Omicidio di Caccamo, Bruzzone: “Vi spiego perché il killer poteva essere fermato. Come riconoscerli”

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Emergono particolari agghiaccianti sull’omicidio di Caccamo e sulla morte della povera Roberta Siragusa. In carcere è finito il fidanzato Pietro Morrerale che secondo quanto emergerebbe dall’ordinanza del gip avrebbe ucciso la ragazza in maniera orribile. Uno dei punti chiave del delitto, ancora non chiarito, è proprio come sia stata uccisa Roberta. Il corpo è stato trovato con i jeans abbassati e bruciato nella parte superiore. La ragazza aveva i pantaloni e le scarpe da tennis. I capelli rasati. Non è chiaro se siano stati tagliati o si siano bruciati. «Dovrà essere accertato – scrive il gip – se tale circostanza è dovuta ad un fenomeno di combustione o ad una orribile manifestazione di disprezzo e svilimento della sua identità femminile». Diversi testimoni hanno raccontato che Roberta aveva paura di Pietro perché lui pare fosse geloso, possessivo e violento. Morreale è in carcere perchè il gip di Termini Imerese ha scritto nell’ordinanza cautelare che emergerebbero un «gravissimo quadro cautelare, rischio di inquinamento probatorio, estrema gravità della condotta, determinazione criminale, possibilità che reiteri il reato». Ne abbiamo parlato con la criminologa Roberta Bruzzone.

Che idea si è fatta su Pietro Morreale? E’ lui l’assassino di Roberta?

“Ritengo di sì. Sono convinta che sia stato lui ad uccidere la ragazza con una brutalità inaudita; prima sfregiandola, come dimostrerebbe il particolare dei capelli rasati, e poi dandole fuoco. Particolari agghiaccianti che a mio giudizio stanno a confermare una lucidissima volontà di commettere l’omicidio e di punire la povera Roberta perché si era stancata di stare con un soggetto come lui. Dal quadro accusatorio emergerebbe il ritratto di una persona ad elevatissima pericolosità”.

Come fa ad essere così convinta che sia lui l’assassino?

“Credo che non sussistano dubbi in tal senso. Semmai è possibile che possa aver avuto un complice successivamente, ovvero nel liberarsi del corpo della vittima in fondo al burrone. Ma anche su questo aspetto nutro forti dubbi trattandosi di un soggetto isolato con il quale, in base alle testimonianze emerse, pare che nessuno volesse avere a che fare. Trovo difficile che possa aver avuto vicino una persona disposta ad aiutarlo in un’operazione così terribile. Tuttavia non posso escluderlo con certezza, mentre resto convinta che lui, e soltanto lui, abbia ucciso Roberta”.

Come descriverebbe la sua personalità?

“Ha dimostrato di possedere una lucidità estrema, come testimonierebbe il particolare della stanza rimessa in perfetto ordine dopo l’omicidio, con assoluta precisione e con un controllo incredibile anche sul piano emotivo. E questa secondo me è la prova della sua malvagità e di quanto possa essere pericoloso. Del resto sembra che già in passato abbia dato dimostrazione di questa sua personalità, visto che secondo quanto riportato da più persone, avrebbe ripetutamente minacciato Roberta, dicendole che avrebbe fatto del male sia a lei che ai suoi familiari se avesse osato lasciarlo. Un soggetto quindi che definirei inquietante”.

Il fatto che possa averla prima rasata, poi bruciata, cosa sta a rappresentare?

“Il passaggio della testa rasata è indicativo della personalità malata dell’assassino, che non si è soltanto limitato ad uccidere la giovane, ma ha voluto anche umiliarla distruggendo la sua bellezza, cancellando tutto ciò che in qualche modo poteva renderla appetibile ed attraente agli occhi degli altri. L’ha voluta in sostanza annientare sotto ogni punto di vista. Ha voluto privarla di ogni valore aggiunto, fino ad eliminarne l’identità”.

Se è vero che i suoi comportamenti violenti, come emergerebbe dai racconti dei conoscenti, si erano già manifestati più volte e che in tanti sapevano delle minacce indirizzate a Roberta, non viene legittimo chiedersi se forse non c’è stata una sottovalutazione del pericolo anche da parte della stessa vittima?

“Guardi che tutti gli omicidi di questo genere si sarebbero potuti evitare. Se tutti avessero fatto la loro parte oggi probabilmente non saremmo qui a piangere Roberta. Dai racconti dei testimoni è emerso chiaramente quanto questo ragazzo fosse squilibrato e affetto da evidenti problemi di personalità. Faccio davvero fatica a ritenere che la famiglia non si fosse accorta di avere in casa un soggetto con tratti di personalità così deviati. E mi pare di capire che anche tutti quelli che in vario modo sono entrati in contatto con lui fossero consapevoli di quanto fosse pericoloso e di quanto Roberta stesse vivendo con lui un incubo. Se qualcuno avesse parlato prima forse oggi non staremmo a discutere di questo brutale omicidio”.

Sta dicendo che c’è stata complicità nel non voler prendere atto del rischio effettivo che la vittima stava correndo?

“Purtroppo c’è il solito stereotipo culturale che porta a considerare certe situazioni come un problema interno alla coppia. Il fatto poi che questo ragazzo, nonostante i suoi comportamenti non sia stato mai denunciato da Roberta, lasciava trasparire forse una sorta di approvazione da parte della giovane, o quantomeno la volontà di non metterlo nei guai. Quindi l’eventuale comportamento possessivo che lui esercitava sulla vittima, agli occhi degli altri veniva percepito come in parte tollerato dagli ambienti di riferimento. Intendiamoci, io non voglio scaricare le responsabilità dell’omicidio su altri, ma è evidente che questo brutale delitto è stato adeguatamente preparato e anticipato da diversi segnali che in qualche modo lasciavano intendere che Roberta stesse vivendo una situazione di pericolo reale. Non lo dico io, lo riferiscono le testimonianze raccolte. Quindi se la cosa fosse stata segnalata a chi di dovere si sarebbe forse aiutata anche Roberta a vincere le sue paure e a superare quelle fragilità che le impedivano di difendersi come avrebbe dovuto”.

Cosa consiglia alle tante ragazze che stanno vivendo situazioni analoghe, con fidanzati o compagni eccessivamente possessivi e gelosi?

“Nessuna storia d’amore sana può basarsi sulla paura, sul controllo, sulla minaccia, sulla limitazione delle proprie libertà personali, perché questi non sono i parametri di una storia d’amore ma di una vera e propria possessione. A queste ragazze va insegnato soprattutto a non confondere la gelosia con l’ossessione che è frutto di una sete di controllo e di potere sull’altra. Le storie d’amore vanno rilette e raccontate sotto la giusta luce. Essere gelosi in maniera ossessiva e morbosa, non vuol dire amare una persona, ma avere problemi di personalità da curare”.

Quali possono essere i segnali da non ignorare?

“Possono essere tanti. Il fatto per esempio di non poter incontrare altre persone senza il permesso del compagno, il fatto che la vittima si isoli da tutto e da tutti, si dimostri incapace di riprendersi la sua vita. In questa vicenda, almeno da quello che è emerso dalle indagini , i segnali mi pare fossero numerosi ed evidenti al punto che risulta davvero imbarazzante pensare che si sia arrivati all’omicidio con tutte le avvisaglie che lo lasciavano prevedere. I ragazzi devono capire che se si imbattono in situazioni simili che possono riguardare loro stessi o gli amici, devono segnalarlo a chi di dovere per fare in modo che possano essere prese le necessarie precauzioni. Perché le vittime purtroppo non hanno mai gli strumenti per gestire da sole queste vicende che provocano loro paura, angoscia, fragilità, incertezze, e in uno stato simile prendere iniziative è oggettivamente difficile se non si è adeguatamente supportate. E torno a chiedere: possibile che nessuno avesse compreso l’incubo che la povera Roberta stava vivendo? La risposta è che continuiamo purtroppo ad essere troppo tolleranti verso questo tipo di atteggiamenti, quasi fosse normale che da parte dell’uomo vi possa essere un controllo sulla donna. Cambiano i protagonisti, ma alla fine gli scenari restano sempre gli stessi”.

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