Amministrative-Roma. Per vincere al centro-destra manca un Albertini

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Elezioni amministrative. Roma chiama Milano. L’impasse capitolina stagna da troppo. La sinistra, almeno qui, ha un problema di abbondanza e deve cercare di contenere i troppi candidati al primo scranno del Campidoglio. Dietro i loro nomi gli equilibri precari di uno schieramento che nel governo Draghi non è riuscito a drenare i contrasti, ma che formalmente è costretto andare d’accordo e trovare una soluzione. E ciò nonostante “i gemelli non diversi”, Conte e Letta, tutti e due orientati verso un nuovo centro post-ulivista, mentre il Pd e i 5Stelle romani, non riescono ancora a trovare una minima quadra.

Le ultime indiscrezioni riferiscono, però, di un Zingaretti in procinto di fare il gran passo. Sarebbe l’unico a poter federare l’area riformista, mettendo all’angolo la Raggi, che di indietreggiare non ne vuole sapere. La sindaca, invece, rispetto alla debole figura di Gualtieri, se confermato, potrebbe giocare molte carte. Malgrado il bilancio non propriamente positivo della sua gestione.
Calenda, come abbiamo precedentemente scritto, può essere la variabile indipendente, in grado di sparigliare i giochi. C’è chi dice che non intende rinunciare, c’è chi dice che lo farebbe solo se scendesse in campo il governatore del Lazio. Le primarie dem salveranno capra e cavoli?

Il centro-destra, dal canto suo, è in grande affanno. Se gli avversari sono costretti ad andare d’accordo, loro, specialmente Fdi e Lega, prima o poi, dovranno andare d’accordo. E, a differenza dei 5Stelle e del Pd, la Meloni e Salvini non dividono e condividono Palazzo Chigi. Infatti, la loro divisione sul governo si sta riflettendo sulla totale assenza di candidati sicuri. Bertolaso resta il prescelto dal Capitano, la Meloni continua a bocciarlo, evidentemente per vecchie e mai sopite ruggini.

E poi, quale Dna avrà il centro-destra? Sarà ancora sovranista-populista? Sarà conservatore, come da ultimo brand di Fdi? Il tema è che si vince conquistando anche quel segmento di elettorato moderato, che è oggetto di attenzione da mesi da parte della sinistra. Ha cominciato Renzi, poi Calenda, poi Conte, ora pure Letta. Centro di gravità permanente.

Milano chiama Roma. Nella ex capitale dell’economia, pare invece che il centro-destra abbia fatto uscire dal cilindro un asso non da poco: Gabriele Albertini, già apprezzato sindaco di Milano per due mandati. Eletto una prima volta con il Polo delle Libertà, nel 1997, battendo Aldo Fumagalli; confermato nel 2001, contro Sandro Antoniazzi. Albertini, secondo un freschissimo sondaggio Ipsos, potrebbe recuperare sul lanciatissimo Beppe Sala. La forchetta è 46 a 54. Motivo per lavorarci su, sempre se lui accetterà il pressing che stanno facendo i partiti di area.

Albertini incarna quell’anima conservatrice, inclusiva, illuminata, competente che manca a Roma, permettendo al centro-destra di estendersi virtuosamente pure verso i moderati.
Lo ha capito anche Salvini, che è entusiasta della possibilità. Lungimiranza politica o modello-Giorgetti-Draghi imperante?
Per ora il diretto interessato non comunica, ma potrebbe essere la bandiera di un nuovo centro-destra. Uno schema non solo per Roma, ma per le future consultazioni politiche.
Non pensino infatti, i maggiorenti di Lega, Fdi e Fi, di ritardare ulteriormente il nome per la Capitale. Confidando poi nelle regionali. Se si perdono le grandi città come Roma, Milano e Napoli, il vento che tirerà sarà di sconfitta e di inversione di tendenza.
E gli italiani sono molto sensibili al fascino del “carro del vincitore”. Sempre non considerando l’effetto-Draghi, che potrebbe, nel bene e nel male complicare ulteriormente le cose. E allora sarebbero guai seri.

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