Il centrodestra è senza “Speranza”. Trappolone di Meloni a Salvini

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Non c’è proprio pace nel centrodestra. Come se non bastasse già la presidenza del Copasir che di norma spetta all’opposizione ma che la Lega oggi al governo non vuole cedere a Fratelli d’Italia, ora è subentrata la decisione del partito di Giorgia Meloni di presentare una mozione di sfiducia contro il ministro della Salute Roberto Speranza. 

La vicenda riguarda la gestione dell’emergenza Covid ai tempi del Conte-2 e soprattutto le polemiche sui ritardi del piano pandemico che stanno tornando prepotentemente di attualità in questo periodo facendo traballare la poltrona di Speranza, al momento però difeso dal premier Mario Draghi (anche se i rumors di palazzo riferiscono che si starebbero cercando delle alternative per garantirgli una buona uscita).

Se la vicenda fosse esplosa tre mesi fa quando c’era ancora Conte al governo, probabilmente la Lega non avrebbe lasciato l’iniziativa a nessuno, ma sarebbe partita in quarta chiedendo le dimissioni del titolare della Salute e presentando lei stessa la mozione di sfiducia. Ma oggi Speranza, piaccia o no, è un alleato di governo e sfiduciarlo significherebbe mettere in crisi la maggioranza, ancora di più dopo che proprio il premier si è assunto la piena responsabilità della riconferma dell’esponente di Leu. 

Da qui la prudenza del Carroccio che sembra prendere tempo, senza escludere l’eventualità “pilatesca” di un voto di astensione. Così Salvini da una parte spara contro il ministro accusandolo di non voler riaprire il Paese, ma dall’altro non può spingersi troppo oltre perché l’ala governista capitanata da Giancarlo Giorgetti è contraria a mettere in difficoltà l’esecutivo.

Giorgia Meloni nell’annunciare la mozione di sfiducia è stata categorica: “Fratelli d’Italia – ha scritto – presenterà una mozione di sfiducia nei suoi confronti e vediamo chi si assumerà la responsabilità di tenerlo ancora al suo posto. Non è più tempo di Speranza, ma di coraggio”. E’ altamente improbabile che i destinatari del messaggio, ovvero coloro a cui è rivolto il “vediamo chi si assumerà la responsabilità di tenerlo ancora al suo posto”, siano i dem  o i 5Stelle; i destinatari in realtà sembrano essere unicamente i leghisti. E c’è chi si spinge oltre fino ad affermare che l’iniziativa di FdI sarebbe proprio una sorta di “vendetta politica” nei confronti della Lega per non aver ceduto la presidenza del Copasir. 

Il vero obiettivo della mozione di sfiducia non sarebbe tanto quello di mandare a casa Speranza visti i numeri, ma proprio quello di mettere in trappola Salvini, costringerlo ad uscire allo scoperto e ad assumersi una responsabilità politica molto onerosa: sfiduciare il ministro e incrinare il patto di maggioranza, oppure salvarlo anche soltanto con l’astensione e passare agli occhi dell’opinione pubblica come il difensore del ministro più contestato dell’esecutivo. Difendere il governo rimettendoci il consenso.

Per Salvini insomma sarebbe come cadere dalla padella alla brace. Forza Italia ha già detto che non appoggerà l’iniziativa della Meloni (ma questo era già in conto), mentre dalla Lega è arrivato un imbarazzato attendismo: “Prima di decidere vogliamo leggerla” hanno risposto dal Carroccio. E c’è da star certi che se la mozione arriverà in Parlamento sarà molto difficile frenare i leghisti “duri e puri” che si sono già turati il naso nel votare la fiducia a Draghi. A meno che nel frattempo non sia proprio Speranza a togliere le castagne dal fuoco del governo e della maggioranza dimettendosi da ministro. Ipotesi che, seppur non del tutto improbabile, appare al momento decisamente remota.

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