Elezioni a Roma. Gualtieri-Raggi, cronaca di una pantomima Capitale

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E’ partito l’assalto (mediatico) al Campidoglio. Andiamo a sinistra. La comunicazione di Gualtieri è debolissima. Si è visto chiaramente a “Otto e mezzo” dalla Gruber. Alla domanda “come imposterà la campagna elettorale, visto che è saltato l’accordo con i 5Stelle, al punto che Zingaretti ha dovuto rinunciare, e lei è tornato in auge”? L’ex ministro dell’Economia, tra l’imbarazzo e la finta sicurezza, ha detto che la sua candidatura è alternativa alla Raggi, che Roma merita un cambio di passo, ma che l’alleanza di centro-sinistra con i grillini resta un punto fermo e non va messa in discussione, pure per le future elezioni”.

Troppi messaggi, confusi e poco convincenti. Se la politica non è definitivamente liquida e ha ancora una sua logica, le coalizioni devono esprimere un programma omogeneo e candidati unitari. Come si fa, a lottare, confrontarsi, combattersi, per poi ritornare insieme, appunto, alle successive consultazioni regionali o politiche?
E inoltre, delle due l’una: o si è alternativi e si pretende un cambio di passo, una sostituzione di classe dirigente, di personaggi, di sindaci uscenti, o si è alleati.

Le prove tecniche tra i due partiti della auspicata (da Grillo, Conte, Bettini, Letta) “area riformista”, che vorrebbe rieditare una sorta di Ulivo2.0, ormai va ammesso, sono un flop ovunque. A Napoli, a Torino: la quadra è un’utopia. Hanno prevalso le spinte autoreferenziali dei rispettivi ceti politici e gli interessi locali, non solo legati al consenso, da confermare o ritrovare. E come riusciranno tutti i diretti interessati a ricucire i pezzi?
Flop che diventa addirittura tragicomico, ad esempio, alla domanda del Corriere della sera, rivolta ai loro eserciti, in una gustosa intervista specchiata.

Cosa accadrà a Roma nell’eventualità di un ballottaggio? Gli amici-consiglieri capitolini di Gualtieri non hanno battuto ciglio: “La Raggi voterà per noi”. Il fronte della Raggi, ha replicato specularmente: “Sarà Gualtieri a schierarsi per Virginia”.
E allora, se l’epilogo della vicenda è questa, con che coraggio e forza i leader e i collaboratori, si scanneranno durante il mese di campagna elettorale? Che credibilità hanno e avranno, quando parleranno in pubblico o in tv?
E soprattutto, le basi, i romani, come affronteranno, vivranno, subiranno, questa recita?

E poi, la verità è una: Roma, dopo 5 anni, di gestione “alternativa” grillina, fa schifo o no? E’ la capitale del degrado economico, culturale, sociale, ambientale, strutturale (dalle buche ai servizi pubblici, dalla viabilità ai verde etc), o no? Se la risposta è secca, la pantomima non ha senso.

Un vulnus che apre un varco preziosissimo dove potrebbe infilarsi comodamente il centro-destra. Il duello Gualtieri-Raggi, offre a Lega, Fi e Fdi una indubbia e inaspettata chance (diverso sarebbe stato il discorso se fosse sceso in campo Zingaretti). Centro-destra che ha gli stessi problemi del centro-sinistra. Ma Bertolaso e Albertini non sembrano voler accettare il richiamo delle sirene. Salvini non demorde e continua a tentare il colpaccio, mentre la Meloni, forte dei sondaggi (incalza proprio il Capitano), vuole giocare bene la partita della leadership.
Altro che partita: se i due perderanno questa occasione, non solo si giocheranno le regionali, ma forse pure le politiche.
E Calenda si gode l’impasse altrui.

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