Draghi, parla Marco Rizzo (PC): “Perché non sarà come Monti. Cosa ci aspetta”

Interviste

L’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’incarico di formare un nuovo governo, aperto al contributo di tutte le forze politiche e quindi senza una maggioranza pre confezionata. Il premier incaricato ha accettato con riserva. Si va dunque verso un “governo del presidente” con l’obiettivo di evitare il voto e far fronte alle emergenze del Paese con il più ampio supporto parlamentare. Ma c’è chi rifiuta la retorica del “salvatore della patria” o quella della “riserva della Repubblica” che in tanti stanno ritagliando intorno alla figura di Draghi. Il primo a non pensarla così è il leader del Partito Comunista Marco Rizzo che abbiamo intervistato.

Mario Draghi sarà il nuovo Monti?

“Purtroppo sarà molto peggio di Monti. Fra il 2011 e oggi c’è una differenza sostanziale rilevantissima. Dieci anni fa Monti arrivò in una fase calante della politica ma con i partiti ancora forti e in grado di svolgere un ruolo. Oggi Draghi arriva nella totale assenza di politica”.

Che intende dire?

“Il Movimento 5 Stelle si è annientato da solo, sostenendo due diversi governi e rinnegando tutte le battaglie che aveva portato avanti negli anni, pur forte di un 35% in Parlamento. Il Partito Democratico è completamente incapace di un’azione politica, con Zingaretti che già si è messo a disposizione di Draghi. Stesso discorso per ciò che riguarda il centrodestra. Le prime dichiarazioni di Salvini lasciano intendere chiaramente la disponibilità di sostenere il nuovo esecutivo in barba a tutte le cose dette in questi anni contro la gabbia europea e tutto il resto. Per non parlare dei sindacati. La Cgil ha detto sì a Draghi ancor prima che parlasse. La Cisl almeno, nel dare semaforo verde al nuovo premier, ha sussurrato qualcosa sui licenziamenti. Insomma, la politica e le parti sociali sono completamente appiattite sul nuovo governo”.

Cosa la spaventa di più di Mario Draghi?

“Il fatto che arriverà con la promessa di risollevare il Paese e le sorti dell’economia e invece assisteremo alla solita macelleria sociale. Il nuovo governo firmerà all’Europa quelle cambiali che lasceremo sul groppone alle future generazioni. Fra molti anni, quando noi non ci saremo più, sentiranno le persone stupirsi di dover ancora pagare i debiti che faremo oggi, proprio come noi fino a non molti anni fa, ci stupivamo di dover pagare le accise sui carburanti per le spese della guerra di Libia. E come sempre avverrà, in cambio dei soldi, ci verranno imposte pesanti condizionalità che, tanto per cambiare, avranno come obiettivo la distruzione dello stato sociale, aggredendo le pensioni, la prima casa, la sanità pubblica, il costo del lavoro ecc. Il tutto nell’assenza totale della politica che, se non altro, ai tempi di Monti aveva ancora dei sussulti di dignità”.

Pensa anche lei che Renzi abbia preparato la strada a Draghi e che la crisi sin dall’inizio mirasse a questo finale?

“Basta analizzare bene i tempi. Renzi ha aperto la crisi quando Biden si è insediato alla Casa Bianca. Il tutto ovviamente con l’appoggio dell’Unione Europea visto che Draghi è un uomo di Bruxelles. Il nuovo premier sarà il garante e il collante della Ue, degli Usa e dell’Alleanza Atlantica, quindi prepariamoci ad entrare dentro tutti i nuovi conflitti militari che la nuova amministrazione statunitense aprirà nel mondo, in primo luogo nei confronti di Russia e Cina”.

Sembra uno scenario apocalittico il suo?

“Ormai siamo governati dalla finanza, la politica non esiste più. Basta tenere d’occhio alcune date. Finita l’Unione Sovietica e caduto il muro di Berlino è iniziato il valzer dei banchieri al governo del Paese. Prima Ciampi, poi Dini, poi Monti e oggi Draghi. Ogni volta che il Paese si trova ad affrontare una qualche crisi, spuntano fuori puntualmente dei banchieri. Davvero questo è puramente casuale? Abbiamo assistito inermi al commissariamento della politica da parte della finanza internazionale. Per questo dico che oggi, di fronte a questo ennesimo governo dei banchieri, urge una forte opposizione sociale che non può non passare attraverso un grande partito comunista. Noi ci siamo, pronti a lottare”.

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Americo Mascarucci
Dal 1998 giornali e uffici stampa sono stati la mia casa, mi sono occupato di cronaca nera, bianca, rosa, rossa. Ho iniziato raccontando i fatti di paese e di provincia come corrispondente del quotidiano “Il Tempo” nella redazione a Viterbo, poi ho ottenuto l’assunzione in un giornale del gruppo Nuovo Oggi. Solo alla fine approdo nel meraviglioso mondo degli online che non ho più lasciato