all’insegna del massimo coinvolgimento. Peccato che poi se ne siano completamente dimenticati. In campagna elettorale avevano sbandierato come loro cavallo di battaglia la creazione delle consulte popolari su ogni tema di carattere amministrativo.  Ebbene, le consulte sono state istituite, ma non sono state mai convocate, non è stato chiesto loro alcun parere su nessuna materia. A dimostrazione di come fosse soltanto uno slogan elettorale e nulla di più. Oggi noi abbiamo un’amministrazione completamente chiusa su se stessa, in mano ad un gruppo molto ristretto che vuole tenere tutto sotto controllo”.

Per quanto riguarda la ricostruzione, dopo le passerelle dei vari politici anche nazionali, che cosa è avvenuto? A che punto siamo? Come è lo stato dei rapporti con il governo e il commissario?

“Che non si sarebbe più parlato di noi purtroppo lo avevamo messo in conto. Ora che c’è stata l’emergenza Covid siamo diventati ‘uno dei problemi del Paese’ e non più come era stato fino ai mesi scorsi il problema principale. Amatrice ha goduto di una forte visibilità e ha potuto ottenere in passato dei risultati proprio perché aveva i riflettori puntati addosso. Il governo a gennaio ha nominato un nuovo commissario per la ricostruzione (si tratta di Giovanni Legnini ndr.) che ha sicuramente maggiori competenze e poteri politici del predecessore. Come primo atto ha messo a sistema quello che già un anno fa tutti i settanta sindaci dei comuni interessati dal sisma, me compreso, avevano richiesto con un documento in cui si avanzavano delle richieste specifiche. Alcune di queste sono state recepite e tradotte in ordinanze e questo è senza dubbio un buon segnale. Ora però manca ancora la cosa più importante”.

Quale?

“Coinvolgere le popolazioni, perché se si continueranno a prendere le decisioni nel chiuso delle stanze come fanno ad Amatrice si finirà per non contare nulla. Invece bisogna agire come comunità. In questi giorni ho fatto notare come Arquata e Castelsantangelo sul Nera che sono nelle nostre stesse condizioni, hanno scelto gruppi di progettazione a livello mondiale, e non soltanto italiano, con una partecipazione popolare molto forte. E’ questo il modo per avere voce in capitolo. Qui da noi invece si sta facendo l’esatto contrario, ovvero ci si sta chiudendo dentro le mura come i montanari, con il risultato che di Amatrice non parla più nessuno”.

Quanto l’emergenza Covid ha aggravato lo stato di salute già precario dell’economia locale? Come ha reagito la popolazione?

“Qui da noi, come del resto in tutta Italia, abbiamo sofferto un forte distanziamento sociale che non ha fatto che deprimere ancora di più il morale di cittadini già demoralizzati dal terremoto. Qui non c’è stata un’emergenza sanitaria, ma c’è naturalmente un’emergenza economica. Sono anni che andiamo dicendo che questi territori devono ripartire soprattutto dal punto di vista economico, ed è evidente che tutti gli operatori del commercio e del turismo hanno visto in questi ultimi mesi raddoppiate le loro paure. Purtroppo molti hanno perso ogni stimolo a ripartire non vedendo all’orizzonte nessuna speranza per il futuro. Se sono in crisi economica le grandi città, i piccoli e medi comuni, le periferie, noi abbiamo sicuramente un’emergenza elevata all’ennesima potenza”.

Cosa propone di fare nell’immediato?

“Non ho ancora capito se nella mente del governo c’è o meno la convinzione che la ricostruzione del Paese passi anche dalla ricostruzione di Amatrice e del Centro Italia. Se si vuole impostare uno sviluppo economico sul turismo inteso nelle sue varie e diverse declinazioni sostenendo un tessuto economico povero, allora noi siamo per l’Italia la più grande delle sfide. Ecco quello che mi aspetto. Non la politica dei piccoli sussidi, ma una politica di rilancio seria e complessiva che punti sulle infrastrutture turistiche e sullo sviluppo dell’agricoltura di qualità. Se non si fa questo, il resto saranno soltanto chiacchiere”.

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