Vaccini. Caos e guerra tra case farmaceutiche, con l’appoggio dei giornali

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Cronaca quotidiana di guerra farmaceutica con effetti a 360 gradi. Di bene in peggio. 12 professoresse appartenenti alla sigla “Scienziate per la Società”, si sono rivolte al Tempo, per correggere l’informazione drogata del Corriere della sera, purtroppo in linea con la vulgata del pensiero unico etico-sanitario-rassicurante.
Cosa hanno scritto? Che i giovani rischiano più di morire per il vaccino che per il Covid. Sul banco degli imputati AstraZeneca. Movendo e incrociando dati oggettivi hanno detto che “la nostra analisi permette di affermare che nei soggetti giovani il rischio di morte a causa di complicanze secondarie al vaccino supera il beneficio che il vaccino avrebbe nel prevenire malattia grave e morte da Covid19”.

Una notizia inquietante, come se non bastasse il fatto che AstraZeneca è già nell’occhio del ciclone per i casi noti di trombosi non acclarati, ma nemmeno smentiti (al punto che ha cambiato nome e bugiardino), e per i continui ritardi nella distribuzione, nonostante i contratti sottoscritti, in primis, con la Ue.
Fine dei giochi per la casa farmaceutica anglo-svedese? Niente affatto. E’ corsa ai ripari. Ha stipulato un patto con la Johnson £ Johnson, per recuperare la fiducia persa dopo i vari stop delle autorità e dopo la fuga in massa dalle sue vaccinazioni da parte dei cittadini.

Domanda. Cosa c’è realmente dietro la solenne bocciatura della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen? Solo indignazione per i ritardi? La sua scomunica è entrata addirittura nel merito della composizione dei vaccini. Il che ha lasciato perplessi. La presidente ha dichiarato che è sua intenzione fare affidamento unicamente sui “sieri che utilizzano il sistema dell’Rna messaggero, ovvero Pfizer e Moderna”, mettendo a rischio quelli che usano l’altra tecnica: il vettore virale per neutralizzare il virus. E cioè, AstraZeneca e Johnson £ Johnson (anche quest’ultima ha registrato morti per trombosi).

Se Ema (l’agenzia europea) è sicura di questa impostazione, l’Aifa (l’agenzia italiana del farmaco), la vede diversamente. Ha spiegato che dal 27 dicembre 2020 al 26 marzo 2021, sono morti 100 italiani dopo aver fatto il vaccino. Ma la maggior parte di loro (76), come ha scritto pure il Tempo, ha avuto una o due dosi di Pfizer, mentre 12 hanno avuto un evento letale dopo aver ricevuto Moderna e altri 12 dopo aver ricevuto AstraZeneca.
Quindi, non si salva nessuno. Il più pulito ha la rogna. Dove porterà la guerra tra le case farmaceutiche? Ma il tema non è solo questo. Riguarda della salute di milioni di persone. E anche il terribile sospetto di una stampa che parteggia per una casa piuttosto che per l’altra.

La prova? Chiudiamo con un articolo, quello del quotidiano più curiale tra i giornali, il più sensibile ai poteri forti, nessuno escluso: il Corriere della sera. Titolo suo: “AstraZeneca, casi di trombosi anche tra i maschi over 60”. Tutti ricordano che proprio per le morti registrate tra i giovani, la casa farmaceutica aveva pensato bene di spostarne l’uso a classi d’età più avanzate, rincuorando gli adulti sulla sua sicurezza. Sicurezza che vacilla.
Un cittadino che non legge più di un giornale, dopo aver letto il Corriere, andrebbe su Moderna e Pfizer. Invece no, se legge il Tempo, si spaventa pure di queste due case.
Non c’è soluzione. Confidiamo nel buon senso, nella Provvidenza per chi ci crede, ma pretendiamo chiarezza e certezze vere dagli esperti.
Sarà mai possibile?

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