M5S: dissidenti espulsi, scontro Casaleggio-Crimi e Di Battista “accende i motori”

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Il Movimento 5 Stelle è passato dalle parole ai fatti, procedendo con l’espulsione dei quindici senatori che hanno votato No alla fiducia al governo Draghi. Fra questi spiccano nomi di peso come la senatrice ed ex ministro Barbara Lezzi e il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra.

Una decisione quella dell’espulsione benedetta in primo luogo da Beppe Grillo che ha commentato: “Siamo nell’era della resilienza, dell’antropocene, e dobbiamo necessariamente effettuare un salto quantico, passare da un regime di equilibrio (che realmente non lo è più) a un altro e l’unità, il patto verde, è l’unica strada”. Verrebbe da rivolgersi al celebre conte Mascietti, il personaggio interpretato da Ugo Tognazzi nella saga “Amici Miei” di Monicelli, inventore della famosa “supercazzola”, per interpretare il linguaggio di Grillo, data l’incomprensibilità del suo pensiero tradotto in parole.

Il problema è che alla Camera si è ripetuto lo stesso copione, con ben 16 deputati che hanno detto No ai quali si sono aggiunti quattro astenuti e 12 assenti, di cui soltanto quattro apparentemente giustificati. 

Insomma, a conti fatti potrebbero sfiorare la trentina i deputati a rischio espulsione a Montecitorio. I dissidenti contestano la mancata riproposizione del voto sulla piattaforma Rousseau, che secondo loro sarebbe stato “falsato” da un quesito ambiguo che si reggeva principalmente sulla promessa di assegnare ai grillini il nuovo Ministero alla Transizione Ecologica. Un sì dunque quello ottenuto dai militanti che sarebbe stato concesso sulla base di un patto non rispettato.

A complicare le cose anche l’intervenuta modifica dello statuto approvata da Rousseau che abolisce la figura del capo politico e la sostituisce con l’istituzione di un direttivo. 

Ma ormai i giochi sono fatti e alla fine tanto a Grillo che a Di Maio, Fico, Conte e a tutta l’area governista del Movimento, conviene perdere l’ala ortodossa, contraria non soltanto al governo Draghi ma anche all’alleanza con il Partito democratico. Una frattura che, per quanto traumatica, si rende ormai necessaria.

Però fra gli espulsi c’è chi non si perde d’animo come la senatrice Lezzi che annuncia l’intenzione di candidarsi  nel Comitato direttivo del Movimento: “”Buongiorno – scrive su Facebook –  Ho appena letto il post del reggente perpetuo in cui comunica l’espulsione dal gruppo parlamentare dei 15 senatori, tra cui ci sono anche io, che ieri non hanno dato la fiducia al governo Draghi. Ho preso la decisione. Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5S (da cui non sono espulsa). Credo che il 41% degli iscritti contrari ad allearsi con tutti, compresi Berlusconi, Salvini e Renzi, debbano essere rappresentati. Sono convinta, inoltre, che se il quesito fosse stato riproposto, come lo statuto prevede, quel 41% sarebbe stato più alto. Auspico, quindi, la massima serietà nel percorso che porta alle candidature e l’urgenza necessaria a sbloccare l’azione del M5S”.

Anche Nicola Morra non sembra intenzionato ad uscire dal Movimento nonostante l’espulsione e giustifica il suo voto contrario dicendo: “Se tanti attivisti che hanno votato ‘sì’ su Rousseau, mi chiedono di far rettificare il voto, perché si sono sentiti turlupinati, penso di aver fatto bene”, ha detto interpellato da Fanpage.it.

Ma appare ormai inevitabile la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare in grado di raccogliere tutti i ribelli, divisi fra chi annuncia ricorso contro l’espulsione e chi invece ritiene che sia soltanto una perdita di tempo. E dall’esterno Alessandro di Battista “si scalda” in attesa di scendere in campo: “Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere – scrive su Instagram – ed una sana e robusta opposizione da costruire. Ci vediamo sabato alle 18.00 con #DiBattistaLive su Instagram. Coraggio!”.

Anche Davide Casaleggio non sta a guardare, e dopo che gli iscritti alla Piattaforma hanno dato via libera alla modifica dello statuto, al pari di Lezzi e Morra, non riconosce più il ruolo del reggente Vito Crimi sostenendo la tesi dell’avvenuta decadenza, contestata invece dal garante Beppe Grillo e dallo stesso Crimi.  Casaleggio inoltre ha appoggiato la richiesta di Morra di sottoporre l’espulsione dei dissidenti al voto di Rousseau.

In Parlamento intanto è partita la caccia agli espulsi da parte soprattutto del movimento Italexit di Gianluigi Paragone (molto vicino a Di Battista) ma anche da parte di Salvini che, fonti di palazzo, riferiscono sarebbe già in contatto da giorni con alcuni dei ribelli. Anche se non avrebbe molto senso essersi fatti espellere per aver votato contro il governo e poi aderire ad un partito che sostiene Draghi. Ma alla Lega interessa ampliare la propria base parlamentare e ai grillini dissidenti trovare una scialuppa cui aggrapparsi per non affondare. E per non pregiudicarsi del tutto la possibilità di ritornare in Parlamento.

 

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