Un mondo che non ama le favole amerà il materialismo

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Un mondo che non ama le favole amerà il materialismo. Non credo esista una terza via e non lo credeva neanche un intellettuale profetico come Pier Paolo Pasolini, non certo un moralista e forse neanche uno dalla morale cristallina, ma sicuramente un onesto intellettuale, che sapeva bene di che pasta è fatto l’uomo e di che pasticcio soprattutto.
Se dovessi raccontare attraverso le mie esperienze del mondo cosa ho letto nel tempo trattando spesso di cronaca nera, di cronaca rosa e di attualità, direi: nessun incanto.

Non dico di credere agli incantesimi, ma come si fanno a perdere gli incanti? Meglio illudersi un po’, che deludersi prima del tempo maturo. E poi chi l’ha detto che è sempre una caduta, spesso si tratta di un’evoluzione, di un cambiamento. Non tutto ciò che è limitato non vale la pena viverlo, come non tutto ciò che è infinito è bello: penso ai virus qui 😅. Invece il problema sono i dogmi, sempre i dogmi. Lo erano prima che c’era una società impostata su riti e morali religiose scollegate dalla carne  che è parte integrante umana, lo è oggi che c’è la società speculare, basata su nuovi idoli e idolatrie e su scetticismo se non disinganno. Eppure chi ha inventato la lampadina pensava di crearla, si illudeva di dare la luce, e la luce offrì. Se non ci si spinge oltre l’immaginabile ci si spinge nell’abisso visibile. L’uomo non è fatto di mente, ma di ragione e la ragione non è assenza di speranza, di visione, di sentimenti.

Altro grande destino amaro a cui ci stiamo consegnando è pensare di costruire una società sul diritto penale. Una volta era una ovvietà. Oggi tutti pensano che basti denunciare e mandare in galera per garantire diritti e definire morali. Una società di questurini, di borghesi preconfezionati che allontanano da sé la realtà malata prima di vederla e saperla riconoscere e magari anche provare a curarla. Accettiamo i tumori come normalità quotidiana e da sani aspettiamo il loro propagarsi come realtà ineluttabile aspettando solo di punirla e stigmatizzarla all’esterno e lavarci le mani perché non ci riguarda.

Mi manca il vecchio mondo, a me è sempre mancato ma ora un poco di più. Mi manca la lucidità di chi, come Pasolini, non certo perfetto né libero dai suoi drammi, guardava con gli occhi di un bambino la vita circostante analizzandone le vere pecche, le cause e non gli effetti. Il vero male dell’uomo, progredire senza l’uomo. 

La cultura è proprio questo, sapere di non sapere, indagare le ragioni e non rendersi schiavi della mente, obbedendo a precetti precostituiti, liberatorie mentali, autocertificazioni di massa. La paura di sbagliare, di essere punito, di essere fragile, di essere da meno rispetto all’immagine che sei tenuto a vendere quotidianamente, ci sta deprimendo oltre che ammorbando.
Siate voi stessi, partendo dall’amarvi di più che produrrà più affetto anche per gli altri e maggior pace. Appassionatevi poi alle persone: parleranno, disturberanno le nostre proiezioni, ci giudicheranno maggiormente, ma non saranno mai tempo perso. Ogni persona è un tesoro.

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