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Pd. Arriva Letta, il clone anche fisico di Conte. Comincia la guerra al centro

4 minuti di lettura

“Sono grato per la quantità di messaggi di incoraggiamento che sto ricevendo. Ho il Pd nel cuore e queste sollecitazioni toccano le corde più profonde. Ma questa inattesa accelerazione mi prende davvero alla sprovvista; avrò bisogno di 48 ore per riflettere bene. E poi decidere”.
Enrico Letta interviene su Twitter dopo essere stato indicato dal Partito democratico come la persona più adatta a ricoprire il ruolo di segretario che fino a qualche giorno aveva Nicola Zingaretti.

Cosa vuol dire questa strana investitura mediatica o vera? Di solito, quando i vertici storici dem propongono una persona, da Veltroni in poi, è per bruciarla, usarla per un finto rinnovamento e poi tornare loro. Indistruttibili, inossidabili. Segno che il partito ancora una volta è alla frutta. Senza idee, prospettive, totalmente cannibalizzato, succhiato, dal governo giallorosso e dalla partenza del Draghi-1.
E Letta non vuole cascare nella stessa trappola. Infatti, ha posto due condizioni non da poco: il sostegno più unitario possibile e il congresso nel 2023. Con lui Orlando, Franceschini e Zingaretti, qualche dubbio da parte delle minoranze.

Che vuol dire fare il reggente o il segretario prima del congresso di rinascita? Diventare il portavoce del nulla? Il commissario liquidatore, visto che il Pd “fa vergognare”, come ha detto il dimissionario Zingaretti?
Bettini, come noto, il grande stratega, ha immaginato il Pd del futuro: con dentro di nuovo la Ditta, i D’Alema e i Bersani. Come dire, si ritorna a sinistra, dopo la lunga parabola renziana, moderata, centrista.

Ma allora, che c’entra Letta, espressione di quella componente, la Dc di sinistra, un partito già morto (il Ppi), che si unì ad un altro partito già morto, l’ex-Pci, tanto da fondare un partito, il Pd, che vive in stato comatoso da anni?

Andare più a sinistra con Letta come si fa? E’ un moderato-centrista. Amico delle lobby e dei poteri che contano, specialmente a Bruxelles. Sembra assurdo. O forse no. Vuoi vedere che la decisione risponde a un tentativo di non lasciare l’area moderata e centrista a Conte?

Infatti, Letta è il clone anche fisico di Conte. I due si assomigliano per linea culturale, politica, atteggiamento compassato e morigerato. La gestione Letta inesorabilmente andrebbe a confliggere, quindi, col nuovo soggetto politico grillino che Conte andrà a guidare: un partito moderato, liberale, ecologista, come da perimetro condiviso pure con Grillo e Di Maio.
Con due partiti capeggiati da centristi, certamente spariranno le velleità residuali di chi intendeva occupare tale luogo geografico per diritto divino: Berlusconi e Calenda.

Il Cavaliere pensa però, di esserne la bandiera a prescindere. Di esserlo, senza esserlo (i voti latitano). Il capo di Azione, sta vedendo tutte le sue carte ridursi paurosamente: dalla sua candidatura per Roma, a quel centro troppo inflazionato. Meglio per lui che torni a sinistra.
A questo punto, perché Conte e Letta non si uniscono in un mega-Ulivo?

Fabio Torriero

Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc.) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione.

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