M5S perde altri pezzi. Maggioranza in affanno al Senato e Renzi “si rafforza”

Politica

Il Senato è da sempre l’incubo dei governi, e salvo poche eccezioni le maggioranze sono sempre franate proprio a Palazzo Madama dove, diversamente dalla Camera, i numeri sono storicamente ridotti in virtù di un sistema elettorale che rafforza il voto regionale rispetto a quello nazionale.

Un incubo che sta vivendo anche la maggioranza giallorossa, dopo che due parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno dato l’addio ai gruppi parlamentari di appartenenza. Alla Camera se ne è andata Alessandra Ermellino trasferitasi armi e bagagli al gruppo misto, mentre al Senato a lasciare i pentastellati è stata Alessandra Riccardi che è pure passata alla Lega, quindi direttamente all’opposizione del governo. 

Il fatto è che nella “camera alta” ogni parlamentare perso è un rischio concreto per i giallorossi che da adesso possono contare su un solo voto di scarto rispetto alla maggioranza assoluta. Infatti la maggioranza oggi è formata da 162 senatori su un totale di 321. 

Dalle parti del governo tuttavia si tende a rassicurare sulla tenuta dell’esecutivo e della compagine parlamentare, sostenendo che in realtà i numeri sarebbero maggiori rispetto alla sommatoria delle forze che compongono la coalizione giallorossa. Che può contare appunto su 162 senatori contando 95 senatori M5S, 35 del Pd, 17 di Italia viva, 5 di Leu, 7 del gruppo Misto e 3 delle Autonomie.

Da dove potrebbero arrivare quindi altri voti? Come riporta il Corriere della Sera sarebbe possibile arrivare a 165 “se i tre senatori della Svp si schierano con la maggioranza senza se e senza ma. Una scelta che finora non hanno fatto. Il loro comportamento è cambiato. All’inizio, alla prima fiducia, i tre esponenti altoatesini si sono astenuti. Nelle ultime occasioni, invece, hanno votato a favore. Va ricordato che la SVP a Bolzano è alleata al centrodestra. E quindi su questi voti non si può dare nulla per scontato”.

Ci sono poi i sei senatori a vita il cui voto alla fine potrebbe rivelarsi determinante, come sa bene l’ex premier Romano Prodi che per ben due anni ha potuto tenere in piedi il suo secondo governo (2006-2008) proprio grazie alla stampella garantita dagli ex presidenti della Repubblica e gli altri emeriti.

Ma stavolta anche il soccorso dei senatori a vita non sarebbe così scontato visto che soltanto Mario Monti ed Elena Cattaneo fino ad oggi hanno sostenuto  l’esecutivo. Gli altri quattro partecipano raramente alle sedute, chi per anzianità, chi per impegni di lavoro, chi per problemi di salute. Alla fine insomma, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, la maggioranza potrebbe arrivare al massimo a 167 voti. Sempre troppo pochi per potersi dire al sicuro.

Eppure il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà è convinto che i giallorossi possano contare su numeri ancora più alti. “Ieri abbiamo perso un’altra senatrice M5S passata alla Lega e mi dispiace molto – ha commentato il ministro – ma al Senato siamo ben superiori alla maggioranza di 160 che leggo sui quotidiani, siamo a 170 senatori della maggioranza stabili. Non abbiamo un problema di numeri”. Forse l’esponente del governo è convinto del sostegno di tutti i sei i senatori a vita?

Da non dimenticare poi che questa situazione rafforza ancora di più il potere di Italia Viva che, come detto, dispone in totale di 17 senatori. E negli ultimi tempi non sono mancate le occasioni in cui i renziani hanno assunto posizioni in netto contrasto con il resto della maggioranza, fino a minacciare di far mancare il sostegno all’esecutivo proprio a Palazzo Madama. Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e visti i sondaggi Renzi avrebbe tutto da perdere da un possibile voto anticipato. Ma proprio per questo Italia Viva potrebbe avere tutto l’interesse a far pesare i suoi numeri per indirizzare l’azione di governo verso i propri obiettivi. Che non sono propriamente gli stessi dei 5 Stelle e del Pd.

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