Libia. Da Gheddafi ai nostri pescatori sequestrati. Tutti gli errori dell’Italia

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C’è una vicenda che da tre mesi sta passando sotto un vergognoso silenzio. E che evidenzia in modo desolante e disarmante, l’incapacità e l’incompetenza di un governo che non riesce nemmeno a fronteggiare dignitosamente la pandemia. E meno male che per Conte, “eravamo prontissimi”, eravamo (e dovremmo ancora essere), “un modello”, che i suoi amici Merkel e Macron, hanno imitato e devono continuare a farlo.

Stiamo parlando dei 18 pescatori di Mazara del Vallo, 8 dei quali di nazionalità italiana, sequestrati da tre mesi dalle milizie dell’Esercito nazionale libico del generale Haftar. Da 90 giorni le loro famiglie non sanno più nulla. Sperano in un segnale da parte della politica, da parte delle istituzioni. Segnale non pervenuto. Finora ci sono state solo alcune trasmissioni tv che si sono occupate del caso, qualche servizio, poche dichiarazioni, più dalle opposizioni (Lega e Fdi), che dalla maggioranza giallorossa.

Che differenza rispetto alle quotidiane ossessive campagne mediatiche del politicamente e culturalmente corretto, quando in ballo c’era il professionismo dell’umanità, c’era l’esercito degli indignati morali, contrapposti alle scelte “xenofobe” del sovranista Salvini, allora ministro degli Interni gialloverde, reo di difendere il principio costituzionale della difesa dei confini e di chiudere i porti, tenendo a mollo, le navi delle Ong.
Che differenza di approccio, quando a essere rapiti in passato, sono stati soldati o civili americani, francesi, inglesi. Per molto meno sarebbe scoppiato un incidente internazionale.
Invece da Conte e soci (il ministro competente è quello degli Esteri, Luigi Di Maio), unicamente indiscrezioni paludate, parole blande.

Il nostro governo, sulla scia di una lunga e consolidata tradizione, preferisce le vie traverse delle trattative segrete (sempre a suon di riscatti pagati a mediatori). Ma pare che l’inciampo, il blocco delle vie diplomatiche, sia dipeso da una richiesta ricattatoria e irricevibile da parte del generale Haftar. Ci restituirebbero i 18 pescatori in cambio di sedicenti calciatori libici, arrestati da noi per tratta di esseri umani. Che bell’affare: i nostri pescatori equiparati a scafisti e considerati scomodi da Palazzo Chigi perché politicamente scorretti.

D’altra parte, di figure barbine sul dossier libico, ne abbiamo collezionate parecchie. Umiliati ed espulsi dalla geopolitica della nostra ex-colonia, proni ai diktat di Francia e Usa, quando abbiamo partecipato ad una guerra che ha solo destituito Gheddafi e ci ha sottratto i nostri interessi, avevamo parzialmente recuperato con Minniti (la gestione dei flussi migratori), adesso non riusciamo a gestire una situazione che appare complessa e delicata. Segno di un deficit devastante di dignità nazionale, assenza di visione internazionale, più in particolare per ciò che riguarda le politiche energetiche e il nostro ruolo nel Mediterraneo. Tutti ricordano l’ospitata romana in contemporanea, autentica farsa alla Casalino, sia di Haftar, il ribelle, e di Fayez al Serraj, l’unico riconosciuto come presidente legittimo dall’Onu e dall’Unione europea. Una genialata.

E ora? In vista del Natale, qualche esponente politico ha pensato bene di tornare sull’argomento. L’europarlamentare Simona Baldassarre della Lega ha indirizzato una lettera aperta al ministro Di Maio, nell’auspicio che per le Sante Feste i nostri pescatori possano tornare a casa.

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