Draghi riapre un pezzo alla volta: coprifuoco e aperture, cosa cambia

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Un pezzo alla volta Mario Draghi sta riaprendo l’Italia con la speranza di non doverla chiudere più. Il nuovo decreto concede nuove libertà, che però non soddisfano ancora le categorie danneggiate dalla crisi.

Il posticipo del coprifuoco alle 23, ovvero di appena un’ora, è infatti giudicato del tutto insufficiente, visto che comunque non cambia di molto la situazione, al di là di una bevuta in più al bar o di un coperto in più al ristorante. Bisognerà attendere il 7 giugno per vederlo prolungato fino a mezzanotte e il 21 per abolirlo del tutto. Il quotidiano Il Tempo ha ironizzato parlando di “libertà vigilata”, una sorta di prova cui il governo sembra sottoporre gli italiani per poter riottenere la libertà totale. E c’è da chiedersi che senso possa avere il prolungare il coprifuoco un’ora alla volta. Quanto potrà mai incidere quell’ora in più sull’andamento o meno dei contagi?

Ma andiamo per ordine. Dal primo giugno potranno riaprire anche ristoranti e bar al chiuso, altra stranezza che si fatica a comprendere ma che probabilmente è ancora una volta frutto di una mediazione all’interno della maggioranza fra i “rigoristi”, il ministro della Salute Roberto Speranza, Pd, Leu e 5Stelle, e gli “aperturisti”, Forza Italia e Lega. Una soluzione che non soddisfa affatto il settore della ristorazione, dal momento che per altre due settimane, quelli che non dispongono di spazi all’aperto, dovranno tenere le saracinesche abbassate a differenza dei colleghi più fortunati che invece, anche grazie all’allungamento del coprifuoco, potranno fare qualche affaruccio in più.

Altra doccia fredda per i titolari di piscine e centri benessere al chiuso che non potranno riaprire prima del primo luglio, quindi a stagione estiva già decollata. E anche qui si fatica a comprendere la logica del provvedimento, anche questo probabilmente dettato da equilibrismo politico. Perché per altri due mesi dovranno restare chiuse le piscine mentre aprono altre analoghe attività? Come ha lamentato il presidente della Fin e della Len Paolo Barelli “È come dire che le piscine, ben gestite, sotto la cura di professionisti, con le distanze, le sanificazioni e i protocolli sono più pericolose dei mezzi pubblici, delle scuole, delle discoteche e dei ristoranti al coperto. C’è qualche problema”.

Buone notizie invece per le palestre che riapriranno già il 24 maggio, e anche qui non si capisce dove sia la differenza sostanziale rispetto alle piscine che dovranno invece attendere un altro mese e più. Dal 22 maggio saranno nuovamente in attività anche gli impianti di risalita in montagna.

Anticipata al 15 giugno anche la riapertura per i parchi tematici e di divertimento mentre per le attività legate al gioco si dovrà attendere il primo luglio. 

Dal 15 giugno riprenderanno anche le cerimonie al chiuso compresi i matrimoni, anche se con posti limitati e con pass vaccinale o tampone negativo, mentre dal primo luglio sarà nuovamente possibile tenere i corsi di formazione in presenza.

Niente da fare per le discoteche che non potranno riaprire né al chiuso, né all’aperto. Troppo alto a detta degli esperti il rischio di assembramento come accaduto l’estate scorsa, nel momento in cui non si può ancora dare per scontato di essere definitivamente fuori dal tunnel, e questo anche in considerazione del fatto che i giovani, ovvero il pubblico che frequenta di più le discoteche, deve ancora essere vaccinato. Ciò nonostante il settore abbia presentato dei protocolli di sicurezza e delle linee guida per poter riaprire in sicurezza. 

Dal 22 maggio infine non ci saranno più vincoli per le aperture dei centri commerciali nel weekend.

Il premier Draghi prosegue dunque con la strategia del “rischio calcolato”, riaprendo un passo alla volta, incoraggiato dall’incremento delle vaccinazioni e da dati che confermerebbero l’arretramento della curva dei contagi. Insomma, con il trand e i numeri delle ultime settimane sarebbe scongiurata comunque la possibilità di una nuova emergenza, permettendo di tenere sotto controllo eventuali nuovi aumenti dei contagi provocati dalle riaperture. Di certo, per quanto discutibili e ancora insufficienti possano essere ritenuti certi provvedimenti, ciò che appare evidente è la consapevolezza del premier di non poter continuare a sacrificare e trascurare i problemi economici ed occupazionali del Paese mettendo al primo posto soltanto la salute.

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