Vaccini. Il sovranismo politico muta pelle e diventa sovranismo sanitario

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Un tempo c’era il sovranismo ideologico, quello tosto, che flirtava con la Brexit, con Trump, con le destre europee più radicali, che auspicava una totale indipendenza politica, economica e monetaria degli Stati. Una reazione forte al malgoverno della Ue, vista come casta suprema, poteri forti massonici, lobby non rappresentative dei popoli, potentati globalisti e liberisti, che non solo hanno portato miseria, ma hanno favorito anche un’immigrazione selvaggia, venduta come risorsa, ma in realtà concepita come alternativa alla denatalità occidentale e come nuova massa di lavoro senza garanzie e tutele. Insomma, un’opposizione pregiudiziale a un mondo ibrido, meticcio, multi-tutto, liquido (col laicismo), nemico delle identità, delle tradizioni culturali, storiche e religiose dei popoli.

Insomma un sovranismo, non come ritorno al passato nazionalistico, prima delle grandi organizzazioni internazionali (Sdn e Onu), e prima delle guerre mondiali, letto dalla sinistra come fonte di odio, guerra, egoismi, chiusure. Ma vissuto dalla gente che ha simpatizzato per lui, come reazione al pensiero unico e al governo unico dell’economia.

E in Italia gli alfieri del sovranismo erano rispettivamente Matteo Salvini, Giorgia Meloni e poi, piccoli soggetti politici, come quello ispirato al filosofo Diego Fusaro (Vox Italia) e una frangia dentro i 5Stelle (Paragone e soci).

Poi, è arrivato Draghi. L’incompetenza dei populisti ha portato all’esigenza opposta. Cioè, ai competenti, che guarda caso, sono sempre loro, in assenza di vere scuole di formazione politica e selezione della classe dirigente: i tecnici.
Adesso c’è il governo di ricostruzione nazionale che ha il 90% del consenso parlamentare (e, secondo recenti sondaggi, il 45% del consenso popolare). Un esecutivo che ha bypassato gli schemi destra-sinistra, in nome della gestione pandemica e del Recovery. E il sovranismo ha mutato pelle.

Parliamo di un sovranismo costituzionale, compatibile, forse possibile, l’unico praticabile. Rappresentato plasticamente dalla svolta governista di Salvini, modello-Giorgetti: non contro l’Europa, ma per un’altra Europa, non contro il Recovery, ma per apportare i giusti correttivi al Recovery, facendo gli interessi delle categorie vessate dalla crisi.
Un nuovo sovranismo con due nuove declinazioni. Il Made in Italy, i prodotti e il lavoro italiano e il sovranismo sanitario.
E anche qui, c’è il ruolo importante di Giorgetti, neo-ministro dello Sviluppo Economico.

Cosa sta facendo il numero due della Lega? Un’accelerazione sul nostro ruolo nazionale. Grazie ad una serie di incontri con Farmindustria punta a convertire gli impianti, non solo a confezionare i farmaci. Una strategia nata dall’oggettivo fallimento (da noi e non solo) della distribuzione dei vaccini a controllo europeo (la mancanza di dosi, i ritardi, i contratti di Bruxelles con troppe ombre, in ordine alle scadenze, le penalità etc), articolato in due fasi. La prima, già superata, di far partecipare alcune aziende italiane alla produzione condivisa europea; la seconda, quella attuale, concentrata sulla produzione vera e propria dei vaccini. Infatti, da giorni si sta lavorando all’individuazione di stabilimenti italiani. Una strada illuminata anche da un cambiamento non da poco: AstraZeneca, a differenza di Moderna e Pfizer, sembra disposta a concedere la licenza per produrre il suo vaccino in Italia (il tema è questo).

Un notevole passo in avanti. Ma pure la constatazione di un grave problema europeo. Ed ecco che il sovranismo politico, cacciato dalla porta è tornato dalla finestra nelle vesti di sovranismo sanitario.

Fabio Torriero

Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc.) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione.

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