Recovery. Dai progetti la società ideologica che piace alla Ue. Altro che salute

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Quando scrivevo che la pandemia era, come è, l’occasione per costruire velocemente una nuova società, quel Grande Reset, chiave per capire l’orientamento del nostro tempo, mi davano del complottista. Ma più analizzo la cronaca, decodifico la politica, e più mi convinco della legittimità del mio (libero) pensiero.

Partiamo da un dato certo: le economie occidentali, da decenni, stavano franando, implodendo, gli Stati collassando, facendo bancarotta per il debito pubblico, erano in crisi gli enti previdenziali, le casse integrazioni, l’Welfare. E a questo, si accompagnava (idea oggi attuale e prevalente) la certezza di un sovraffollamento incontenibile del pianeta, l’impossibilità di sanare il gap tra un Occidente in decadenza ma ancora benestante e un Terzo Mondo povero (da cui il dramma dell’immigrazione), e di una progressiva consumazione delle fonti di energia.
Insomma, il tema era ed è: non c’è posto per tutti, non c’è spazio per tutti. Le risorse non sono infinite e quindi, non c’è cibo per tutti. Urge intervenire, parola del Grande Manovratore.

La globalizzazione ha tentato (vecchio disegno di sempre) di creare un governo mondiale dell’economia; il globalismo è stata, e continua ad essere, l’ideologia dell’uomo globale, del cittadino del mondo, del mercato globale, che ha come nemico le sovranità, i confini, la terra. Ma le cose non sono andate bene per i sacerdoti di questo nuovo culto liberista. Le organizzazioni istituzionali continentali, a partire dalla Ue, non hanno dato i frutti sperati, anzi, hanno prodotto ulteriori squilibri, povertà e crisi economica. E i popoli si sono rintanati in loro stessi, riscoprendo le radici, le tradizioni e le identità. Il sovranismo è stata, infatti, l’antitesi del globalismo. Da Trump alla Brexit, al primo Salvini.

Ma ora anche il sovranismo è finito e stiamo tornando ad una narrazione nuovamente globalista, basata però, sullo Stato etico-sanitario, che è riuscito a saldare ancora una volta, economia, tecnologia, informatica e comunicazione. Nel nome e nel segno di una ennesima narrazione umanitaria, ecologista, laicista (che però è capace di fornire unicamente risposte di morte, dall’aborto all’eutanasia, al taglio dei rami secchi, come i disabili, i fragili, gli anziani, gli inguaribili ma non incurabili).
La pandemia, la sua gestione politica (il Regime Covid), è la nuova faccia del globalismo.

In questi giorni il dibattito sui giornali si sta concentrando su quanto la Lega ha perso, su quanto ha vinto, in ordine ai progetti del Recovery, idem per i 5Stelle, infine il Pd; e poi, un elogio trasversale alle capacità di Draghi di mediare, di farsi sentire a Bruxelles.
Fiumi di inchiostro per dire che i grillini hanno ceduto sul cashback, ma sono riusciti a non far archiviare il Superbonus (resterà fino al 2023, e sarà inserito nella prossima legge di Bilancio); e per dire che i leghisti dovranno rinunciare a Quota 100 (andrà a scadenza naturale).
Ma nessuno coglie il senso profondo del Recovery. Tutto questo progetto mitologico oltre che per avere soldi e salvare le nostre economie, in primis per liberarci dall’incubo del virus?
E allora come si spiega il perimetro ideologico, presupposto per avere i fondi, altrimenti niente?
Se qualcuno l’ha dimenticato, il tema sono le precondizioni del Recovery: la riforma della giustizia, della pubblica amministrazione, le semplificazioni sulle procedure della concorrenza e le liberalizzazioni. Che c’entrano con la salute e l’economia degli italiani?

E ancora: se andiamo a scorrere la lista dello stesso Recovery, vediamo che ci sono 43 miliardi per la digitalizzazione, 57 per la rivoluzione verde e la transizione ecologica. La salute-sanità è all’ultimo posto con 15 miliardi.
Ma allora è evidente, numeri alla mano: si vuole costruire un’Italia ideologica uguale al modello altrettanto ideologico che soffia dalla Ue.
Chi scrive preferisce un Paese indipendente, sovrano, fiero e orgoglioso delle sue tradizioni, della sua identità storica, culturale, religiosa, del suo turismo, del suo cibo, della sua arte, musica etc. Guarda caso tutte le categorie vessate dai provvedimenti governativi, prima di Conte ora di Draghi.
Che ce ne facciamo di un paese green, digitalizzato, guidato dall’intelligenza artificiale.
Ai robot preferisco gli uomini, anche se sbagliano.

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