Loggia Ungheria, Davigo va in tv e scoppia la guerra delle toghe

5 minuti di lettura

La puntata di Piazza Pulita andata in onda ieri sera e dedicata alla vicenda della cosiddetta “loggia Ungheria”, presunta organizzazione massonica composta da magistrati, politici e militari che avrebbe agito dentro la magistratura pilotando e condizionando il corso di numerosi processi, certamente non ha aiutato a fare quell’opera di chiarezza che dovrebbe portare i cittadini ad avere piena fiducia nel sistema giustizia.

Il piatto forte della trasmissione non è stato come molti pensavano l’annunciato intervento dell’ex magistrato Luca Palamara che è tornato a ribadire come contro di lui vi sia stato un accanimento nel solo tentativo di farne il capo espiatorio di un sistema che ha messo in evidenza la politicizzazione della magistratura e la sua totale parzialità.

Il clou della serata è stato l’intervento di Piercamillo Davigo, ex pm di Mani Pulite, ex membro togato del Csm oggi in pensione, al quale sarebbero stati girati i verbali degli interrogatori dell’avvocato Pietro Amara in cui l’uomo parla della loggia, svela i nomi di chi ne farebbe parte e come avrebbe condizionato la magistratura. Verbali cui però Davigo non avrebbe dato seguito.

A detta dell’ex pm di Mani Pulite la consegna dei documenti da parte del pm milanese Paolo Storari sarebbe avvenuta in forma “anomala”, senza che sulle stesse accuse fossero svolte indagini. ““Io ho pensato che mi sembrava incomprensibile la mancata iscrizione. Non si possono fare atti di indagine se non si fanno iscrizioni. E quelle cose richiedevano indagini tempestive“, ha raccontato Davigo su La7.

A Formigli, che gli ha chiesto conto del perché non avrebbe consigliato a Storari di seguire le vie formali e dunque presentare un esposto al Csm tenendo i verbali secretati, l’ex giudice che il Movimento 5 Stelle avrebbe voluto ministro della Giustizia ha riferito: “Io ho spiegato che il segreto investigativo, per espressa circolare del Csm, non è opponibile in Csm. Non si potevano seguire le vie formali, la via formale più semplice era rivolgersi al procuratore generale, il problema era che la sede era vacante. Qualunque strada formale avrebbe comportato il disvelamento di tutta la vicenda e quindi c’era la necessità di informare i componenti del comitato di presidenza, perché questo dicono le circolari, in maniera diretta e sicura”.

Ma ecco che il colpo di scena arriva imprevisto con la telefonata di Sebastiano Ardita magistrato e membro del Csm che risulterebbe coinvolto nella fantomatica Loggia Ungheria, il quale rispondendo a Davigo ha detto: “Sono basito da quello che ho sentito oggi. Dire che non si possono seguire le vie formali è un’affermazione gravissima”. In merito al suo presunto coinvolgimento nei verbali ha chiarito: “Una bufala clamorosa, una cosa che non si può veramente sentire”.

I punti da chiarire in questa storia sono più di uno: in primo luogo perché non è stata aperta un’inchiesta a Milano sulle dichiarazioni di Amara per verificare se avessero o meno un fondamento? In secondo perché Storari si è rivolto a Davigo invece di informare il Csm? In terzo luogo perché non lo avrebbe fatto lo stesso Davigo sostenendo che non fosse possibile seguire le “vie formali”? Infine, chi ha trasmesso i verbali alle redazioni dei giornali? E’ stata la segretaria di Davigo finita sotto inchiesta per questo? E perché l’avrebbe fatto? Per conto di chi?

Insomma, come se non bastasse già il caso Palamara e le sue rivelazioni a gettare discredito suilla magistratura, ora si è aggiunta anche quest’altra vicenda tutta da chiarire (non si sa se le dichiarazioni di Amara abbiano realmente un fondamento o siano il classico tentativo di avvelenare i pozzi come ritiene Ardita) ma certamente lo scontro che gli italiani hanno visto ieri in diretta televisiva fra magistrati anche di un certo peso che si sono smentiti a vicenda, (anche l’ex pm di Milano Alfredo Robledo si è detto perplesso sulle dichiarazioni di Davigo), non è certo un segnale incoraggiante per un sistema giudiziario che mai come adesso ha bisogno di riguadagnare una totale credibilità. Fatta salva ovviamente la serietà e la professionalità di tantissimi magistrati che non c’entrano nulla con le disfunzioni emerse negli ultimi tempi e che anzi fanno davvero il possibile per far funzionare la giustizia in Italia.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

M5Stelle. Dopo la sentenza la guerra interna. Grillo in crisi, Conte in fuga

Articolo successivo

Basket: Derby ai Clippers, Dallas batte Brooklyn, Westbrook vede record

0  0,00