Turismo. Zero ricavi, costi fissi e pure prestiti da saldare. Nocioni: “Un bagno di sangue”

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Ieri abbiamo pubblicato l’intervista all’imprenditore Giancarlo Nocioni titolare di alberghi e ristoranti a Roma, Firenze e Forte dei Marmi che ci ha raccontato di come il settore turistico alberghiero sia in profonda crisi a causa di mesi di chiusure, di ricavi azzerati e di costi fissi che si è stati costretti comunque a pagare (canone di affitto, utenze, Tari ecc).

Nocioni ha avanzato una proposta molto interessante per ciò che riguarda il pagamento degli affitti che rappresentano la principale e più pesante voce di costo per chi gestisce attività alberghiere o di ristorazione nei centri storici delle grandi città, ancora di più se in strutture di proprietà di enti dello Stato che per legge non possono praticare sconti. “Un bagno di sangue” ha definito la condizione del turismo in Italia, chiedendo che lo Stato obblighi i proprietari a scontare almeno il 50% del canone di affitto fino a quando la pandemia non sarà passata, in modo tale da permettere agli affittuari di poter applicare  il credito di imposta sul 50 e non sul 100% dell’importo dovuto. 

Ma c’è anche un altro grande problema che riguarda le aziende del settore turistico, ed è rappresentato dalle rate dei finanziamenti ottenuti grazie al Cura Italia che a giugno inizieranno a dover essere rimborsate. Una doccia gelata per chi come Nocioni ha ottenuto un prestito di due milioni di euro che però è stato interamente versato per coprire i costi fissi.

“Grazie al Cura Italia – ha spiegato l’imprenditore – sono riuscito ad ottenere due milioni di finanziamento che sono andati a sommarsi agli altri prestiti già attivati in precedenza e che oggi sono diventati un problema aggiuntivo. A parte il fatto che di questi due milioni non mi è rimasto praticamente nulla essendo serviti a pagare i costi fissi in assenza di ricavi, ma a giugno arriverà la rata di pagamento. Quindi è fondamentale che lo Stato ci venga incontro con una moratoria sui finanziamenti ottenuti perché altrimenti ci troveremo ancora più in crisi di quanto lo siamo oggi”.

E questa battaglia la sta portando avanti Federalberghi, visto che paradossalmente il Cura Italia non soltanto rischia di non curare nulla, ma addirittura di aggravare la malattia. “Federalberghi – spiega ancora Nocioni – ha proposto di spostare i finanziamenti del Cura Italia ottenuti con l’80% della garanzia dello Stato da sei anni a venti, con un pre-ammortamento di un altro anno per ciò che riguarda l’inizio delle rate da saldare. Ciò permetterebbe di abbassare considerevolmente anche l’importo delle stesse rate diluite nel tempo, visto che i ricavi ci metteranno del tempo prima di ripartire”.

La sensazione che si percepisce però è il tentativo da parte del governo di “tappare la falla” ma senza un piano per sistemarla.

E difatti quello che appare chiaro a tutti è l’assenza di un serio progetto per la ripartenza che in qualche modo consenta alle categorie danneggiate dalla crisi innescata dal Covid di poter ripartire in sicurezza e tornare a regime con i ricavi. Obiettivo questo che non si potrà certo ottenere con la bacchetta magica o in pochi mesi, ma con una seria programmazione di medio e lungo periodo che non può non contemplare anche la proroga di tutte le moratorie concesse nel campo finanziario ed occupazionale.  Altrimenti una vera ripartenza non ci potrà mai essere.

E poche speranze sembrano anche offrire le risorse in arrivo dall’Europa con il tanto decantato Recovery Fund che, come spiega Nocioni “vanno investite sulle imprese non nella digitalizzazione e nella green economy perché il turismo  costituisce il 16% del Pil nazionale. Qui invece continuano a chiudere e a colorare l’Italia senza dare prospettive per la ripresa. Ma se fallisce il turismo fallisce tutta l’Italia”.

Vallo a far capire ad un’Europa che si è messa in testa che il Covid in fondo è un’opportunità per approvare l’agenda digital, liberal e ambientalista della Ue e rimodellare la società. E se prima lo si pensava, adesso lo si mette pure nero su bianco nei libri di autorevoli ministri, usciti in gran fretta e con altrettanta fretta ritirati dal commercio perché giudicati imbarazzanti.

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