Vaccini, scoop del Corriere svela: “Dalla Ue contratti capestro e scarse garanzie sui tempi”

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La notizia bomba l’ha lanciata Il Corriere della Sera con un servizio realizzato da Fiorenza Sarzanini e Lorenzo Salvia, puntualmente rilanciato da Dagospia. Secondo quanto scoperto dai due cronisti, l’Italia non potrà rispettare i tempi previsti per la campagna vaccinale, e questo perché non avrebbe garanzie contrattuali cui richiamarsi in caso di inadempienze. 

Secondo quanto riporta il servizio infatti, “l’Unione Europea avrebbe firmato con le case farmaceutiche che producono vaccini, dei contratti capestro che di fatto non prevederebbero penali automatiche in caso di inadempienze”. Una notizia ovviamente da prendere con le pinze, che sarebbe contenuta in un documento secretato ma entrato in possesso dei giornalisti del Corsera.

La data fatidica per comprendere la posta in gioco parrebbe essere quella dell’otto gennaio 2021.

Ma ecco cosa scrivono Sarzanini e Salvia, notizie che riportiamo con tutte le cautele del caso e ricordando che si tratta comunque di indiscrezioni giornalistiche che potrebbero essere oggetto di rettifiche o smentite: “Quel giorno (l’8 gennaio appunto ndr.) Pfizer ha infatti ottenuto dall’ Ema, l’ agenzia europea del farmaco, l’ autorizzazione a sostenere che ogni fiala prodotta con il suo marchio contiene 6 dosi di vaccino e non 5. Un calcolo mai effettuato durante le trattative, né tantomeno al momento di siglare gli accordi con l’ Ue. Clausole, penali, scadenze e costi: eccolo il contratto firmato dalla Commissione Ue con la multinazionale, identico a quello chiuso con le altre cinque case farmaceutiche che producono il vaccino. Un atto secretato che rivela un dettaglio clamoroso: in caso di inadempienze le penali non scattano in maniera automatica. E questo consente alla multinazionale – dunque a tutte e sei le case farmaceutiche – violazioni difficili da contestare e contrastare. Non solo. Nei documenti a disposizione dell’ Avvocatura dello Stato per la diffida che già oggi potrebbe partire è confermato che BioNTech, l’azienda tedesca associata a Pfizer nella produzione del vaccino, ha siglato un contratto parallelo con la Germania che si aggiunge a quello concordato da Bruxelles. E che rischia di minare la distribuzione equa delle dosi tra gli Stati dell’Unione stabilita in percentuale rispetto agli abitanti di ogni Paese, visto che garantisce a Berlino una fornitura aggiuntiva di 30 milioni di dosi”.

E poi ancora: “Il contratto fissa una penale del 20% del valore delle dosi non consegnate che aumenta in base ai giorni di ritardo. Ma chiarisce che l’ applicazione delle penali non è automatica: alla fine del primo trimestre deve inizialmente essere esplorata la strada per un rimedio alla inadempienza. Tra le possibilità ci sono: il diritto al rimborso, la cessazione del contratto e, solo alla fine, l’ applicazione della penale.Un meccanismo che di fatto lascia alle aziende la totale libertà di azione compresa, almeno in teoria, l’ eventualità di pagare le penali a fronte di un’ offerta alternativa che dovesse rivelarsi più vantaggiosa”.

Questo è ciò che avrebbero scoperto e che hanno rivelato i giornalisti del Corriere della Sera Non sappiamo quanto la notizia sia effettivamente vera, ma qualora lo fosse non sarebbero certamente le case farmaceutiche a finire sul “banco degli imputati” ma semmai la Ue che a quanto pare non sarebbe stata attenta a tutelare il diritto degli Stati a vaccinazioni rapide e senta intoppi. Questo sarebbe eventualmente il grande paradosso della vicenda, proprio nel momento in cui l’Italia si trova alle prese con ritardi nella consegna delle dosi che starebbero mettendo a rischio i richiami.

A questo punto quali strade si apriranno dal punto di vista legale per l’Italia al fine di ottenere il rispetto degli accordi? Difficile stabilirlo. Sembra evidente tuttavia che i tempi sbandierati dal governo con l’assicurazione che la campagna vaccinale si sarebbe chiusa a fine estate, sono ormai da considerare una chimera.

Di certo l’inchiesta del Corriere non può restare lettera morta. E forse opportuno che il governo si muova e chiarisca la vicenda, visto che l’Italia come sempre rischia di essere il Paese costretto a pagare il prezzo più alto. Con l’Europa che ancora una volta rischia di perdere la sfida che ormai da mesi si è prefissata, quella cioè di sconfiggere definitivamente la pandemia. L’ennesima sfida persa in partenza.

 

 

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