Piazza Pulita. Appello di Formigli a Meloni e Salvini: cosa c’è dietro

lunedì, 17 Aprile 2023
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“Ritorsione”, “boicottaggio”, “diserzione”: sono le parole-chiave dell’appello che Corrado Formigli ha usato per denunciare l’atteggiamento, secondo lui punitivo, ingiusto e sostanzialmente antidemocratico, da parte della Meloni e di Salvini circa il divieto “imposto” ai loro parlamentari, ministri ed esponenti vari, di partecipare a Piazza Pulita.
Interessante (lo scrivo da docente di comunicazione), il linguaggio bellico, militare, che ha usato il giornalista, di consolidata e affermata scuola “santoriana”.

Una sorta di messaggio uguale e contrario a quello presunto dei suoi “avversari”, che conferma il combattimento mediatico che ogni settimana scatena verso la destra, le destre etc. E quindi, di conseguenza, la scelta dei due leader di non farsi impallinare da format ideologici e panel a senso unico, o da domande che già contengono un commento politico, un giudizio sommario, un processo a priori.
Potrei fermarmi qui. Ma c’è dell’altro.

Le stesse parole ritorsione, boicottaggio, diserzione, sono l’effetto di una postura. Come se Piazza Pulita fosse il luogo unico deputato alla verità, la chiesa, la dogana obbligata per tutti. Il posto dove si legittimano o delegittimano i protagonisti della politica. La gogna salvifica o infernale.
Invece, quelle parole andrebbero rovesciate con una domanda: il niet alla trasmissione, non è per caso una manifestazione di libertà di pensiero, una scelta naturale, strategica, un normale esercizio di critica, un pieno diritto della Meloni e Salvini?

Quei diritti tanto strombazzati dalla sinistra politica, culturale, mediatica, intellettuale, quando il tema sono i matrimoni arcobaleno, le adozioni gay, l’utero in affitto, la società-Lgbt, l’ingresso indiscriminato dei migranti di mezzo mondo in Italia, il bullismo, i femminicidi, la xenofobia, l’omofobia, e poi impediti alla destra, quando la destra è sé stessa, fa la destra e decide di evitare arene non gradite?

Formigli pensa veramente che la sua trasmissione sia obiettiva, non di parte, non militante? Con panel 7 a 1, con servizi “giacobini”, rincorse inquisitorie da parte dei suoi inviati per strada o presso gli incontri pubblici di Fdi, Lega e non solo? Attenzione, lui fa benissimo (va riconosciuto) la sua professione “militante” (non la ammanti, non la rivesta, però, di democrazia e vero pluralismo: il mio, ovviamente, è un giudizio assolutamente personale), come fanno benissimo Salvini e Meloni a non accettare i suoi inviti.
Io sogno un dibattito tv con tempi uguali assegnati alle parti, con un conduttore che fa solo domande (pure scomode), ma nessun commento, nessuna battuta, nessun comizio, nessuna omelia (finto-editoriale) prima e dopo le discussioni.

Ma Formigli risparmi il veleno “indiretto”: che questo no, sempre secondo lui, impedirebbe agli elettori di Fdi e Lega di essere informati; quasi a voler operare e causare una scissione tra la volontà di essere ospiti da parte di qualche parlamentare e, invece, i diktat da “caserma” della destra.
E risparmi la furbizia quando reitera con scientifica certezza che la Meloni non è fascista, mentre alcuni ambienti di Fdi non sono esenti da sospetti e collusioni nostalgiche (un mantra che non attecchisce più).

Cosa dà veramente fastidio a Formigli, visto che spesso ha costruito le sue puntate ribadendo ossessivamente che la destra politica non va da lui? Che da censore venga censurato. E’ la “sindrome di Voltaire” che affligge geneticamente da decenni la sinistra: il ritenersi l’incarnazione religiosa del bene, del giusto, della democrazia, della cultura, dell’etica, della morale, dell’ambiente, della Costituzione etc.
E guai se qualcuno ti ripaga usando il medesimo metro. Oppure c’è un’ulteriore spiegazione che giustificherebbe la levata di scudi fatta proprio ora (col governo di destra): non è per caso che il conduttore tema una flessione di spettatori (a favore di altre trasmissioni) tale da indurre l’editore di La7 a rivedere la programmazione?

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