Davvero vi indigna la zona rossa all’acqua di rose? Avete rimosso la Prima Repubblica?

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“La serietà! Dio mio la serietà! Ma la serietà è la qualità di coloro che non ne hanno altre: è uno dei canoni di condotta, anzi, il primo canone, della piccola borghesia! Come ci si può vantare della propria serietà? Seri bisogna esserlo, non dirlo, e magari neanche sembrarlo!”

Sono parole di Pierpaolo Pasolini, scrittore e regista anticonformista e controverso, morto assassinato nel 1975 in circostanze mai chiarite fino in fondo, ma oggi più vivo che mai. Perché forse mai come ai nostri giorni le sue parole sono risultate straordinariamente profetiche nel delineare un modello di società che oggi sembra completamente degenerata, proprio come Pasolini aveva previsto accadesse già cinquant’anni fa. 

E gli italiani di oggi sembrano purtroppo mancare di quella serietà che viene sbandierata ai quattro venti, ma che poi nei fatti non esiste se non a parole. E lo dimostra il fatto che sempre più spesso ci si indigna per la pagliuzza invece che per la trave. come sta avvenendo oggi nei confronti della zona rossa istituita dal governo per contenere i contagi da Covid, ma che poi nei fatti nessuno sembra rispettare. Perché basta mettere il naso fuori di casa per accorgersi che la gente continua a circolare liberamente, come se non esistesse alcun divieto, e l’unica categoria a farne le spese è quella dei commercianti e ristoratori costretti a tenere le saracinesche abbassate.

E allora fa sorridere che ci si indigni oggi per questa zona rossa “all’acqua di rose” quando nella Prima Repubblica si sono viste le cose più assurde e inimmaginabili. Avvenute con il consenso di un’opinione pubblica che, come denunciato da Pasolini, mancava proprio di serietà.

Vale a questo punto riportare il testo della celebre canzone di Checco Zalone intitolata propria “La Prima Repubblica” per capire quanto l’indignazione di oggi faccia ridere rispetto alla connivenza di allora: quando si diceva che tutto sommato anche se i politici rubavano facevano star bene tutti, salvo poi riscoprirsi giustizialisti e giacobini ai tempi di mani pulite quando il sistema non reggeva più.

Ecco il testo della canzone di Zalone. Buona lettera 

“La prima repubblica
Non si scorda mai
La prima repubblica
Tu cosa ne sai
Dei quarantenni pensionati
Che danzavano sui prati
Dopo dieci anni volati all’aeronautica
E gli uscieri paraplegici saltavano
E i bidelli sordo-muti cantavano
E per un raffreddore gli davano
Quattro mesi alle terme di Abano
Con un’unghia incarnita
Eri un invalido tutta la vita
La prima repubblica
Non si scorda mai
La prima repubblica
Tu cosa ne sai
Dei cosmetici mutuabili
Le verande condonabili
I castelli medioevali ad equo canone
Di un concorso per allievo maresciallo
Sei mila posti a Mazara Del Vallo
Ed i debiti (pubbici) s’ammucchiavano
Come i conigli
Tanto poi
Eran cazzi dei nostri figli
Ma adesso vogliono tagliarci il senato
Senza capire che ci ammazzano il mercato
Senza senato non c’è più nessun reato
Senza reato non lavora l’avvocato
Il transessuale disperato
Mi perdi tutto il fatturato
Ed al suo posto c’è un paese inginocchiato
Ma il presidente è toscano
Ell’è un gran burlone
Ha detto “eh, eh scherzavo”
Piuttosto che il senato
Mi taglio un coglione
La prima repubblica
Non si scorda mai
La prima repubblica
Era bella assai
La prima repubblica
Non si scorda mai
La prima repubblica
Tu cosa ne sai”

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