Il caso Cesa sull'”operazione costruttori” e il M5S “riscopre” la questione morale

Politica

Non appena si è appresa la notizia dell’indagine a carico dell’ex segretario Udc Lorenzo Cesa, finito in un’inchiesta sulla ‘ndrangheta della Procura di Caltanissetta, sono iniziate a circolare due tesi di segno opposto e contrario.

C’è chi, come ad esempio il filosofo Paolo Becchi, ha parlato di “giustizia ad orologeria” sostenendo che Cesa sarebbe stato “punito” per aver ostacolato l’operazione “costruttori”  e aver impedito che l’Udc potesse andare in soccorso del governo al Senato. C’è invece chi sostiene l’esatto contrario, ovvero che se l’inchiesta avesse davvero un carattere politico, allora sarebbe da interpretare in chiave anti-Conte, per stoppare sul nascere ogni possibile tentativo di soccorso centrista al premier, per farlo cadere e poi sostituirlo.

Sospetti che hanno trovato ancora più consistenza nel fatto che la notizia dell’indagine su Cesa è arrivata proprio a poche ore dal voto sulla fiducia in Senato. Come mai si è atteso che passasse il cosiddetto “giorno del giudizio su Conte”? E se l’Udc avesse votato a favore del governo? O forse è proprio l’operazione costruttori che si vuole impedire?

I sospetti circolati nelle ultime ore hanno spinto il procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri ad intervenire per smentire quelle che sono state definite dietrologie. Intervistato sia dal Corriere della Sera che da Repubblica il procuratore nega che contro Cesa sia scattata la cosiddetta “giustizia ad orologeria”. “Le giuro che i tempi della politica non c’entrano- ha spiegato Gratteri –  Noi abbiamo saputo che dovevano arrestare l’assessore Talarico, insieme agli altri, quando è arrivata l’ordinanza del gip, all’inizio di gennaio, a un anno di distanza dalla nostra richiesta e a sei mesi dall’ultima integrazione. Le elezioni in Calabria erano fissate per il 14 febbraio, avremmo aspettato il 15 per non interferire sulla campagna elettorale, ma poi sono state rinviate ad aprile: non potevo lasciare arresti in sospeso per decine di persone altri tre mesi”.

Ma il magistrato sembra rispondere anche all’altra accusa, ovvero quella di voler mandare all’aria l’operazione di allargamento al centro della maggioranza: “Io fino all’altra sera – ha spiegato ancora Gratteri – gli ho sentito dire in tv che lui e l’Udc non sarebbero entrati nella maggioranza, quindi questo problema non si è posto. Se ora qualcuno vuole sostenere il contrario lo faccia, ma io l’ho sentito con le me orecchie”.

Premesso che nessuno vuole alimentare sospetti, è però evidente a tutti come l’inchiesta su Cesa crei sicuramente un ostacolo a chi, in queste ore, era al lavoro per convincere i moderati del centrodestra a sostenere il presidente Conte consentendogli di avere i voti necessari per poter fare a meno di Matteo Renzi e Italia Viva.

Il ministro degli Esteri ed ex capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio si è riscoperto improvvisamente “giustizialista” dopo che nei giorni scorsi in pratica era pronto a spalancare le porte della maggioranza a tutti e restando persino silente di fronte al soccorso dell’ex “amazzone berlusconiana” Maria Rosaria Rossi. Una che fino a qualche tempo fa i 5 Stelle avrebbero avuto difficoltà ad avvicinare anche per chiedere una sigaretta.

Nonostante Cesa sia soltanto indagato e le accuse contro di lui siano ancora tutte da dimostrare, Di Maio ha immediatamente chiuso le porte all’Udc con queste parole: “Mi sento di dire che mai il M5s potrà aprire un dialogo con soggetti condannati o indagati per mafia o reati gravi. È evidente che questo consolidamento del Governo non potrà dunque avvenire a scapito della questione morale, dei valori che abbiamo sempre difeso e che sono fondanti del progetto 5 Stelle”.

Già, la questione morale! Questa parola ultimamente sembrava scomparsa dal vocabolario del M5S per essere improvvisamente rispolverata oggi nel tentativo di dimostrare che il Movimento ha ancora un’etica da tutelare. Ma indignarsi oggi, quando fino a ieri erano pronti i tappeti rossi per tutti quelli che potevano servire a tenere in piedi il governo, Udc compreso, suona tanto di ipocrisia politica.

Anche perché, fino a prova contraria, parlare di questione morale quando si stanno favorendo operazioni di trasformismo politico e parlamentare dopo aver per anni condannato i cambi di casacca e aver addirittura chiesto la decadenza da parlamentare per chiunque avesse tradito il vincolo di mandato giudicato “sacro”, rischia di apparire anche grottesco

Ancora di più dopo le performance radiofoniche del neo costruttore Lello Ciampolillo che ieri ci ha fatto sapere che non si vaccinerà contro il Covid perché il vaccino rischia di provocare come effetto collaterale addirittura la “paralisi facciale”. Naturalmente senza fornire alcuna evidenza scientifica che possa supportare questo pericolo. E il governo dell’Italia colorata e dei locali chiusi, pur di “tirare a campare” accetta anche questo.

 

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Americo Mascarucci
Dal 1998 giornali e uffici stampa sono stati la mia casa, mi sono occupato di cronaca nera, bianca, rosa, rossa. Ho iniziato raccontando i fatti di paese e di provincia come corrispondente del quotidiano “Il Tempo” nella redazione a Viterbo, poi ho ottenuto l’assunzione in un giornale del gruppo Nuovo Oggi. Solo alla fine approdo nel meraviglioso mondo degli online che non ho più lasciato