Parla Giulio Tarro: “Terza ondata? Hanno sbagliato tutto. Vi racconto il modello svedese”

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Fra i virologi c’è chi sta profetizzando un’imminente terza ondata del coronavirus che arriverà immediatamente dopo le feste di Natale. “Gli italiani sono barricati in casa per le feste ma potrebbe essere tutto inutile o quantomeno insufficiente: la terza ondata del Covid è sicura e rischia di essere un’ondona. Servono misure più restrittive” ha detto per esempio Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università statale di Milano, in un’intervista a La Stampa. Quindi niente “libera uscita” ma nuove restrizioni secondo i virologi, che esprimono riserve anche in merito alla riapertura delle scuole il 7 gennaio. C’è chi però dissente dall’allarmismo di queste ore come il virologo Giulio Tarro allievo di Alber Sabin, l’inventore del vaccino contro la poliomielite, e proclamato miglior virologo dell’anno nel 2018 dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo (IAOTP). Con lui abbiamo parlato anche del vaccino e della variante inglese.

Alcuni suoi colleghi stanno dando per scontato l’arrivo della terza ondata sostenendo addirittura, come ha fatto Pregliasco, che dovremo dimenticarci la vita sociale, le cene, i raduni, per tutto il 2021. Condivide?

“Se fosse davvero così, allora questi miei illustri colleghi dovrebbero avere l’onestà intellettuale di riconoscere di aver sbagliato tutto, perché a Wuhan, epicentro dell’epidemia, la notte di Capodanno la gente stava tutta in strada e non chiusa come noi dentro le case. Quindi, come la mettiamo?”

Me lo dica lei.

“I cinesi hanno sconfitto il Covid con la politica del rigore assoluto, chiudendo le frontiere e recintando sempre di più i focolai fino ad estinguerli. E inoltre sempre in Cina, nonostante il rigore scientifico adottato, non c’è la crisi economica che stiamo vivendo noi, che pure abbiamo chiuso, poi riaperto, poi richiuso, poi riaperto a metà, a mio giudizio senza alcun criterio di carattere medico e scientifico”.

Pensa che si ritornerà all’Italia a colori del periodo pre-natalizio, oppure che si intensificheranno le zone rosse trasformando in arancioni quelle che fino ad oggi erano gialle?

“La divisione dell’Italia per zone colorate è stata a mio giudizio inutile. L’unica cosa giusta il governo l’ha fatta a primavera quando chiuse il traffico aereo con la Cina seppur intervendo in ritardo. Tutto il resto è stato inutile e non è servito a nulla. Il problema è che i media ci raccontano quello che vogliono e lasciano pontificare medici e virologi che, loro per primi, non ci hanno capito nulla di questa epidemia, facendo soltanto tanta confusione e confondendo le idee a tutti. Le misure fin qui adottate e suggerite dai cosiddetti esperti non hanno funzionato. Non ci avevano detto che i lockdown di novembre servivano a salvare il Natale? A Natale ci hanno segregati in casa e adesso ci vengono a dire che avremo pure la terza ondata. Segno evidente che hanno fallito previsioni e politiche di contenimento”.

Secondo lei quindi qual è la soluzione da attuare dopo le feste?

“La mia ricetta è sempre la stessa, ovvero isolare e proteggere gli anziani e immunizzare la popolazione più giovane lasciando circolare il virus. Il mio modello di riferimento resta la Svezia. Io conosco bene quel Paese, ho contatti con diversi svedesi e posso assicurarvi che quello che raccontano i nostri media sono tutte falsità. Non è vero che gli svedesi stanno messi male e che stanno pagando caro la mancata attuazione dei lockdown. Stanno meglio di noi sia dal punto di vista sanitario che da quello economico e sociale”.

Ora è spuntata la cosiddetta variante inglese. Ma di cosa si tratta realmente?

“Guardi, si tratta di un processo assolutamente normale. Già a fine marzo abbiamo avuto una variante del virus originario. Da aprile in poi infatti la maggior parte della sequenza virale conteneva una mutazione singola del genoma con la glicina in sostituzione dell’acido aspartico. Questa mutazione si è meglio adattata alla specie umana giustificando anche l’eccessivo tasso di contagiosità, cui però non è corrisposta un’analoga aggressività visto che ad essere interessate sono state principalmente le vie aeree superiori e non i polmoni. Fino alla scorsa settimana si parlava di almeno diciassette varianti in circolazione, però si tratta di varianti che non riguardano le proteine di base e quelle strutturali, ma soltanto quelle accessorie”.

A questo punto ha senso vaccinarsi contro il Covid nel momento in cui possono manifestarsi questi mutamenti?

“Credo che qui non si tratti più di stabilire se sia bene vaccinarsi o meno, ma quale vaccino scegliere. Io sono stato allievo di Sabin e quando si sperimentava un vaccino non lo si faceva con la fretta di produrlo. Non si può produrre un vaccino soltanto perché si ha necessità di averlo presto, perché poi si rischia di non approfondire accuratamente quelle che sono le controindicazioni e gli effetti avversi. Soprattutto per i più giovani consiglierei prudenza, anche in virtù dell’esperienza che abbiamo avuto in passato con gli organismi geneticamente modificati in campo agricolo che non a caso sono stati bloccati. Il nostro sistema genetico potrebbe quindi subire alterazioni dagli effetti di un processo non ordinario. Non vorrei si ripetesse quanto accaduto negli anni cinquanta del secolo scorso con la produzione della Talidomide, il famoso farmaco miracoloso contro la nausea per le donne in gravidanza, che portò in realtà alla nascita di molti neonati affetti da focomelia, con la riduzione degli arti”.

Sinceramente, fra tutti i vaccini in circolazione, quello europeo, quello russo, quello cinese ecc. quale consiglierebbe? Ha avuto modo di studiarli? Quale offre maggiori garanzie?

“Bella domanda! Sicuramente sono poco attendibili le bocciature del vaccino russo da parte dei pro vax europei sulla base del fatto che sarebbe stato prodotto troppo in fretta, quando poi gli stessi dopo pochi giorni si sono subito affidati a quello prodotto da Moderna. Mi pare che l’unico vaccino prodotto secondo la metodologia standard prevista sia quello cinese, anche se poi in realtà in Cina ne è stato messo in commercio più di uno. Del resto anche i cinesi che lavorano in Italia sono tornati in patria, si sono vaccinati e poi sono rientrati. Le risulta che nelle comunità cinesi ci siano stati altri focolai? I cinesi sono stati i primi a debellare l’epidemia e i primi a produrre i vaccini”.

Altro nodo delicato sono le scuole. Riaprirle o non aprirle? Ma soprattutto, che senso ha far seguire le lezioni in presenza ai bambini delle elementari ma non a quelli delle superiori? Non si infettano alla stessa maniera?

“Infatti si tratta di una scelta illogica. Ma c’è anche un altro grave pericolo per i bambini, ovvero che l’uso delle mascherine e l’obbligo delle distanze, porti a seri danni di carattere psicologico, consolidando quel fenomeno che io chiamo “autismo funzionale” con ripercussioni molto serie sulla crescita e sul corretto e sano sviluppo delle relazioni sociali, portando i più piccoli ad isolarsi e a rifiutare per paura il contatto con gli altri”.

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