Voto-Roma. L’effetto-Draghi sui partiti e sui nomi noti e ignoti dei partiti

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Roma Caput-mundi, ma anche Caput-politica, nel senso di Kaputt. Il prossimo voto autunnale (primo aspetto) non deciderà soltanto chi far sedere sul trono del Campidoglio; è noto che dal governo della Capitale solitamente si passa al governo della nazione, oppure si sprofonda all’inferno; forse è questo il reale motivo per cui la Meloni, quella con le maggiori carte in regola per vincere, ha ripetutamente evitato un’ipotesi del genere, pur avendo il suo partito, unica opposizione a Draghi, il vento in poppa, sia come consensi (gli ultimi sondaggi), sia come iscritti: oltre 130mila tesserati. Molto semplicemente, non intende rischiare più di tanto. La partita di Roma (secondo aspetto) ridisegnerà anche i rapporti di forza a livello politico. Partiti liquidi, decaduti, in via di pesante trasformazione e schieramenti ormai asfittici.

Il bipolarismo italico, con o senza pandemia, si sta trasformando radicalmente. E’ in progress. Da una parte, c’è il “grande centro” di Draghi, (la maggioranza che lo sostiene), che sta prefigurando quella che sarà la maggioranza presidenziale, sempre con Draghi al Quirinale (il passaggio a Palazzo Chigi, infatti, secondo una precisa strategia concordata con Mattarella, è a tempo determinato, unicamente per gestire l’emergenza e il Recovery; strategia sicura, a meno che non prevalga quella opposta, alla Ulivo2.0, sognata da Letta, che sta pensando al ritorno di Prodi).

Il grande centro draghiano di fatto ha tagliato le ali estreme, obbligando i partiti a convergere nella medesima area moderata: così la Lega, a prevalenza Giorgetti; così il Pd post-Zingaretti, così Fi e Iv già in linea con tale impostazione. L’ultimo anello della catena è legato alla nuova leadership di Conte col compito di rivoluzionare definitivamente i 5Stelle in partito moderato, liberale ed ecologista. Con Letta e Conte, appunto, gemelli siamesi, dentro un perimetro che solo qualche mese fa era occupato da Calenda, Renzi e il Cavaliere.

Centro di gravità permanente: un nuovo bipolarismo destinato a mutare parecchi scenari. Domanda: in occasione del voto amministrativo, questi scenari saranno confermati o si tornerà al bipolarismo classico, centro-destra vs centro-sinistra? E come sarà possibile questa schizofrenia politica?
A sentire le dichiarazioni dei rispettivi leader, per loro non sarà un problema: un conto è l’emergenza istituzionale, economica, un conto la politica, l’amministrazione dei territori. Eppure il governo Draghi sta consumando le vecchie alleanze. Il centro-destra al momento è una mera espressione geografica. C’è la Lega di lotta e di governo, ossessionata dal protagonismo salviniano, quello di contare in una fase storica come questa (i ristori, le riaperture, il sovranismo vaccinale), preoccupata di perdere elettori in favore di Fdi, e tutta presa dal pragmatismo filo-europeista di Giorgetti.  Ci sono i Fdi “vincenti”, ai ferri corti col Carroccio. Li divide la strategia, le posizioni politiche e non da poco, la questione del Copasir.

Se la destra piange, la sinistra non ride. Letta, vuole allearsi con i grillini di Conte; Renzi non vuole Conte. Leu non si capisce.
E il rebus inesorabilmente si riflette e si rifletterà su Roma. Attraverso la kermesse dei nomi. Altre domande: Grillo cederà la Raggi nel nome della nuova area riformista da costruire col Pd? Che fine farà Gualtieri che da settimane si è detto disponibile a fare questo ulteriore sacrificio, dopo aver perso la poltrona di ministro dell’Economia? Se si andrà verso l’opzione-Zingaretti, a parte le ripercussioni sulla Regione Lazio, l’ex segretario dem riuscirà a fare sintesi, offrendo alla sindaca uscente l’alibi per togliersi di mezzo? E se non lo farà, dentro i 5Stelle, ci sarà una spaccatura?

Ma se nel centro-sinistra i nomi sono noti, a destra i nomi sono “ignoti”. O meramente da melina. Bertolaso è la rappresentazione plastica del ghiaccio bollente tra Salvini (che lo vuole) e la Meloni (che non lo vuole). Fi nicchia. Resta in corsa, Abodi, ma sembra una figurina in attesa che il Monopoli decolli.

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