Covid e varianti, parla Giulio Tarro: “Qualcuno vuole che il virus faccia paura”

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“Senza tentennamenti. Senza scorciatoie ma anche senza alchimie propagandistiche. Non inseguiamo le varianti, studiamole; non assecondiamo chi auspica e lavora perché non abbia mai fine. Con forza e determinazione in Europa e dappertutto. Senza preclusioni e con lo sguardo dritto all’obiettivo vero: salvare le persone, tornare alla normalità”. Un post su Facebook di Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma, ha sollevato un polverone. C’è insomma chi starebbe lavorando per tenere il Covid in vita? Questo quanto emergerebbe dalle sue frasi che ovviamente hanno fatto discutere. L’esperto ha poi chiarito meglio il senso delle sue parole, spiegando che si è trattato di un incitamento a fare di più e meglio per uscire al più presto dall’epidemia, ma smentendo di credere all’esistenza di soggetti interessati a mantenere in attività il Covid. Un discorso di carattere generale insomma, riferito a chi non si starebbe impegnando a dovere per superare l’emergenza e affrettare le vaccinazioni. Chi invece ritiene che forse il virus faccia comodo a molti è il virologo Giulio Tarro, allievo e stretto collaboratore di Alber Sabin l’inventore del vaccino contro la poliomielite e da sempre critico con la gestione sanitaria della pandemia. Lo abbiamo intervistato su diversi temi all’ordine del giorno.

Professore ci risiamo, si parla di terza ondata del Covid e si prospettano nuovi lockdown causa varianti. Non ne usciremo mai o come ha denunciato il direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani Francesco Vaia forse qualcuno non vuole che il virus finisca?

“Ho anche io il sospetto che il Covid, e soprattutto la paura e l’insicurezza che genera, inizi a fare comodo a tanti. Sbaglio o pochi giorni fa il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato che il numero dei casi a livello globale sta diminuendo sensibilmente? Che il bilancio settimanale delle infezioni da inizio anno si è dimezzato e che le cose stanno andando per il meglio? Si mettano d’accordo una volta per tutte. Non si può dire un giorno che ce la stiamo facendo e che entro l’anno presumibilmente ci saremo liberati dal Covid, e il giorno dopo l’esatto contrario, ovvero che la situazione sta peggiorando, facendo terrorismo mediatico su contagi in aumento, morti e scenari apocalittici. A che gioco stanno giocando?”

Gli Stati Uniti e il Regno Unito sono già a metà traguardo, mentre l’Unione Europea è ancora al palo. Sui vaccini regna il caos e la stessa Commissione Europea ha dovuto ammettere i suoi errori. Come si spiega questo gap così drastico?

“L’Europa ha sbagliato tutto sin dall’inizio, è l’approccio che è stato disastroso. Io ho sempre espresso dubbi sull’efficacia delle vaccinazioni e continuo ad essere perplesso su molti aspetti. Ma è un dato di fatto che nel Regno Unito sono partiti con più di un mese di anticipo rispetto a noi e non hanno avuto i problemi che abbiamo avuto qui”.

Sta dicendo che forse gli inglesi hanno beneficiato proprio della Brexit, ovvero del fatto che non fanno più parte della Ue?

“Questo è fuori di dubbio, penso ci sia poco da obiettare. Gli inglesi ci hanno dato una grande lezione dimostrando che stare in Europa non è affatto un vantaggio ma piuttosto una pesante zavorra. Ma non serviva il Covid per confermarlo, ce lo avevano già dimostrato quando scelsero di restare fuori dall’euro”.

Perché l’Europa ancora una volta si è fatta trovare impreparata, disorganizzata, mettendo in luce tutte le sue criticità per altro su una questione dove sarebbe invece servita la massima efficienza?

“Hanno fallito dall’inizio con la produzione delle dosi che si sono rivelate del tutto insufficienti, e in più ci si è voluti affidare ai vaccini a Rna messaggero che però garantiscono un’efficacia del 70 e non del 90%. Non si è voluto tenere in considerazione il vaccino russo che invece garantiva un’efficienza maggiore e che per giunta è stato ottenuto utilizzando lo stesso principio di quello di AstraZeneca. Peccato che in questo siamo stati superati pure da San Marino”.

Si parla con insistenza di “modello inglese” da seguire per la lotta al Covid. Anche il premier Mario Draghi si è detto favorevole. Secondo lei può essere la soluzione giusta?

“Ormai è tardi secondo me per adeguarsi al modello inglese. Loro hanno iniziato le vaccinazioni l’8 dicembre, un mese prima rispetto a noi, e prima di Natale avevano già approvato il vaccino di AstraZeneca. Quindi non si sono persi in chiacchiere e hanno sfruttato tutte le opportunità che avevano in campo. Ma poi gli inglesi non hanno nemmeno adottato le misure che abbiamo attuato noi, o meglio sono intervenuti sulle criticità reali. Loro per esempio si sono preoccupati dei mezzi pubblici cosa che noi non abbiamo fatto. In Italia abbiamo chiuso le scuole ma abbiamo lasciato affollare le metropolitane. Un’autentica follia, e questo spiega perché dopo un anno di chiusure e di economia a pezzi, stiamo ancora a parlare di emergenza”.

Nelle ultime ore è stata avanzata la proposta di liberalizzare i brevetti dei vaccini per aumentare la produzione, ostacolata proprio dalla tutela della proprietà intellettuale delle casa farmaceutiche. E’ stato chiesto al premier Draghi di farsi promotore di questa soluzione in Europa. Potrebbe essere utile?

“Non credo sia una strada percorribile. Piuttosto ritengo sia necessario ampliare il mercato, rivolgendosi in direzione della Russia e della Cina. Non serve studiare soluzioni cervellotiche e scarsamente applicabili. Basterebbe aumentare la concorrenza. Crede davvero che le case farmaceutiche possano accettare una proposta che va contro i loro interessi? Non capisco sinceramente questo ottuso ostracismo dell’Europa nei confronti dei prodotti russi e cinesi, non è questo il momento di tutelare gli interessi economici degli americani”.

Resta sempre convinto che i vaccini non servano e che si possa fare ricorso ai farmaci antivirali per combattere l’epidemia?

“Certo, oggi ancora più di ieri. Esiste una terapia, quindi non è che siamo sprovvisti di cure come vogliono farci credere. Poi stiamo parlando di vaccini che non garantiranno comunque un’immunità totale, nel senso che la persona vaccinata continuerà a trasmettere il virus pur non avendo i sintomi. Qui non serve vaccinare le persone in massa, anche perché non dimentichiamo che più del 90% dei casi è costituito da asintomatici positivi che come ha stabilito l’Oms, non Giulio Tarro, non sono contagiosi. Quindi si tratta di curare i malati, e lo si può fare con il ricorso ai farmaci antivirali che sono stati già utilizzati per la Sars”

Resta un convinto sostenitore della cura del plasma attraverso l’utilizzo degli anticorpi dei guariti?

“Il plasma può essere utilizzato nella fase finale della terapia se avessimo però le banche del plasma. Ma nella maggior parte dei casi basterebbe un trattamento a base di idrossiclorochina e azitromicina che potrebbe essere tranquillamente somministrato da casa senza bisogno di intasare gli ospedali. Nei casi meno gravi basterebbe intervenire subito con eparina e cortisone. Poi in presenza di varianti si può fare ricorso ai monoclonali che però, essendo prodotti dalla case farmaceutiche ovviamente hanno un costo maggiore”.

Le varianti quanto sono effettivamente più pericolose del Covid 19 che abbiamo conosciuto sino ad oggi?

“Le varianti sono mutazioni del virus legate alla sua sopravvivenza. Tenga conto che di varianti ne abbiamo già conosciute in questi mesi, la prima si era già manifestata alla fine di marzo dell’anno scorso. Per quanto riguarda quella inglese era già presente ad agosto, poi sono arrivate quella brasiliana e sud americana. Ovviamente questo comporta una diversa rimodulazione dei vaccini, dal momento che le varianti inevitabilmente causano una riduzione degli anticorpi specifici. Ma tenga conto che questi processi sono assolutamente naturali. E i vaccini con Rna messaggero sono facilmente rimodulabili sulle varianti perché in grado di intercettare e intervenire sulle sequenze”.

E i farmaci antivirali che consiglia lei quanto possono essere efficaci anche sulle varianti?

“Lo possono essere ancora di più, perché gli antivirali sono in grado di incidere più efficacemente andando oltre la sequenza virale e quindi prescindendo dalle varianti”.

A questo punto come si può fare prevenzione, come si può impedire l’estensione dei focolai? Con nuovi lockdown totali come ha suggerito il professor Ricciardi?

“I lockdown hanno portato tanta confusione e nulla più, hanno aggiunto alla crisi sanitaria un’altra crisi ancora più drammatica, quella economica. Cosa che non è invece avvenuta nei Paesi vicini, come la Francia e la Germania che rispetto a noi si sono comportati in maniera molto più selettiva. Eppoi io resto un convinto sostenitore del modello svedese dove non è stato chiuso niente. Questa cosa dà fastidio a molti, ma alla fine la Svezia pur senza chiusure ha avuto meno contagiati e meno vittime di noi. E non ha messo in ginocchio l’economia. Siamo al primo posto per la percentuale di letalità, e allora mi devono spiegare a cosa sono serviti i lockdown, i colori e tutto il resto”.

Cosa si attende dal governo Draghi?

“Nulla, anche perché è già partito con il piede sbagliato. Già la riconferma del ministro Speranza ha dell’assurdo, ma ancora più assurdo il fatto che si continuino a seguire i dettami di un Comitato Tecnico Scientifico che fino ad oggi, a mio giudizio, ha dato ricette sbagliate”.

Cosa dovrebbe fare in concreto?

“Smetterla di inseguire misure irrazionali e senza senso. In Cina hanno circoscritto soltanto i focolai e non tutto il Paese come abbiamo fatto noi un anno fa, anche nelle regioni dove i casi erano pari a zero. Hanno chiuso le frontiere e isolato le sole persone infette nelle case, hanno effettuato disinfestazioni a raffica. A Wuhan epicentro dell’epidemia, dopo le misure di contenimento attuate, hanno effettuato uno screening a tappeto sulla popolazione riscontrando il tasso di positività soltanto sullo 0,3% delle persone. Al punto che hanno potuto festeggiare il Capodanno senza restrizioni di sorta. Non si sono messi a chiudere locali e attività in tutto il Paese, anche dove non serviva, per giunta con orari diversificati, aprendo i ristoranti a pranzo ma non a cena, o chiudendo le scuole dalle superiori in poi. E non si sono inventati le zone rosse, arancioni, gialle o verdi ingenerando confusione nelle persone, obbligandole a spendere i soldi per mettere in sicurezza le proprie attività per poi impedire loro di lavorare. Con il risultato che stiamo sempre a parlare di contagi in aumento, terze, quarte e quinte ondate in arrivo, di lockdown da intensificare, di festività da vietare. Ora che andremo verso l’estate basterebbe semplicemente controllare le frontiere, senza rovinare le vacanze agli italiani, impedendo loro pure di andare al mare come qualcuno ha già prospettato”.

Americo Mascarucci

Dal 1998 giornali e uffici stampa sono stati la mia casa, mi sono occupato di cronaca nera, bianca, rosa, rossa. Ho iniziato raccontando i fatti di paese e di provincia come corrispondente del quotidiano “Il Tempo” nella redazione a Viterbo, poi ho ottenuto l’assunzione in un giornale del gruppo Nuovo Oggi. Solo alla fine approdo nel meraviglioso mondo degli online che non ho più lasciato.

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