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Vaccini. I tanti misteri che nascondono la nuova guerra fredda geopolitica

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Quando si ha la responsabilità delle vite umane, con la vita umana non si scherza. Non è un gioco di parole, ma la triste e amara realtà di questa infinita “telenovela pandemica”.

In tutto il mondo ormai, a fronte di una campagna politico-mediatica enfatica, religiosa, mistica, mirata a tributare un omaggio quotidiano e obbligato al “Dio vaccino” che, al pari dello Stato, garantisce per definizione l’eterna salute, laddove le uniche critiche sono per la mancata efficienza della distribuzione delle dosi, risponde una sempre più forte disaffezione, una sempre maggiore sfiducia, preoccupazione, perplessità generalizzata sui vaccini stessi; anzi, in particolare su AstraZeneca, che tra l’altro, ha pure cambiato nome, tanto per nascondersi.

E non solo: ha cambiato anche il bugiardino, ammettendo di fatto che il suo uso, non è esente, come qualsiasi medicina, qualsiasi antibiotico, questo va detto, da controindicazioni, pure gravi, come le famose trombosi.
La gente naturalmente, ha interpretato male questo cambiamento nella comunicazione scientifica della casa anglo-svedese, e ha avuto la prova che qualcosa non andasse per il verso giusto dalle conferenze stampa di Ema, tutte all’insegna dell’ambiguità e della meccanica normalizzazione che invece, ha sortito l’effetto opposto: ha preoccupato, ha scatenato il panico. Come tradurre altrimenti, frasi di palese facciata, tipo “non si possono dimostrare correlazioni tra le morti e il vaccino, ma nemmeno possiamo escluderlo”; oppure, che valore hanno 30 morti rispetto ai milioni di vaccinati, le trombosi si prendono pure con la pillola anticoncezionale; oppure visto che i giovani rischiano e ci sono i numeri a dimostrarlo, “estendiamo l’uso di AstraZeneca alle categorie più anziane”. Che bell’affare.

E’ evidente la reazione dell’opinione pubblica mondiale e la corsa a rifiutare il vaccino in questione.
Se a questo aggiungiamo l’oggettivo fallimento dell’organizzazione europea della campagna che ha acquistato i vaccini al prezzo più basso, con un intento evidentemente solidale e sociale, ma avvantaggiando paesi come il Regno Unito, gli Usa, Israele, che li hanno acquistati al prezzo più alto, e i contratti, esempio mirabile di come non andavano scritti (senza penalità, solo rimedi, senza numeri concreti, ma solo stime, e senza un computo settimanale sulle distribuzioni, ma solo trimestrale), il dato è tratto.

Come se non bastasse, al caso AstraZeneca, si è aggiunto anche il caso Johnson £ Johnson. Come per l’altro vaccino, stop da parte di alcuni paesi, in primis gli Usa, perché non sono stati contemplati i limiti d’età e potrebbero nascere problemi seri.
Quale spiegazione? Delle due l’una: o c’è un vero rischio sulla salute dell’umanità (e quindi, i vaccini sono e restano soltanto sperimentali), o è in atto una guerra geopolitica che sta resuscitando la vecchia guerra fredda. Così si spiegherebbe l’ostilità verso il russo Sputnik5, nonostante i ripetuti attestati di stima e di validità manifestati pubblicamente da riviste accreditate, scienziati e istituti degni di nota, come il nostro Spallanzani.
E poi, che fine ha fatto il sovranismo vaccinale strombazzato dalla Lega che ha visto nel ministro Giorgetti dello Sviluppo Economico, protagonista di questa svolta, che presuppone la condivisione dei brevetti e un’autarchia produttiva nazionale?

Lo scopriremo solo vivendo. Sta di fatto che o i dubbi sui vaccini, o la guerra geopolitica, non possono essere mascherati da una comunicazione opaca che fa ancora più danni: come l’insinuare che i vaccini non sono efficaci su alcune varianti.
Forse tra decenni sapremo la verità, come il mistero del nostro piano pandemico, secretato dal governo e sbianchettato a posteriori. Un giorno conosceremo cosa si nasconde dietro il regime-Covid. Ma quante vittime ancora da sacrificare?

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