Spiagge chiuse in estate secondo Crisanti: ma servono proprio certe dichiarazioni?

Politica

Stanno facendo molto discutere le dichiarazioni del virologo Andrea Crisanti relativamente alla possibilità che questa estate possa essere vietato l’accesso nelle spiagge. 

“Andremo avanti con la suddivisione in zone, rossa, gialla e arancione, almeno fino a settembre/ottobre, cioè fino a che non ci sarà l’impatto del vaccino” ha detto intervenendo al programma radiofonico Un Giorno da pecora. Ha poi aggiunto: “D’estate dovremo essere più cauti rispetto allo scorso anno, speriamo di poter andare in spiaggia. Israele andò in lockdown per la seconda volta a fine agosto, e lì c’è un clima simile all’Italia. Se sono chiusi cinema, bar e teatri non si capisce perché dovrebbero essere aperte le spiagge. Anche le discoteche in Sardegna si diceva che erano all’aperto. Ma tanto se questa estate si faranno le zone arancioni o rosse non si porrà nemmeno il problema”.

Dichiarazioni che, come detto, hanno scatenato dure reazioni. Come quella della parlamentare di Fratelli d’Italia Daniela Santanché che ha replicato: “Le frasi di Crisanti mi hanno lasciato sgomenta. Come si fa a pensare di ‘vietare le spiagge’ senza considerare tutte le famiglie italiane che rimarrebbero senza lavoro, ridotte alla fame? Professore, si rende conto di cosa ha detto? Vuole davvero ammazzare il turismo?”.

Al di là delle polemiche politiche c’è un punto da chiarire. Non sarebbe il caso che gli esperti la smettessero una volta per tutte  di sparare previsioni e delineare scenari apocalittici? E’ proprio necessario “terrorizzare” le persone prima del tempo facendo intuire loro che probabilmente dovranno restare chiuse in casa anche in piena estate e dovranno rinunciare pure alle spiagge?

Se è vero che l’obiettivo primario è sconfiggere il Covid e tutelare la salute delle persone, allora non sarebbe il caso di iniziare a preoccuparsi pure della tenuta psicologica della gente? Che certamente mesi di lockdown, problemi economici, restrizioni, didattica a distanza, smart working, azzeramento delle relazioni sociali, non hanno fatto che aggravare. E allora, c’è bisogno di far sapere agli italiani che dovranno rinunciare pure al mare. alle spiagge, con sei mesi di anticipo?

Ma poi, possibile che ogni virologo debba dire la sua, facendo a gara a chi “spaventa di più”. Le persone stanno già soffrendo la paura di un virus che impedisce soprattutto agli anziani di avere delle relazioni. Tanti sono come segregati in casa, agli “arresti domiciliari” rifiutando persino di incontrare figli e nipoti per il terrore di potersi contagiare. E tanti sono preoccupati perché non sanno se potranno vaccinarsi e quando.

Nessuno sta dicendo che si debba nascondere la verità, ma un po’ di ottimismo forse ogni tanto non guasterebbe, anche per dare coraggio, soprattutto ai soggetti più fragili che hanno timore anche di affacciarsi alla finestra.

E allora, visto che le restrizioni saranno decise in base alla curva dei contagi, che senso ha allarmare già la gente in vista dell’estate? E dopo che per colpa della pandemia sono finiti in ginocchio i settori della ristorazione, il mondo delle palestre, degli impianti sciistici, del cinema, dei teatri, adesso si deve suonare il de profuindis anche per gli stabilimenti balneari? Spaventando tutti quelli che proprio in estate riescono a lavorare e a guadagnare qualcosa?

Forse non sarà arrivato il momento di mandare in lockdown anche esperti e dichiarazioni?

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Americo Mascarucci
Dal 1998 giornali e uffici stampa sono stati la mia casa, mi sono occupato di cronaca nera, bianca, rosa, rossa. Ho iniziato raccontando i fatti di paese e di provincia come corrispondente del quotidiano “Il Tempo” nella redazione a Viterbo, poi ho ottenuto l’assunzione in un giornale del gruppo Nuovo Oggi. Solo alla fine approdo nel meraviglioso mondo degli online che non ho più lasciato