Bullismo a scuola, Bruzzone: “Ecco cosa devono fare i genitori”

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Sono giunte alla nostra redazione segnalazioni da parte di alcuni genitori che stanno affrontando il problema del bullismo a scuola di cui sarebbero vittime i loro figli. Alcuni in particolare hanno lamentato come la scuola sollecitata ad intervenire stia sottovalutando la cosa e se ne stia praticamente lavando le mani. E tutti si chiedono: ma la scuola nel momento in cui viene segnalato un presunto caso di bullismo, ha o no il dovere di intervenire? Ci siamo rivolti ad un’esperta, la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone che abbiamo più volte intervistato su questo scottante argomento e che si è occupata molto di problematiche legate al bullismo.

Cosa deve fare la scuola come istituzione nel momento in cui viene a conoscenza di un caso di bullismo?

“La scuola non può lasciar cadere una segnalazione, deve attivarsi per accertare i fatti. Deve valutare se effettivamente c’è un alunno sottoposto sistematicamente ad atti di bullismo da parte di altri compagni. Un approfondimento ci deve assolutamente essere. Una volta accertato che i fatti denunciati sono realmente avvenuti, deve convocare i genitori degli alunni responsabili”.

Quindi è obbligata a farlo, non si tratta di un intervento facoltativo?

“La scuola deve intervenire, e sottolineo deve e non dovrebbe, è tenuta a farlo. Se si ravvisa un episodio o più episodi riconducibili alla sfera del bullismo deve attivarsi, ancora di più se c’è una specifica segnalazione da parte di un genitore”.

Quindi un genitore è sempre tenuto ad informare la scuola?

“Assolutamente sì”.

Nel momento in cui la scuola ravvisa il bullismo, quale compito ha? Convocare i genitori e cos’altro?

“Intanto si fa una valutazione con gli insegnanti che sono maggiormente coinvolti nella classe di riferimento. Una volta appurata la veridicità  degli episodi di bullismo segnalati, a quel punto si convocano i genitori degli alunni e se c’è uno psicologo nella scuola lo si incarica di svolgere un approfondimento sullo stato psicologico della vittima”.

Qualora la scuola ignorasse una segnalazione o si chiamasse fuori, che cosa può fare un genitore?

“Deve rivolgersi all’autorità giudiziaria denunciando sia i bulli che l’istituto scolastico, facendo presente che i vertici non si sono attivati come avrebbero dovuto. La dirigenza scolastica è tenuta sempre ad accertare i fatti, non può lasciar cadere una segnalazione nel vuoto. Anche perché qualsiasi cosa accada ad un minore all’interno della scuola e in orario scolastico è responsabilità dell’istituto”.

La figura dello psicologo è obbligatoria o no?

“No, non tutte le scuole hanno lo psicologo. Se è presente lo si deve coinvolgere per una valutazione psicologica sul minore vittima di bullismo, se invece non c’è, la questione deve essere gestita dai docenti che operano nella classe coinvolta nella vicenda”.

Nel momento in cui viene appurato che un alunno ha subito un atto di bullismo, come lo si può tutelare? Cambiandolo di classe per esempio? Oppure?

“Spostarlo di classe sarebbe una scelta sbagliata, verrebbe interpretata dalla vittima come una punizione ulteriore. Dopo il danno quindi rischia di subire anche la beffa. La cosa migliore da fare è lavorare all’interno della classe per accentuare la consapevolezza della gravità di ciò che si è compiuto ai danni del compagno e mettendo in atto comportamenti protettivi nei confronti della vittima”.

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