Governo. Le parole-chiave del terzo Draghi e della Quarta Repubblica

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Quanti Draghi esistono? Quello del Britannia che nel 1992, a largo di Civitavecchia, insieme a Prodi e Bazoli, ha svenduto di fatto la nostra sovranità economica alle multinazionali anglo-americane; o il Draghi del “Quantitative easing” che, acquistando i titoli italiani, ci ha salvato dalla crisi? Saranno i fatti a dimostrarlo.

Per ora è importante analizzare le parole-chiave dei suoi interventi in Aula per tentare di individuare la sua vera identità. Forse siamo alla vigilia un “terzo Draghi”, che sfugge agli schemi e alle categorie politiche tradizionali, costretto come sarà, a mediare culturalmente tra impostazioni diverse, guidando una maggioranza a sua volta, composita. Non è un governo di Larghe Intese, non è un inciucio, cos’è? E’ un esecutivo voluto dal Colle che mira alla Ricostruzione nazionale. Vedremo se il suo sarà un breve esperimento o l’apripista della Quarta Repubblica.

Tra gli interstizi del suo vocabolario e delle sue ricette possiamo già cogliere qualche elemento utile.
1) La scelta europeista
“Questo governo nasce nel solco dell’appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore all’Unione europea, e come protagonista dell’Alleanza Atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori” (dichiarazione che accontenta tutto l’arco costituzionale repubblicano: l’europeismo del Pd, l’atlantismo del centro-destra).

2) Euro e sovranità condivisa con la Ue
“Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro. Significa condividere la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione. Gli Stati nazionali rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa. Non c’è sovranità nella solitudine. C’è solo l’inganno di ciò che siamo, nell’oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere. Siamo una grande potenza economica e culturale” (botta a Salvini. E’ il conio di un nuovo sovranismo europeo, non chiuso, ma inclusivo, basato su una sovranità condivisa con la Ue, non ceduta o scippata).

3) La Nuova Ricostruzione
“Oggi noi abbiamo come accadde ai governi dell’immediato Dopoguerra la possibilità, o meglio la responsabilità, di avviare una Nuova Ricostruzione. L’Italia si risollevò dal disastro della Seconda Guerra Mondiale con orgoglio e determinazione, e mise le basi del miracolo economico grazie a investimenti e lavoro. Ma soprattutto grazie alla convinzione che il futuro delle generazioni successive sarebbe stato migliore per tutti. A quella Ricostruzione collaborarono forze politiche ideologicamente lontane. Sono certo che anche a questa Nuova Ricostruzione nessuno farà mancare il proprio apporto (dichiarazione che accontenta tutti).

4) Il piano vaccinale
“Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso non ancora pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private” (botta al Pd ai 5Stelle, gestione Arcuri, vaccini senza primule).

5) Sanità “da ridisegnare” sul territorio
“Dobbiamo aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanità. Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base (case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale, centri di prossimità contro la povertà sanitaria). Esigibili i “livelli essenziali di assistenza” e affidare agli ospedali le esigenze sanitarie acute, post acute e riabilitative. La “casa come principale luogo di cura” è oggi possibile con la telemedicina, con l’assistenza domiciliare integrata” (Botta a Speranza).

6) La scuola
“Tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendo su diverse fasce orarie e fare il possibile per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno” (botta alla Azzolina).

7) Quote rosa
“L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo. Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro” (superamento della impostazione ideologica della sinistra, cattolicesimo sociale).

8) La riforma del fisco
“Riforma del fisco, passaggio decisivo, come il modello danese. Non è una buona idea cambiare una tassa alla volta, c’è la necessità di una revisione profonda dell’Irpef con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività (botta a certo liberismo e a certo statalismo).

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