Uk, avanza la variante indiana. Dubbi su vaccini e riaperture

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Il Covid è ormai alle spalle? Possiamo affermare che con le vaccinazioni che procedono a tamburo battente presto saremo fuori pericolo?

Sembrerebbe proprio di no, almeno a giudicare dalle notizie non proprio rassicuranti che arrivano dal Regno Unito dove si starebbe diffondendo in maniera preoccupante la temutissima “variante indiana”. Infatti, nonostante il 52.3% della popolazione abbia ricevuto almeno una dose di vaccino, non sarebbe da escludere affatto  il rischio di una “ricaduta”.

Il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) ha infatti valutato l’entità della minaccia rappresentata in Europa dalla variante indiana ed i risultati non sono stati affatto incoraggianti. 

Come riporta Rainews “Di questa variante sono stati individuati tre sottotipi, B.1.617.1, B.1.617.2 e B.1.617.3, di cui i primi due segnalati in Europa. Il primo, B.1.617.1, è quello rilevato in India a dicembre, che ha raggiunto il suo picco a fine marzo, per poi calare ad aprile. In base alle sequenze del virus pubblicate sulla banca dati Gisaid EpiCov è stato rilevato in India (1147), Regno Unito (247), Usa (137), Singapore (64),Germania (28), Australia (21), Danimarca (21), Bahrain (9), Giappone (9), Angola (8), Svizzera (8), Hong Kong (7), Irlanda(7), Portogallo (7), Belgio (5), Lussemburgo (5), Corea del Sud (5), Canada (4), Olanda (4), Nuova Zelanda (4), Svezia (4),Francia (3), Giordania (3), Repubblica Ceca (2), Guadalupe (2),Russia (2), Sint Maarten (2), Spagna (2), Cambogia (1), Grecia(1), Italia (1), Malesia (1), e Messico (1)”

E ancora: “Il sottotipo B.1.617.2 è quello che invece ora sta diventando dominante in India da metà aprile e si sta diffondendo rapidamente anche in Europa. Al 10 maggio infatti è stato rilevato nel Regno Unito (676), India (290), Usa (192), Singapore (91), Australia (58),Germania (31), Giappone (20), Danimarca (18), Bahrain (13),Belgio (12), Francia (12), Irlanda (12), Svizzera (10), NuovaZelanda (9), Italia (5), Polonia (5), Cina (4), Spagna (3),Svezia (3), Indonesia (2), Olanda (2), Aruba (1), Austria (1),Canada (1), Grecia (1), Hong Kong (1), Lussemburgo (1), Norvegia(1), Romania (1), Slovenia (1), e Corea del Sud (1).

In Gran Bretagna i casi di B.1.617.2 sono cresciuti da 202 a 520 nel corso di una settimana. La metà è da collegare a viaggiatori in arrivo o a persone che sono entrate in contatto con loro. Al momento sono stati individuati 520 casi, soprattutto a Londra e nel nord ovest dell’Inghilterra, più che raddoppiati nel giro di una settimana rispetto ai 202 precedentemente scoperti.

Da qui l’allarme lanciato dalla professoressa Christina Pagel, direttrice dell’unità di ricerca operativa presso l’University College London e membro del gruppo di consulenti scientifici del governo Independent Sage, che alla luce dei dati ha invitato le autorità inglesi ad essere prudenti con le riaperture: “Non dobbiamo ripetere gli errori del passato – ha detto – Non dobbiamo attendere che la situazione diventi drammatica prima di intervenire”.

La situazione è ancora sotto controllo, ma l’aumento dei casi nelle ultime settimane preoccupa gli esperti che temono di trovarsi di fronte ad una possibile nuova ondata senza sapere se potrà essere più o meno aggressiva delle precedenti, visto che i vaccini non si sa ancora se forniranno risposte adeguate nel contrasto alla variante indiana. E’ ancora troppo presto per trarre conclusioni e dare risposte definitive, serviranno studi scientifici e approfondimenti, ma l’invito è ad essere prudenti e a non esagerare con le riaperture, dando per scontato che le vaccinazioni hanno risolto il problema. Una doccia gelata per chi era pronto a ripartire, convinto che il peggio fosse ormai definitivamente alle spalle.

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