Parla il dott. Luca Speciani (AMPAS): “La proroga dell’emergenza? E’ dittatura sanitaria”

Politica

E’ polemica per l’annuncio del premier Giuseppe Conte di prorogare lo stato d’emergenza per il Covid-19 addirittura fino al 31 dicembre 2020. Una decisione che non trova d’accordo l’AMPAS, l’Associazione che raccoglie gli operatori della Medicina di Segnale che già nel mese di aprile erano intervenuti criticando le misure straordinarie messe in atto dal Presidente del Consiglio per contenere i contagi, denunciando vere e proprie violazioni costituzionali e mettendo in discussione la legittimità di quello che appariva a tutti gli effetti un “regime sanitario” ad opera di un gruppo ristretto di medici ed esperti. Abbiamo intervistato il presidente dell’Ampas dott. Luca Speciani per sapere cosa pensano della possibilità che si possa tornare alla situazione dei mesi scorsi.

Cosa pensate della volontà di prorogare lo stato d’emergenza per tutto il 2020, voi che già ad aprile mettevate in discussione i decreti del premier Conte e le misure adottate per contenere il Covid giudicate eccessive oltre che anticostituzionali?

“Probabilmente il premier Conte ha bisogno di prorogare lo stato di emergenza perché altrimenti non potrebbe portare avanti i provvedimenti che ha messo in piedi, tipo il blocco dei licenziamenti o altre misure di carattere economico. Con lo Stato d’emergenza può così procedere con la decretazione d’urgenza come fatto fino ad ora. Dal punto di vista sanitario temo che questo provvedimento nasconda in realtà il proposito di imporre nuovi obblighi ai cittadini, ad iniziare da quello vaccinale, con il ricorso a misure che in tempi normali sarebbero costituzionalmente inconcepibli. Rischiamo una dittatura sanitaria in piena regola e la proroga dello stato d’emergenza ritengo serva proprio a far accettare alla popolazione certe leggi speciali”.

Lei non teme una seconda ondata del Covid in autunno?

“Non la ritengo probabile perché in questi mesi il virus si è attenuato e molti individui hanno costruito anticorpi naturali. Come avviene per tutti i virus che si sviluppano nella stagione invernale e poi se ne vanno gradualmente. E l’anno dopo non si ripresentano mai nello stesso modo e con la stessa dirompenza. Lo abbiamo visto anche con altri virus simili al Coronavirus, vedi la Sars per esempio. Quindi penso che abbiano ragione tutti quei medici e virologi come Tarro e Zangrillo che stanno attenuando gli allarmismi di parte del mondo scientifico”.

Quindi lei non condivide la tesi di Massimo Galli secondo il quale servirà in autunno una vaccinazione di massa per impedire che il ritorno del Covid possa mischiarsi con altri virus influenzali e respiratori?

“Galli è stato il mio professore di sanità pubblica e nutro per lui grandissima stima. E’ una persona onesta che ascolto con rispetto anche quando sostiene posizioni che non condivido. E in questa situazione devo dire si è sempre comportato con grande obiettività. Sulla questione dei vaccini non concordo sinceramente, anche perché sono convinto che il Sars-Cov2 non sia un virus naturale trasmesso da animale ad uomo ma un virus artificiale, creato in laboratorio. Ovviamente non ho le prove per dimostrarlo, ma ci sono troppi elementi che fanno propendere verso questa tesi. E ancora non si è trovata una base che dimostri in modo inequivocabile che il virus è passato dalla filiera animale a quella umana. Io non ritengo utile una vaccinazione di massa nel momento stesso in cui considero scarsamente credibile l’ipotesi di una seconda ondata.”

Quindi non è neanche giusto colpevolizzare i cittadini che vanno al mare, nei locali, obbligandoli a distanziarsi, ad utilizzare le mascherine al chiuso come prevede il nuovo decreto in uscita con la chiusura di discoteche e altri locali in cui c’è pericolo di assembramento?

“Ascolti bene, se noi chiudiamo le persone dentro delle bolle di vetro e impediamo al virus di circolare non permettiamo neanche la formazione degli anticorpi e l’immunizzazione della popolazione. Il problema è che questa logica che io sostengo e che scientificamente ha un fondamento, si scontra con la politica dell’obbligo vaccinale o della messa sul mercato di farmaci particolarmente costosi. Il settore farmaceutico ha tutto l’interesse a tenere alta la tensione per poi immettere nel mercato vaccini e farmaci. Io invece, che non sono un antivaccinista, sia chiaro, ritengo che vaccini e farmaci vadano usati quando strettamente necessari. Non se ne può abusare, perché poi l’abuso inevitabilmente provoca effetti collaterali indesiderati. Qui se ci sarà una seconda ondata sarà provocata soltanto dai media”.

Lei ritiene quindi come molti che ci sia una potenziale strategia del panico?

“La stragrande maggioranza delle persone contagiate è uscita indenne dal coronavirus. Il vero problema è chiedersi perché c’è stato un 15% che si è ammalato in modo più acuto, con un 5% di questi finito in terapia intensiva. Se si va a studiare questa parte di popolazione si scopre che la maggioranza sono anziani sopra gli ottant’anni, un 75% di questi sono maschi, un 73% sono obesi e quasi tutti sono affetti da minimo tre o quattro patologie che li portano ad assumere farmaci. Si tratta di una popolazione delicata e le cause effettive dei decessi non sono state mai appurate perché era vietato fare le autopsie. Non parliamo poi dei protocolli che a mio giudizio hanno anche complicato le modalità di cura dei pazienti e delle informazioni inesatte ed inesistenti, a parte quelle date nelle conferenze stampa delle 18. Poi c’è tutto il capitolo dei medici mandati in prima linea senza sapere cosa dovevano fare, delle persone in convalescenza che dalle terapie intensive sono state poi mandate nelle case di cura dove hanno finito per infettare tutti. Insomma un grande caos. Soltanto quando si sono iniziate a fare le autopsie si è capito che in fondo bastava somministrare l’eparina senza il ricorso ad altri costosissimi farmaci. ”

E a settembre non rischiamo di rivivere tutto questo?

“Il problema è che si finisce con il diagnosticare il Covid anche a chi presenta sintomi simili, questo in virtù di una disposizione del Ministero della Salute. In autunno avremo l’influenza stagionale quindi potrà accadere che finiremo con il definire contagiato anche chi non ha nulla. Se il primo giorno di scuola un bambino avrà trentasette e mezzo di febbre, finirà automaticamente in quarantena preventiva e sarà fatto il tampone a tutta la classe. Cosa accadrà? Che in quella classe ci potrà essere un 30% di bambini che avranno già incontrato e superato il virus l’anno precedente e basterà che dieci bambini, che magari in precedenza non hanno manifestato sintomi pur essendo contagiati avendo incontrato il virus risultino positivi al tampone, per dire che quella classe è un “focolaio di contagiati”. Termine assurdo per definire un gruppo di persone che ha già costruito anticorpi ed è quindi sana e protetta. È da malintesi come questi che potrà ripartire la cosiddetta ‘seconda ondata’. Se noi medici non ci ribelliamo a queste truffe mediatiche difficilmente garantiremo una ‘scuola normale’ ai nostri figli, e il governo avrà la scusa per imporre nuovi vincoli e restrizioni”.

Ma lo scopo qual è?

“Legittimare nuove misure di emergenza come hanno fatto quelle Regioni che hanno imposto l’obbligo del vaccino antinfluenzale ordinario per tutti gli operatori sanitari e gli over 65. Abbiamo presentato un ricorso al Tar chiedendo la sospensiva del provvedimento fondato su una motivazione assurda, ovvero il fatto che in questo modo si sarebbe maggiormente tutelati rispetto al ritorno del Covid. Ma è soltanto un primo passo per imporre i vaccini a tutti. Per questo vedo con grande preoccupazione la proroga dello stato d’emergenza. Una scusa per assegnare al premier e alle task force sanitarie il potere di imporre provvedimenti che non avrebbero altrimenti sostegno né nel parlamento, né tantomeno nel Paese”.

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