Sbarchi, situazione fuori controllo e sindaci in rivolta. Lamorgese sotto attacco

Politica

Il ministro Luciana Lamorgese lo ha detto a chiare lettere, la situazione degli sbarchi è insostenibile. “Per noi – ha dichiarato senza mezze misure – sono inaccettabili questi arrivi continui, che stanno collassando l’isola di Lampedusa”.

Poi ieri la notizia di un gruppo di migranti sbarcati su una spiaggia affollata di bagnanti a Marina di Ragusa dandosi alla fuga. Il leader della Lega Matteo Salvini ha pubblicato sui propri canali social la scena dello sbarco e della fuga successiva, evidenziando l’estrema facilità con cui circa quaranta immigrati, sono potuti arrivare sulla spiaggia, confondersi fra i bagnati e dileguarsi senza che nessuno li abbia fermati: e quel che è peggio senza alcun controllo di carattere sanitario.

La gestione degli sbarchi sta mettendo in seria difficoltà la stessa Lamorgese che si trova sotto accusa da parte della sua stessa maggioranza. Il segretario dem Nicola Zingaretti infatti ha criticato l’azione del governo e ha chiesto di intervenire in maniera più efficace e risolutiva. Lamorgese pare non aver gradito e ha replicato a Zingaretti dicendo: “Stiamo facendo il possibile. Ci troviamo davanti a un evento con numeri elevatissimi. L’isola di Lampedusa non può da sola avere una pressione di un numero di migranti che arrivano a ripetizione”.

Una risposta che però non ha soddisfatto il segretario Pd e governatore del Lazio che ha controreplicato a SkyTg24: “Non abbiamo ottenuto i risultati che si voleva, ma questo non significa gettare la spugna”.

Il Pd è una polveriera, aveva promesso di cambiare i Decreti sicurezza di Salvini ma si trova diviso fra chi vuole spingere per una radicale riforma delle politiche sull’immigrazione (leggi Orfini) allargando le maglie dell’accoglienza e del rilascio dei permessi di soggiorno, e chi invece come l’ex ministro Minniti non vuole che i dem siano percepiti dall’opinione pubblica come il partito dei migranti, dei porti aperti, dell’invasione, facendo così un regalo alla Lega e ai sovranisti. Accoglienza sì, ma la sicurezza innanzitutto.

A complicare le cose poi ci si sono messi i sindaci dei Comuni dove il Viminale ha trasferito i migranti sbarcati in Sicilia e che sono tutti sul piede di guerra, visto che sono già costretti a fronteggiare i rischi di nuovi focolai di coronavirus. Lamorgese insiste nel chiedere aiuto all’Europa ma almeno per il momento non sarebbero arrivate che risposte generiche e di circostanza.

Il governatore del Piemonte Alberto Cirio ha scritto al Ministro annunciando che la sua Regione non accoglierà più immigrati: “Ora diciamo basta e l’ho scritto al ministero dell’Interno perché il Piemonte non può garantire oltre queste forme di accoglienza. Ho chiesto con fermezza al ministro Lamorgese di non voler procedere a ulteriori invii, che metterebbero fortemente a rischio la tenuta e la sicurezza del nostro sistema sanitario e sociale».

Anche il Movimento 5 Stelle è sul piede di guerra, con Luigi Di Maio che si rivolge a Bruxelles, forse per assolvere Conte da quelle che appaiono evidenti carenze del suo esecutivo, e del premier in particolare, che sull’immigrazione francamente non si è mai capito che posizione abbia, dopo essere passato dalla linea dura del governo gialloverde a quella morbida del giallorosso.  “Non dobbiamo avere paura di dire che l’Italia da sola non ce la fa – scrive Di Maio su Facebook – L’Ue deve dare una risposta alla crisi dei migranti, soprattutto in una fase in cui c’è un rischio sanitario altissimo con la pandemia. Ci aspettiamo che la redistribuzione riparta subito. Ci aspettiamo che Bruxelles rispetti i patti, così come l’Italia continua a rispettare e ad onorare gli impegni presi”.

Insomma, la situazione è sempre più incandescente e la maggioranza di governo, divisa al proprio interno, sta mettendo in difficoltà il Viminale; con il ministro che, secondo alcuni media avrebbe alzato i toni nel Consiglio dei ministri, accusando gli alleati di trattarla alla stregua di un “capro espiatorio”. E lei di prendersi la responsabilità di una situazione ingovernabile, e resa tale anche dalle resistenze dei territori ad accettare la redistribuzione, compresi gli amministratori dem di Toscana ed Emilia Romagna, non ha nessuna intenzione. 

 

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