Vaccini. Bruxelles blocca l’export truffaldino. E le dosi AstraZeneca stanno da noi

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Healthcare cure concept with a hand in blue medical gloves holding Coronavirus, Covid 19 virus, vaccine vial

Sui vaccini ormai siamo alla pura fiction (se non fosse un dramma). Dopo la stagione mitologica della Ue (la Fase-1) che ha enfatizzato la gestione dall’alto, i “contratti migliori”, i controlli assicurati (“nell’interesse delle popolazioni colpite”), e in definitiva, aver ribadito la sua autorità sanitaria (e non solo) sugli Stati membri (che ricordiamolo, per chi non lo sa, conservano ancora sulla carta la competenza in materia); e dopo aver assistito (la Fase-2) al fiasco dei ritardi, dei contratti farlocchi (privi di penalità, poco chiari sui rimedi, sulle stime delle quantità da distribuire); tutti più o meno si sono riorganizzati. Si sono rimboccati le maniche.
Una sorta di “fai-da-te” generalizzato, di sovranismo2.0, cacciato dalla porta e tornato dalla finestra, nelle vesti inattaccabili di “sovranismo sanitario”.

Non a caso una delle bandiere della Lega di governo è al momento proprio questa. Il ministro Giorgetti è corso subito ai ripari, per verificare la possibilità di produrre i vaccini da noi, condividendo i brevetti con le case farmaceutiche. Mossa apprezzata pure dal premier Draghi: “Se le cose non funzionano siamo giustificati a reagire”.
Un indubbio successo per un’impostazione (“il primato degli italiani”) che ha visto primeggiare nella gara di vaccinazione continentale e mondiale, quei paesi più lontani, se non ostili a Bruxelles. Primi tra tutti, il Regno Unito, poi Putin, poi gli stessi Usa, già al tempo di Trump (con i suoi ingenti finanziamenti), a dispetto di una campagna di diffamazione elettorale pro-Biden che, sull’argomento, lo ha violentemente demonizzato.

La ragione? Questi paesi hanno velocizzato canali, strutture e hanno acquistato i vaccini al prezzo più alto. Il contrario della strategia Ue: ha preteso di organizzare ogni flusso (dietro ovvi accordi lobbistici), al prezzo più basso.
E cosa hanno fatto le varie case farmaceutiche che “hanno a cuore la salute del mondo e non il profitto”? Hanno venduto prima ai paesi più generosi, posticipando di parecchio le distribuzioni ai paesi più contenuti.
Adducendo la scusa dei ritardi di produzione e di contratti deboli. E allora, la Commissione (Fase-3) ha cercato di rimediare: stop alle esportazioni di vaccini nei paesi extra-Ue, prodotti da quelle case che hanno stipulato accordi con l’Europa.

Fin qui tutto chiaro. Pfizer e Moderna si sono allineati. Ma sono piovute tre varianti non da poco: Sputnik (richiesto a gran voce anche dal nostro Spallanzani) che ha fatto irruzione sul mercato, scatenando una guerra geopolitica tipo guerra-fredda dei tempi migliori. Naturalmente l’agenzia europea Ema ha immediatamente spento gli ardori moscoviti, dicendo che il vaccino non presenta garanzie. Messaggio rispedito al mittente da Putin: “Ma la Ue fa gli interessi delle persone o delle case farmaceutiche?”. Centrando il tema.

La seconda variante, il caso-AstraZeneca, al centro del mirino da tempo. Dubbi sulla sua validità, casi di trombosi dopo la vaccinazione (30 morti), ritardi. E i numeri negativi: Sputnik ha un’efficacia del 92%, AstraZeneca del 79%. Dati che hanno preoccupato l’opinione pubblica mondiale, scatenando delle vere e proprie disaffezioni al prodotto. Dubbi che l’Ema non ha fugato totalmente. Per bocca della sua direttrice Emer Cooke, abbiamo capito che le correlazioni tra la somministrazione del vaccino e le trombosi non si possono dimostrare, ma nemmeno definitivamente smentire. Un bel rebus.

La terza “variante”, la notizia di ieri. Dai giornali: “Mentre la campagna di vaccinazioni anti Covid stenta ancora a decollare in Italia si scopre che ad Anagni, nei magazzini della Catalent, sono “nascoste” la bellezza di 29 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca”. Che sarebbero destinate al Belgio.
Fonti ufficiali italiane hanno sottolineato che il governo ha ordinato un’ispezione ai carabinieri Nas. L’ispezione si è svolta tra sabato e domenica.
Che succederà ora? Il blocco dei vaccini riguarderà pure noi, o ci consegneranno più velocemente le dosi a noi destinate? Come reagirà AstraZeneca? E Bruxelles? La fiction continua.

 

Fabio Torriero

Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc.) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione.

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