Vaccini. I dubbi crescono. O dalla parte dei popoli o di Big Pharma

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Non mi considero un No-Vax, commettono tutti lo stesso errore: semplificano, prendono un solo aspetto della questione, magari giusto, ma poi lo assolutizzano, cadendo nella trappola del pensiero unico dominante, in questo caso, quello etico-sanitario, e facendo di fatto il gioco dei comunicatori ufficiali e istituzionali del sistema, del “Regime-Covid” (politici, giornalisti, esperti, soloni in camice bianco). Non si tratta ovviamente di negare il virus, ma di contestare la sua gestione politica.

La realtà è complessa, non si può tagliare a pezzi, semplificare in modo grossolano, con la scusa della verità, che poi non è mai un teorema unico. Diventa inevitabilmente ideologia. E non serve.
Ma nel caso della campagna vaccinale i dubbi, le perplessità sono tante. E in aumento esponenziale. E non attengono unicamente al criterio adottato dalla Ue, in ordine ai contratti stilati, concepiti e scritti in modo ridicolo, vergognoso, totalmente sotto l’influenza lobbistica delle case farmaceutiche (altrimenti non si spiega la mancanza di penalità, di chiarezza sulla distribuzione, le stime etc); argomenti che abbiamo diffusamente affrontato; ma riguardano proprio il concetto stesso di vaccino, la sua utilità.

Se analizziamo in profondità questa storia, la sensazione che se ne ricava è terribile. Da una parte, si assiste a una religione dogmatica, indiscutibile, figlia del terrorismo mediatico e del conteggio ragionieristico dei morti; numeri senza una vera interpretazione. Esempio: tutti parlano del Brasile come di una strage dovuta all’atteggiamento irresponsabile di Bolsonaro, e alla sua spocchia; ma nessuno capisce (ed è un ragionamento che comunque mi fa orrore), che se si rapportano i morti brasiliani al numero degli abitanti, la percentuale è inferiore ai morti italiani. E ancora: in quanti riconoscono attualmente (dati alla mano) il merito, dopo il massacro di ieri, dei tanto ridicolizzati leader sovranisti, come Trump e Johnson, a proposito della campagna vaccinale? Il primo l’ha resa virtuosa con i finanziamenti massicci alla sanità; il secondo, con l’acquisto delle dosi al miglior prezzo (a differenza di Bruxelles che le ha acquistate al minor prezzo).

Il terrorismo mediatico che da noi imperversa quotidianamente (in tv, nei tg, da quando è partito il virus, sembra di assistere alla stessa trasmissione), ha prodotto il nuovo cittadino paranoico-militante della mascherina e il nuovo utente-vaccinista, fedele alla nuova religione: religione della scienza e del corpo, che pretende dallo Stato l’eterna salute (al posto della cura), laddove è sparita, quella vera, la religione dell’anima, che mirava e mira all’eterna salvezza, e che fornisce spiegazioni trascendenti circa il limite della vita e della natura umana. Pensiero inconcepibile per la società delle pulsioni dell’io. Dove ogni desiderio deve trasformarsi in un diritto.

Vaccinarsi, quindi, non è più un atto medico, da scegliere con razionalità e ponderazione, ma un atto di fede. Un omaggio al Dio-Vaccino.
E come tutte le fedi, però, si può confutare razionalmente. C’è il sospetto, infatti, che si tratti di una grande operazione mediatica (legata al business), e di una grande sperimentazione sull’umanità.
Dalle notizie e dalle dichiarazioni che emergono tra le righe (basta decodificare le stesse parole degli esperti, tutti in contrasto tra loro, dietro il formale consenso al pensiero unico etico-sanitario), nessuno ha la verità in tasca; nessuno garantisce niente e nessuno mette la mano sul fuoco su alcune questioni non da poco che riassumo: i vaccinati, in molti casi, continuano ad essere positivi; sono più sicuri di non prendere il Covid i non vaccinati che i vaccinati; molti vaccinati sono morti; adesso si scopre che Pfizer ha bisogno di un terzo richiamo, che Pfizer e Moderna sono costruiti anche con feti di bimbi abortiti, che AstraZeneca può procurare trombosi, come Johnson e Johnson (al punto che ha cambiato nome e bugiardino).

E ancora: che i vaccini tutti, non garantiscono dalle nuove varianti (che poi è il virus nella nuova veste). Che la guerra contro Sputnik5 è soltanto geopolitica. E che nessuno tra i soloni in camice bianco sa cosa accadrà ai vaccinati da qui a 5 anni. Morale? Un dramma.
Con la certezza ormai diffusa che non ne usciremo più e che niente sarà come prima. Quanto può durare la comunicazione istituzionale-rassicurante che in fondo, cosa sono pochi morti giovani di trombosi, di fronte al bene dell’umanità, ai milioni di vaccinati? E che in guerra è sempre stato così? Non c’è in fondo pure ora il coprifuoco? Ma non era la medesima argomentazione dei No-Vax i quali sostenevano e continuano a sostenere, che di fronte ai morti quotidiani di tumore, infarto, influenza, i numeri del Covid sono irrilevanti (al momento in Italia, 117mila su 60 milioni)?

Se a tutto ciò aggiungiamo, la costruzione politica che col Recovery, velocizzata dalla pandemia, sta arrivando a marce forzate (il perimetro ideologico dietro la concessione dei prestiti agli Stati, come la green economy, la digitalizzazione totale e l’ibridazione tra l’umano e l’androide, cioè l’intelligenza artificiale), il dato è tratto. Si sta edificando una nuova società (al posto della vecchia che stava scoppiando, economicamente e socialmente), che unirà governo mondiale dell’economia, tecnologia, informatica, sanità e comunicazione. Legittimata da una narrazione pacifista, ecologista, buonista e laicista che formalmente parla di nuova umanità, sostanzialmente dà solo risposte di morte (aborto, eutanasia, taglio dei rami secchi, degli anziani, dei fragili, dei piccoli, reddito universale di cittadinanza per tutti quelli che resteranno indietro, dai locali ai migranti), e distruzione delle identità storiche, culturali, religiose, alimentari dei popoli (basti pensare alle categorie eternamente vessate dai cosiddetti provvedimenti-ristoro-sostegno dei governi). E in questo Draghi sembra in perfetta continuità con Conte.
Ecco. Credo che da domani bisognerà scegliere: o stare dalla parte dei popoli (la loro vera sopravvivenza), o dalla parte di Big Pharma.

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