Omofobia, monumenti imbrattati: stessa deriva ideologica

Politica

Lo scontro tra natura e mente, tra realtà e ideologia nella storia dell’umanità c’è sempre stato.
Una contrapposizione antica che fa parte dell’uomo stesso (è una battaglia anche interna, interiore, intima), e che ciclicamente prende forme sempre diverse. Lenin diceva che non esiste la realtà, ma soltanto “l’interpretazione ideologica della realtà”.

Capite il pericolo di un meccanismo come questo, applicato a 360 gradi e che finalizzato alla realizzazione di idee ben precise, interessi specifici, follie di ogni genere, può arrivare a negare l’evidenza, alterarla, manipolarla? Rovinando la vita di milioni di persone? E da questo punto di vista non si salva nessuno. Non è unicamente il discrimine tra democrazia e totalitarismo (nazista, fascista, comunista), ma anche il cuore e il vulnus di un possibile “totalitarismo democratico”, vestito da pensiero unico, liberal, radical, progressismo buonista, politicamente corretto.

La tentazione di imporre un pensiero unico non è una novità, anzi è una costante, è addirittura il collante, il mastice delle istituzioni, della politica. E chiunque osi contraddire la corrente, la moda, la versione ufficiale, viene combattuto, condannato, scomunicato; con quale formula? Nemico del popolo, della libertà, della democrazia, persona che “discrimina”. Discriminare cosa? La risposta è pleonastica: il pensiero unico e i modelli di vita, economici, sociali, culturali, che si ritengono giusti, perfetti.

Tra l’altro, la parola discriminazione è sbagliata. Contiene una contraddizione. Discriminare non vuol dire compiere un’azione ingiusta, ma scegliere. Tutti scelgono. E la scelta implica una rinuncia. Ad esempio, se chi scrive compie la scelta di scrivere, automaticamente rinuncia ad un’altra opzione: non scrivere.

Quindi, attenti alle trappole dell’ideologia. L’ideologia si combatte con una sola arma: la realtà, la forza della verità. Che risiede solo nella natura. Quella natura, culla e formatrice di valori e significati oggettivi, che appunto, l’ideologia moderna vorrebbe negare, trasformare in un’altra ideologia (cioè, in un’opinione soggettiva). Non a caso oggi (il lessico dell’impegno ecologista) si tende a dire “ambiente” (interpretazione economicistica, materialista, a-umana), e non “natura”, perché tale definizione presupporrebbe una sfera di valori che hanno a che fare con uomo, donna, nascita, vita, famiglia, identità territoriale, storica, religiosa. Valori che la globalizzazione che tutto massifica e omologa, non concepisce, avversa. Nel nome e nel segno dell’uomo universale (l’uomo ideologico), del mercato globale, del cittadino del mondo, dell’apolide, del precario, del liquido.

Siamo, infatti, in una società che mira a trasformare ogni desiderio in diritto. Non è questo l’eterno duello tra la mente e la natura che torna in auge? Non è con la mente che stabiliamo chi deve morire prima di nascere (l’aborto), chi deve morire prima di morire (eutanasia)? Non è con la mente che decidiamo la scelta sessuale, il cambio di sesso, i figli presi, comprati, con l’utero un affitto? Non è con la mente che pretendiamo il primato delle famiglie che ognuno si costruisce in base al proprio pensiero, desiderio (che chiamiamo troppo spesso amore), negando quella natura che stabilisce che la vita inizia dall’unione tra un uomo e una donna, e quindi, il primato della famiglia naturale su quella artificiale, espressione della mera volontà individuale?

Non è ideologia, l’ideologia dei diritti a tutti i costi, che mette al centro la mente, il pensiero dei singoli e le sue inevitabili pulsioni (il desiderio è compulsivo), che considera la natura un limite insopportabile, come un’inaccettabile fissazione di ruoli inamovibili, autoritari, fonte di frustrazione e infelicità universale?
E quando questo scontro diventa pure giuridico e si sposta dalla filosofia, dalla religione alle aule parlamentari, nascono le nuove dittature che rovesciano la realtà.

La nuova legge sull’omofobia (meno male, ancora al palo), trasformerà in nemici meritevoli di finire in galera, o di essere rieducati “al rispetto e alla tolleranza”, i sostenitori dell’unica famiglia, quella naturale stabilita dalla Costituzione (articolo 29); persone di buon senso che commettono l’errore di sbagliare articolo: non dovranno più dire “la” famiglia è questa, ma “una” famiglia è questa, poi ci sono le altre famiglie, altrimenti la loro comunicazione diverrà automaticamente “discriminatoria” nei confronti degli omosessuali, “istigatrice all’odio” etc.
Una libertà di pensiero che ovviamente vale a senso unico. Quando legittima la corrente laicista.

E che dire dei monumenti imbrattati? Stessa follia dell’ideologia che a posteriori boccia e promuove gli uomini, secondo i dogmi di una moderna Inquisizione. Una follia che non tiene conto della complessità culturale, personale, famigliare, storica di ognuno, dei percorsi, tutti suscettibili di errori e modifiche (salvo i pazzi o i tiranni, che si condannano da soli). Si può prendere un singolo momento della vita di una persona e giudicarla per sempre? Non si salverebbe nessuno.

Moro, icona della democrazia e del dialogo con i comunisti, dovrebbe essere mandato al rogo, perché da giovane era fascista, scriveva su riviste littorie. E Scalfari, bandiera del progressismo liberal? Anche lui fascista. Solo per fare qualche nome. Perché non si distruggono tutti i monumenti romani, per il solo fatto che nell’impero c’era la schiavitù, c’era la pedofilia? E Gandhi, simbolo della non violenza, reo di aver sostenuto la superiorità degli indiani sugli africani? E Einstein, che impose alla moglie un contratto prematrimoniale capestro, fondato su regole militari (la moglie avrebbe dovuto garantirgli obbligatoriamente tre pasti al giorno, parlare solo su sue precise domande e accettare l’intimità solo soddisfacendo il marito)?
Insomma, i danni dell’ideologia sono devastanti. E in questa società liquida, la deriva della mente, sta assumendo forme folli, da mettere in dubbio e a rischio la sopravvivenza della democrazia, quella vera.

Ma i cittadini del futuro, capiranno che Grande Fratello sta arrivando?
Lo scrittore cattolico Bernanos diceva: “Salvate l’uomo, perché sarà l’uomo a non voler essere salvato. Le società folli producono folli”.
Una via d’uscita c’è. Ce lo ha ricordato in passato Thibon, il filosofo contadino: “Il realismo, la realtà, non sono il contrario dell’idealismo, ma il contrario della menzogna”.

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